Ergastolo per il cannibale di Berlino. Il giudice: “atto inumano e particolarmente spregevole”

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cannibale di Berlino
Il tribunale di Berlino. Jörg Zägel, CC BY-SA 3.0 , via Wikimedia Commons

Si è concluso venerdì con una sentenza all’ergastolo uno dei processi più seguiti in Germania negli ultimi anni, quello al quarantatreenne ormai conosciuto come “il cannibale di Berlino”. Gli avvocati difensori di Stefan R. ne avevano chiesto l’assoluzione, ma il tribunale regionale di Berlino ha invece accolto la richiesta del pubblico ministero, che aveva richiesto il massimo della pena per l’insegnante di matematica e chimica. Il giudice Matthias Schertz ha inoltre riconosciuto la particolare gravità della colpa commessa, il che significa che nessuna riduzione della pena e nessun rilascio anticipato del condannato potrà essere discusso prima che R. abbia scontato almeno 15 anni di detenzione.

Dopo aver fatto a pezzi la vittima, cercò su internet una ricetta per l’arrosto

Stefan R. è stato condannato per omicidio e vilipendio di cadavere, dopo che la corte ha stabilito che all’omicidio del meccanico Stefan T., avvenuto per soddisfare un impulso sessuale dell’assassino, è seguito lo smembramento del cadavere. R. ha tagliato i genitali della vittima per poterli mangiare e ha poi cercato su internet una ricetta per l’arrosto. “Se li abbia realmente consumati non è stato possibile stabilirlo con certezza” si legge nelle motivazioni del verdetto. Prima dell’omicidio, in quella che si può descrivere come la fase preparatoria, R. aveva comprato un congelatore, coltelli da macellaio e seghe. Nel commentare la sentenza, il giudice Scherz ha dichiarato che mai, nei suoi 30 anni da giudice e nei 13 in cui si è occupato di omicidi, si è trovato di fronte a un caso di questa gravità. “Quello che lei ha commesso è un atto inumano e particolarmente spregevole” ha detto, rivolgendosi all’imputato.


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Secondo la ricostruzione emersa dal processo, Stefan T. ha raggiunto l’assassino nella sua casa di Pankow in taxi, la notte del 6 settembre 2020, dopo averlo incontrato sulla piattaforma di incontri Planet Romeo. Stefan R. ha servito alla sua vittima prescelta un drink contenente un sedativo e lo ha poi ucciso tagliandogli la gola, per poi procedere allo smembramento. In seguito, ha sparso i resti del cadavere in diverse parti del quartiere.

Il cannibale di Berlino era capace di intendere e volere: le motivazioni della sentenza

Il giudice Schertz, nel ricostruire la vita sessuale dell’imputato, ha notato come questi avesse iniziato a vivere apertamente la propria omosessualità dopo il trasferimento dalla Renania-Palatinato a Berlino, avvenuto nel 2012. Proveniente da una famiglia cattolica, nella capitale tedesca l’uomo aveva iniziato a incontrare partner sessuali mettendo in atto fantasie dominanti al limite del sadismo e anche del consenso, spesso sedando i propri partner. Cruciale per la corte, tuttavia, è il fatto che R. sia sempre stato capace di intendere e volere e quindi di decidere circa i propri comportamenti e che non sia mai stato vittima dei propri impulsi al punto da non poter esercitare in merito una volontà di controllo. Da questo è dipesa la sentenza, che ha riconosciuto il cannibale di Berlino come pienamente colpevole delle sue azioni. In alcune delle sue chat con altre potenziali vittime, si sono ritrovati anche messaggi in cui il crimine veniva in parte pianificato.

Importante, dal punto di vista della sentenza, è stato anche il fatto che Stefan R. non abbia mai nascosto la sua omosessualità. Questo dettaglio, infatti, ha fatto crollare una parte della tesi difensiva del team legale dell’imputato. Dopo dieci mesi di detenzione preventiva e di silenzio, infatti, l’insegnante di Pankow ha affidato ai propri avvocati una dichiarazione nella quale riconosceva di avere incontrato consensualmente il meccanico di Lichtenberg, ma negava di averlo ucciso, sostenendo piuttosto che l’uomo fosse morto per un’overdose di stupefacenti assunti per propria scelta e affermava di non aver chiamato l’ambulanza per paura che la sua omosessualità venisse scoperta. Lo smembramento del cadavere e in particolare la rimozione dei genitali, in questo contesto, sarebbero stati giustificati con il timore che il cadavere venisse ricondotto a lui o che conservasse tracce del suo DNA.

La difesa ha annunciato che ricorrerà in appello.

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