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Il tribunale: Deutsche Wohnen addebita agli inquilini costi inammissibili

Deutsche Wohnen – uno dei più grandi gruppi immobiliari tedeschi, proprietario di migliaia di appartamenti a Berlino – è da tempo oggetto di critiche da parte delle associazioni di inquilini, che lo ritengono responsabile dell’aumento insostenibile del costo degli affitti nella capitale tedesca. La lotta fra proprietari e affittuari è culminata a settembre con l’approvazione del referendum sull’esproprio, sulla cui applicazione non si ha ancora alcuna certezza, ma che non ha lasciato dubbi sull’opinione che il pubblico e gli inquilini hanno dell’azienda e di tutto ciò che rappresenta. Ora, se possibile, l’immagine di Deutsche Wohnen è ultimamente peggiorata. Il tribunale del Land di Berlino ha infatti determinato che i costi dei rilevatori di fumo che l’azienda addebita ai propri inquilini sono illegittimi e che l’azienda, pur sapendolo, ha continuato a esigere le somme relative.

L’associazione degli inquilini contro Deutsche Wohnen

La discussione sui costi dei rilevatori di fumo non è nuova, fra i residenti degli appartamenti di proprietà della Deutsche Wohnen. Già in aprile, alcuni inquilini del quartiere di Spandau avevano con successo portato in tribunale l’azienda proprio sostenendo l’illegittimità di queste voci di spesa sul proprio affitto mensile. Già in quell’occasione, era stato dichiarato inammissibile l’addebito dei costi dei rilevatori di fumo agli inquilini come costi di gestione. Ciononostante, Deutsche Wohnen ha nuovamente addebitato tali costi agli affittuari – compresi quelli che avevano iniziato e vinto la prima azione legale e che sono rappresentati dall’associazione Alternative Mieter- und Verbraucherschutzbund (AMV).


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La disputa sui rilevatori di fumo

I rilevatori di fumo sono obbligatori e la loro installazione è stata decisa e attuata contemporaneamente su tutto il territorio, ma non sono di proprietà del padrone di casa, bensì noleggiati. Oggetto del contendere è quindi chi debba farsi carico di tale noleggio. Deutsche Wohnen sostiene che la giurisprudenza in merito sia “incoerente” e ha dichiarato alla Berliner Zeitung che diverse sentenze amministrative in tutta la Germania abbiano confermato la ripartibilità dei costi fra proprietari e inquilini. Ciononostante, l’azienda ha dichiarato di aver ri-accreditato agli inquilini aderenti ad AMV, “come gesto di buona volontà e senza riconoscere alcun obbligo legale, i costi di affitto per i rilevatori di fumo per l’anno 2020 per un importo di 13,32 euro” al fine di “chiudere la questione”. AMV, naturalmente, replica che le decisioni degli altri tribunali regionali non si applicano nel Land di Berlino e definisce le dichiarazioni di Deutsche Wohnen “irrispettose” della giurisprudenza della capitale.

Non ci sono invece dichiarazioni ufficiali sugli inquilini dei circa 110.000 appartamenti totali interessati dalla medesima questione. Non si sa, infatti, se Deutsche Wohnen intenda rifondere loro quei costi o meno, in assenza di una richiesta diretta.

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