Terapie intensive al collasso a Berlino: solo 91 posti liberi. Verso il triage

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La situazione delle terapie intensive a Berlino sta diventando serissima. Steffen Weber-Carstens, membro della direzione dell’ospedale Charité, entre i ricoveri per Covid vanno avanti a un ritmo di 25 al giorno, i letti liberi nelle terapie intensive sono solo 91 su 1051. Lo conferma, preoccupatissimo, Steffen Weber-Carstens, membro della direzione dell’ospedale Charité, mentre Gernot Marx, presidente dell’Associazione interdisciplinare tedesca per la cura intensiva e la medicina d’emergenza (Divi), aggiunge: “La situazione Covid è molto preoccupante e al momento non è sotto controllo”. Insomma, le strutture di emergenza, a Berlino, sembrano essere al collasso.

Terapie intensive al collasso: fino a quando potranno reggere?

La domanda più importante è quanto reggerà la situazione e quanto a lungo il sistema sanitario potrà resistere. Qualche giorno? Forse qualche settimana. E poi che succederà? Intanto continuano a essere sospesi gli interventi programmati. “Un’operazione di una cataratta è meno necessaria di un’operazione per un cancro al seno. Le cose che possono essere rimandate devono passare in secondo piano” ha dichiarato ad rbb Jörg Weimann, medico di terapia intensiva dell’ospedale St. Gertrauden di Berlino.


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Interventi rimandati e letti che continuano a diminuire

Chi ha problemi considerati “minori”, insomma, è costretto a non risolverli, almeno per il momento, mentre diminuiscono i soldi che gli ospedali percepiscono dalle casse malattie per gli interventi chirurgici, e che normalmente vengono utilizzati per pagare il personale sanitario e i farmaci. E mentre i letti in terapia intensiva diminuiscono di giorno in giorno ci si chiede: quanto a lungo si può andare avanti, prima che il collasso sia totale e non ci sia posto per infartuati, casi di ictus ed emergenze gravi che non sono di Covid?

Ci si avvia verso il “triage come ultima risorsa”

“Tutto questo ci metterà così sotto pressione che non potremo più escludere il triage come ultima risorsa, quando non ci saranno alternative, anche a Berlino” ha dichiarato, sempre ad rbb, Jörg Weimann. Se non ci sarà posto per tutte le emergenze, i medici potrebbero dunque trovarsi nella terribile posizione di dover decidere chi curare e chi no.

Va comunque detto che esiste, in qualche modo, un piano di emergenza e nello specifico 334 letti di riserva disponibili. Parliamo però di un numero esiguo, di fronte al progredire delle ospedalizzazioni. E c’è inoltre anche un problema di insufficienza numerica del personale, che si sta facendo sentire. Negli ospedali di Berlino, infatti, il personale è sensibilmente diminuito a causa di diverse ragioni, incluso il logoramento subito in due anni di pandemia. Ogni infermiere di terapia intensiva è autorizzato a occuparsi di un massimo di due letti durante il giorno e di tre durante la notte. Più aumentano i letti occupati, più alto è il fabbisogno di personale.

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Il personale negli ospedali non è sufficiente e questo incide sulla qualità dell’assistenza

Il diradamento del personale, tra l’altro, sta avendo un impatto drammatico anche sul livello dell’assistenza. Per sopperire alla carenza di personale qualificato, infatti, i medici di terapia intensiva vengono coadiuvati anche da infermieri di normali reparti, dagli assistenti e persino da studenti. E la direzione dello Charitè, nella persona di Steffen Weber-Carstens, ha avvertito che con il diradamento del personale le prestazioni stanno perdendo qualità.

“Unica via d’uscita: la vaccinazione”

Carsten ha dichiarato che l’unica via d’uscita dalla quarta ondata, che sta portando al collasso il sistema sanitario, è attraverso la vaccinazione. E ribadisce che nelle terapie intensive la maggioranza dei ricoverati giovani non è vaccinata. “La vaccinazione non ha funzionato in circa il 20% dei pazienti che si trovano in terapia intensiva e stiamo parlando, in questo caso, principalmente di anziani o persone con gravi malattie preesistenti. Tra i non vaccinati, invece, i pazienti in terapia intensiva sono sempre più giovani e ne abbiamo sempre alcuni senza patologie pregresse”.

La Divi resta contro l’obbligo vaccinale

L’Associazione di medici di terapia intensiva, tuttavia, continua a rifiutare l’obbligo vaccinale, anche quello proposto per la loro stessa categoria professionale. “Siamo contrari alla vaccinazione obbligatoria per singoli gruppi” ha dichiarato Gernot, il presidente di Divi. Gernot ritiene tuttavia che medici e infermieri abbiamo un “obbligo morale ed etico a vaccinarsi”.

(Fonte, Berliner Kurier)

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