La riunione degli impossibili: i Verdi di Berlino a colloquio con FDP e CDU

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Verdi di Berlino
Heinrich-Böll-Stiftung from Berlin, Deutschland, CC BY-SA 2.0 , via Wikimedia Commons

Le consultazioni per formare una maggioranza di governo non riguardano solo il parlamento tedesco, ma anche quello del Land di Berlino, dove l’SPD è uscita trionfante, con Franziska Giffey pronta a ricoprire il ruolo di sindaca. Questo chiaro successo, tuttavia, non toglie che si renda necessaria una coalizione che garantisca una maggioranza nel parlamento della città-stato. Se l’SPD e i Verdi sono le forze più solide della capitale, le combinazioni possibili sono comunque svariate, dall’alleanza più fortemente schierata a sinistra (Rosso-Rosso-Verde, con Die Linke) fino all’opzione Germania, ovvero Rosso-Nero-Giallo (con CDU ed FDP). Per questo motivo, lunedì i Verdi di Berlino hanno tenuto colloqui con le forze politiche più distanti dalle loro posizioni, ovvero CDU ed FDP – per la precisione, si tratta delle forze politiche più distanti dai verdi, fra quelle con cui i principali partidi tedeschi considerano accettabile considerare qualsiasi tipo di accordo, ovvero con l’esclusione di AfD.

Va detto che, per molto tempo, i Verdi di Berlino hanno categoricamente escluso qualsiasi forma di interazione con il centro-destra, ma in questa occasione hanno accettato un colloquio esplorativo, dopo che i rispettivi candidati Bettina Jarasch (Verdi), Kai Wegner (CDU) e Sebastian Czaja (FDP) si erano incontrati più volte durante la campagna elettorale.


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Come mai i Verdi di Berlino hanno deciso di parlare con il centro-destra?

La solidità dei tre partiti di sinistra nel parlamento berlinese, temperata dal 18,1% ottenuto dalla CDU, aveva spinto molti a pensare che si sarebbe ripetuta la coalizione emersa dalle elezioni del 2016, con SPD, Die Linke e Verdi al governo. Questa teoria era stata suffragata dal Tweet post-elettorale di Bettina Jarasch, che aveva auspicato la formazione di una “coalizione eco-sociale” per Berlino. Per questo il colloquio di ieri ha aperto la strada a numerose speculazioni e una certa dose di stupore rispetto alle scelte politiche dei Verdi.

verdi di Berlino
Furfur, CC BY 3.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/3.0>, via Wikimedia Commons

L’idea che questi ultimi possano trovare un terreno comune con il cristiano-democratici e con i liberali, infatti, è tutt’altro che scontata. Il centro-destra si rivolge a un elettorato che spesso i Verdi sono accusati di ignorare, soprattutto a livello nazionale e difende posizioni considerate generalmente poco eco-sostenibili in materia di economia, protezione del clima, trasporti e infrastrutture. Se questo incontro sia dovuto al desiderio di non far eccessivamente accomodare l’SPD sugli allori elettorali o alle lezioni apprese dalle elezioni federali o, ancora, dal fatto che i Verdi considerino l’SPD un partito dell’establishment tanto quanto la CDU o l’FDP e quindi non trovino più bizzarro interfacciarsi con gli uni che con l’altra, non è ancora del tutto chiaro.

Va anche considerato il fatto che, in termini di seggi, una coalizione “Germania” sarebbe meno solida di una “Rosso-Rosso-Verde” (o, in questo caso “Rosso-Verde-Rosso”) e che Franziska Giffey deve comunque rendere conto al proprio partito del fatto di aver ottenuto per l’SPD uno dei peggiori risultati della storia, pur riuscendo comunque a portare a casa la maggioranza grazie alla feroce competizione che dilania l’elettorato berlinese. Mentre i Verdi restano quindi un interlocutore importante per i socialdemocratici, l’SPD non è più un alleato così affidabile per il partito di Jarasch.

Come i Verdi di Berlino e l’FDP possano mai trovare una qualche forma di terreno comune su temi come la crisi abitativa e il risultato del referendum sull’esproprio delle grandi società immobiliari è difficile da immaginare, ma non c’è dubbio che ci sia margine per un dibattito animato e interessante.

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