Berlino, esproprio dei grandi gruppi immobiliari: e adesso che si fa?

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Dopo i risultati del referendum di settembre, che ha visto il 56,4 dei berlinesi approvare l’esproprio dei grandi gruppi immobiliari attivi nella capitale, sta arrivando il momento in cui si dovrà decidere, concretamente, cosa fare.

Il referendum non è giuridicamente vincolante, tuttavia, come sottolineato dalla stessa futura sindaca Franziska Giffey, rappresenta un segnale politico difficilmente eludibile.


bettina Jarasch Verdi affitti a Berlino

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Esproprio: quali società immobiliare sono nel mirino

L’iniziativa referendaria, divenuta nota con il nome “Espropriare Deutsche Wohnen & Co.“, chiede l’esproprio di tutti i gruppi immobiliari che possiedano a Berlino più di 3.000 appartamenti, allo scopo di fermare l’escalation del prezzo degli affitti.

Un intervento di questo tipo colpirebbe principalmente proprio il gruppo Deutsche Wohnen, che a Berlino ha 113.000 dei suoi 155.000 appartamenti totali, ma non solo. A essere in ballo sono anche altri colossi immobiliari, come Vonovia, e le società Akelius, Covivio, TAG Immobilien e Grand City Properties. Gli esperti parlerebbero di una dozzina di aziende legate a circa 243.000 appartamenti.

Quanto concreta è la minaccia dell’esproprio?

Per quale ragione, allora, nonostante l’indubbio successo del referendum, non si ha l’impressione che i grandi gruppi immobiliari prendano sul serio la minaccia della statalizzazione delle loro proprietà? E questa non è solo una sensazione, visto che le azioni di Vonovia sono cresciute del 4% in base all’indice DAX della Borsa di Francoforte e questo ha fatto fare un gran sospiro di sollievo agli investitori in ansia.

Una delle ragioni è indubbiamente il fatto che Franziska Giffey si è sempre detta contraria all’iniziativa. “Non risolve alcun problema e invia un segnale preoccupante” aveva detto prima delle elezioni. L’ostilità della futura sindaca di governo, insieme al fatto che il referendum non sia giuridicamente vincolante, fanno sì che l’esproprio non venga percepito come una minaccia concreta e immediata.

Franziska Giffey. Fotocredit: SPD Berlin/ Joachim Gern, CC BY 4.0 , via Wikimedia Commons

Franziska Giffey: “Non sono d’accordo, ma non possiamo ignorare il problema”

La stessa Franziska Giffey, tuttavia, sa benissimo di non poter ignorare totalmente il risultato del referendum, che riflette la frustrazione della cittadinanza di fronte alla crisi degli alloggi e affitti in costante crescita. Di conseguenza la futura sindaca ha annunciato, in un programma dell’emittente ARD, un progetto di legge a riguardo.

Ha aggiunto che, pur mantenendo la sua posizione fortemente contraria all’esproprio, non può ignorare il risultato del referendum e soprattutto l’urgente istanza sociale che rappresenta. Ha però chiarito, tuttavia, di dover previamente verificare la validità giuridica di un’eventuale legge in materia.

protesta in bici
Bettina Jarasch. Di gruene.de – http://www.gruene.de/partei/bettina-jarasch.html, CC BY 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=33018199

La proposta dei Verdi: Bettina Jarasch rilancia con l'”ombrello di protezione degli affitti”

Anche Bettina Jarasch, candidata di punta dei Verdi, ha ufficialmente chiesto che venga considerato il risultato del referendum, pur sostenendo, insieme a Giffey, la necessità di affrontare tutte quelle “questioni giuridiche e pratiche che sono ancora da chiarire”.

Jarasch ha inoltre rilanciato l’idea del “Mietenschutzschirms” (traducibile con “Ombrello di protezione degli affitti”), patto volontario tra politici e tutte le parti interessate. Si è detto favorevole a questa proposta anche Rolf Buch, CEO di Vonovia.


bettina Jarasch Verdi affitti a Berlino

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Profili di costituzionalità: quanto è possibile, giuridicamente, il referendum?

Secondo il giurista Ulrich Battis, una legge di esproprio così come indicata sarebbe senz’altro incostituzionale e per questo censurabile dalla Corte Costituzionale Federale.
A venire meno sarebbe, secondo il giurista, il principio di proporzionalità, che prescrive il divieto per i pubblici poteri di utilizzare meccanismi restrittivi della libertà individuale del cittadino oltre quanto risulti strettamente indispensabile alla realizzazione dell’interesse pubblico. Inoltre, l’esproprio contrasterebbe il principio della parità di trattamento, perché colpirebbe solo alcune imprese e non altre. Battis ritiene infine opinabile che lo stato abbia il diritto di regolare questioni legate al diritto di locazione.

Il giurista ritiene poi che, anche ove si arrivasse a un esproprio, ciò potrebbe avvenire non già con i costi contenuti indicati dall’iniziativa popolare, che parla di 10/12 miliardi di euro, ma attraverso un ingente risarcimento dovuto dallo stato, quantificabile in una cifra che potrebbe arrivare fino a 40 miliardi di euro. Una somma, questa, eccedente le disponibilità del senato cittadino, che dovrebbe dunque indebitarsi ulteriormente, peggiorando una situazione già non felice.

I promotori dell’iniziativa annunciano battaglia

Sul piede di guerra sono invece i promotori dell’iniziativa di esproprio. “Il risultato del referendum mostra che molti berlinesi vogliono un mercato immobiliare orientato al bene comune, invece che al profitto” ha dichiarato al quotidiano Berliner Morgenpost Wibke Werner, vicedirettrice dell’associazione “Inquilini di Berlino”.

Ancora più duro è Kalle Kunkel, uno dei portavoce dell’iniziativa referendaria. “Ignorare il referendum sarebbe uno scandalo politico” ha ribadito Kunkel, sottolineando che non verrà accettata alcuna “strategia di stallo”.

(Fonte: Tagesschau)

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