Il portavoce talebano: “perdoniamo i tedeschi, vogliamo relazioni diplomatiche con la Germania”

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Operazioni di evacuazione dall'aeroporto Hamid Karzai di Kabul. U.S. Marine Corps photo by Sgt. Samuel Ruiz, Public domain, via Wikimedia Commons

Per la Germania, come per il resto dei Paesi europei, la questione delle relazioni diplomatiche con l’Afghanistan a guida talebana è uno dei temi più scottanti e complessi del panorama politico internazionale. Gli interessi in gioco sono molti e non di rado in contrasto e spesso – come nel caso della Germania – si innestano su una campagna elettorale accesa, nella quale considerazioni pratiche e considerazioni di principio non vanno sempre di pari passo. A sollecitare una risposta è quello che si potrebbe definire un invito aperto e diretto da parte dei Talebani alla Germania. In un’intervista al Welt am Sonntag, il portavoce talebano Sabiullah Mujahid ha dichiarato che il nuovo regime desidera stabilire “relazioni diplomatiche con la Germania” e che l’Afghanistan chiede aiuti finanziari, umanitari, nonché supporto all’agricoltura, all’istruzione e alla sanità.

Mujahid ha specificato che la presenza tedesca in Afghanistan è stata sempre, storicamente, benvenuta e portatrice di benefici per il Paese e che, nonostante in seguito i Tedeschi si siano alleati con gli Americani, questa mancanza è stata “perdonata” e che il nuovo governo auspica ora un futuro di riconoscimento e collaborazione.


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Maas non esclude relazioni diplomatiche con l’Afghanistan

Qualche giorno dopo aver dichiarato che qualsiasi forma di supporto economico da parte della Germania all’Afghanistan sarà subordinata al rispetto, da parte dei Talebani, del pluralismo e dei diritti umani fondamentali, il ministro degli esteri tedesco Heiko Maas (SPD) si è dichiarato almeno teoricamente possibilista rispetto alla costruzione di relazioni diplomatiche con il nuovo regime. Almeno in teoria, ha dichiarato, la Germania potrebbe pensare di tornare ad avere un’ambasciata a Kabul, qualora la situazione della sicurezza nazionale lo permettesse e la cosa fosse politicamente possibile. Il ministro ha però specificato che la presenza di un contingente diplomatico non rappresenterebbe, di per sé, un riconoscimento del regime da parte del governo tedesco, dal momento che la diplomazia può operare anche in assenza di riconoscimenti ufficiali.

Al momento, l’ex rappresentante del governo tedesco a Kabul Markus Potzel si trova a Doha, in Qatar, dove i portavoce dei Talebani hanno installato l’ufficio politico dal quale gestiscono i colloqui con i media e con i rappresentanti dei governi internazionali.

Heiko Maas. Sandro Halank, Wikimedia Commons, CC-BY-SA 3.0, CC BY-SA 3.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0>, via Wikimedia Commons

Il ruolo dell’occidente: da nemico a interlocutore

Dopo il ritiro frettoloso e disordinato dall’Afghanistan, la Germania, così come diversi altri Stati Membri della NATO, ha interesse a mantenere una qualche forma di relazione con il regime talebano, allo scopo di aiutare la fuoriuscita dal Paese di altri collaboratori che sono rimasti indietro e si trovano ora in una situazione fortemente precaria e pericolosa.

Nel mentre, dall’Afghanistan arrivano notizie per nulla rassicuranti. Dopo 20 anni di guerra, i Talebani si muovono con una certa difficoltà nel ruolo di governanti ufficiali del Paese, dal momento che questa posizione implica la necessità di negoziare aiuti per gestire una crisi che coinvolge tutti i settori della vita e dell’economia nazionale. Tali aiuti devono essere chiesti proprio a quell’occidente che l’opinione pubblica mondiale ha visto umiliato dalla disfatta seguita a un ventennio di occupazione militare del Paese, a quegli alleati degli USA che si sono accodati alla ritirata Americana e i cui ministri degli esteri sono stati fra i primi interlocutori del nuovo regime, passato in brevissimo tempo dal pugno duro al tentativo incongruo di trasmettere un’immagine pubblica diplomaticamente accettabile. Se da un lato, quindi, le dichiarazioni ufficiali parlano di una riconquistata “libertà” per tutto il popolo afgano, da Kabul arrivano notizie frammentate sulla repressione di manifestazioni per i diritti delle donne e sulle nuove leggi che vietano la musica nei luoghi pubblici.

Priorità agli aiuti umanitari

Proprio a fronte di queste informazioni, in Germania si discute della possibilità di dare priorità agli aspetti umanitari, garantendo alcune forme di aiuto economico a un’economia in ginocchio che vede milioni di persone impossibilitate a garantirsi la sussistenza, ma di non concedere un riconoscimento diplomatico ufficiale al regime. Gli Stati europei in particolare, inoltre, hanno interesse a evitare una nuova migrazione di massa.

D’altra parte, l’Afghanistan di oggi non è stato privato solo delle sue risorse e infrastrutture, ma anche di un’intera generazione di professionisti indispensabili alla prosperità di un Paese, come i medici, gli ingegneri, gli insegnanti.

In che modo questa situazione verrà affrontata senza concedere al regime un riconoscimento formale resta da vedere. La strada delle relazioni diplomatiche suggerita da Maas è al momento oggetto di dibattito e anche di aspre critiche, ma l’idea di intavolare una discussione con i talebani non è più considerata estrema né improbabile a livello europeo.

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