“Transagonistica”, l’esordio di Gabriele Galligani. La nostra intervista

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Transagonistica
Gabriele Galligani ©Francesca Ercoli

di Roberta Chimera

Ha fatto discutere molto la decisione del portiere della nazionale tedesca Manuel Neuer di indossare la fascia di capitano con i colori dell’arcobaleno. Il mondo del calcio è da sempre caratterizzato da una forte accentuazione della mascolinità eterosessuale e certo non spicca per la sua apertura nei confronti della comunità LGTBQ+. Nel mese del Pride, invece, la nazionale tedesca ha lanciato un messaggio di tolleranza.

In un momento in cui milioni di spettatori in tutto il mondo guardano quanto succede in campo agli Europei, la posizione di Neuer a favore dell’inclusività diventa particolarmente significativa.


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La scelta della nazionale tedesca segue il coming out della centrocampista canadese Rebecca Quinn del settembre del 2020 e lo storico evento del 4 dicembre del 2020, quando l’attaccante argentina Mara Gomez entra ufficialmente in Primera Division con il club Villa San Carlos, diventando la prima calciatrice transgender della serie A argentina.

Le atlete stanno chiedendo che il mondo del calcio superi finalmente i suoi stretti confini a due soli sensi unici e diventi inclusivo. Nello spirito di questo tempo si colloca anche “Transagonistica“, il romanzo d’esordio di Gabriele Galligani, che abbiamo il piacere di intervistare per Il Mitte.

Transagonistica
“Transagonistica”, Gabriele Galligani. Battaglia Edizioni. Progetto grafico: Giulia Tudori

Come è nata l’idea di scrivere “Transagonistica”?

L’intuizione iniziale proviene da un gossip in cui mi ero imbattuto per caso una decina di anni fa. Riguardava un ex-calciatore e le sue presunte frequentazioni con escort transessuali. In quell’immagine il calcio e la transessualità, due mondi apparentemente lontanissimi, si univano come i due poli di un binomio fantastico di Rodari, come se si attirassero e respingessero al contempo.

L’ipotesi di farli interagire in un’unica storia, con personaggi che saltassero da un mondo all’altro, mi ha intrigato per la possibilità che i due universi s’illuminassero a vicenda di una luce inedita, dando vita assieme a qualcosa di nuovo. Scrivendo ho visto sempre di più in questi due mondi un rapporto speculare ed oppositivo rispetto all’idea di mascolinità. Tanto il calcio esalta i tratti della mascolinità, tanto la transessualità mtf (la transizione da uomo a donna) prende la posizione opposta, cercando di nasconderli.


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Nel libro tutto inizia con la scomparsa di una star del calcio durante una partita

Il gioco viene interrotto da un’invasione di campo e quando riprende gli spettatori si accorgono che il grande talento di una squadra è scomparso.

Sullo sfondo di questa scomparsa si intrecciano le tre vicende principali che su piani temporali diversi compongono il romanzo: la storia di formazione di un ragazzino oppresso dal padre che lo vuole programmare per farlo diventare un professionista, la storia di una transessuale e del suo viaggio eroico verso la transizione e la storia di un’estetista che suo malgrado si trova ad entrare nel mondo del calcio.

transagonistica

All’inizio del romanzo, le dita degli spettatori si alzano verso il campo a contare i calciatori, come se percepissero l’assenza di qualcosa, pur non sapendo di cosa. Ciò che manca, per definizione, non si vede: si può al massimo percepire con sensazioni ed emozioni. L’incipit del romanzo popone implicitamente questa domanda: “Che cosa manca nel calcio? Chi/Che cosa è il grande assente nello sport?”.

Malgrado le partite diano la sensazione di essere già state giocate e viste centinaia di volte, i campionati siano ripetitivi, le stesse trasmissioni sportive sembrino un’unica replica mandata in onda ad oltranza, magari la ragione stessa per cui in molti continuano a seguirlo ed appassionarcisi è proprio la speranza di ritrovare quel qualcosa che è andato perso.


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Cosa è andato perduto, secondo te, nello sport?

Lo sport, inteso anche come l’apparato economico e mediatico dello “spettacolo”, attenta sempre alla vita del gioco, alla sua spontaneità. I due elementi in qualche modo sono però complementari, non in netta contrapposizione. La forza del gioco è di riuscire spesso a svincolarsi dalle forzature, grazie alla capacità di suscitare situazioni impreviste, magari sugli spalti, nonostante le legislazioni anti-tifoserie, negli spogliatoi, malgrado i regolamenti di gioco che limitano i contatti, e talvolta anche in campo, quando un giocatore si accascia nel mezzo di una partita ed un’altra partita, tra vita e morte, incomincia.

Sport e transessualità condividono anche questo: nel profondo si occupano del corpo, che è l’elemento mortale per eccellenza, e cercano una riconciliazione con la mortalità del corpo tramite il piacere del gioco e delle “gesta” in campo, così come tramite il lungo viaggio di trasformazione per trascendere il proprio genere di nascita, che è mortale.


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Perché è importante che lo sport sia inclusivo?

Come scriveva McLuhan, lo sport più che uno specchio della società, ne è un modello di riferimento. Ciò che salta agli occhi del mondo del calcio è l’assenza, la mancanza numerica e statistica di giocatori che escano dall’immagine mascolina stereotipata: è come se omosessuali, transessuali o altro, nel mondo del calcio professionistico non esistessero affatto. Il calcio si fa così specchio di una presunta normalità che poi diventa norma e suggerisce cosa non rientra in questa normalità.

transagonistica

Il controllo si esercita anche con le abitudini che si danno ai corpi, le abitudini che ti portano ad immaginare come puoi usare il corpo, quali espressioni del corpo sono ammissibili e quali sono da impedire. Quello che non rientra nella norma diventa clandestino e deve scomparire e nascondersi come non esistesse, come succede appunto al protagonista di “Transagonistica” che scompare nel mezzo di una partita.

Tu hai vissuto a Bergamo che è la tua città natale, poi hai studiato a Bologna e a Parigi e sei ritornato a Berlino dopo averci vissuto prima qualche anno. Ci sono dei legami con la città di Berlino nella nascita di Transagonistica?

Rispetto a dove ho vissuto finora, Berlino è la città che rompe molto di più di altri luoghi il meccanismo di prevedibilità delle cose e questo è ciò che la città ha in comune con uno dei protagonisti del libro.

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