Berlino, 73enne indossa simboli nazisti. Perquisita la sua casa di Pankow

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simboli nazisti

Venerdì mattina, intorno alle 6.00 del mattino, un’unità delle forze speciali della SEK ha effettuato su mandato del pubblico ministero una perquisizione in un appartamento di Schönerlinder Straße, nel distretto berlinese di Pankow. Alla base dell’operazione diverse segnalazioni relative all’uso disinvolto di simboli nazisti da parte dell’uomo.


tatuaggi nazisti

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Simboli nazisti indossati apertamente

Il proprietario dell’abitazione, un 73enne, era stato infatti visto esibire in pubblico “simboli di organizzazioni anticostituzionali” in più occasioni, come riferito dalla portavoce del procuratore Mona Lorenz.

Lorenz ha specificato con il quotidiano Berliner Zeitung il fatto che molte persone avessero riportato che l’uomo era solito indossare apertamente “un anello e un orologio con simboli nazisti“.

Dopo la perquisizione, continuano le indagini

La perquisizione dell’appartamento ha avuto essenzialmente lo scopo di accertare la pericolosità del sospetto e l’eventuale presenza di armi all’interno dell’abitazione. Durante i controlli sono stati rinvenuti e temporaneamente presi in consegna un fucile ad aria compressa e una pistola a salve, che saranno controllati per stabilire se violino o meno la legge sulle armi.

L’uomo non è stato arrestato, ma continuano comunque le indagini sul suo conto.


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La severità della Germania verso il neonazismo

La severità della Germania verso le manifestazioni neonaziste è direttamente proporzionale allo sforzo compiuto dal Paese, dopo la seconda guerra mondiale, per emanciparsi dall’orrore di quanto accaduto durante il Terzo Reich. Per questo oggi la Germania è probabilmente il Paese più duro di fronte al revisionismo o all’utilizzo di simboli o memorabilia di un periodo storico stigmatizzato dalle istituzioni e dalla società civile.

A maggio di quest’anno la polizia di Berlino ha licenziato un poliziotto che aveva deriso Anna Frank in una chat di gruppo con alcuni colleghi e il tribunale presso cui l’agente si era appellato gli aveva dato torto. Sempre a maggio è stato inoltre rigettato il ricorso di un insegnante licenziato perché aveva sul corpo dei tatuaggi nazisti.

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