Arrestato informatore dei servizi segreti tedeschi: sarebbe al servizio della Cina

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La testata tedesca Tagesschau riporta oggi in esclusiva il tipo di notizia che avrebbe potuto stimolare la fantasia di Ian Fleming. Un informatore del BND – i servizi segreti tedeschi – impegnato da oltre 50 anni a passare informazioni all’intelligence di Stato sotto la copertura di una carriera dal profilo internazionale, è stato arrestato con l’accusa di fare, ormai da anni, il doppio gioco e di essere passato al servizio della Cina. Il caso del settantacinquenne Klaus L. dovrà ora essere giudicato dal tribunale regionale superiore di Monaco.


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La prima perquisizione nel 2019

L’abitazione di L. sarebbe stata perquisita una prima volta a novembre del 2019, poco prima che, secondo gli investigatori, L. e sua moglie si recassero in Cina, dove avrebbero dovuto incontrare alcuni alti funzionari locali. In quell’occasione, sarebbero stati sequestrati diversi computer e supporti informatici. L’accusa sarebbe però stata ufficializzata solo ora, a distanza di quasi due anni, e avrebbe portato all’arresto di L. al rientro da un soggiorno in Italia. A rendere complicato il caso, al punto tale da richiedere un intervallo di quasi due anni fra la prima perquisizione e l’arresto, sarebbe il fatto che il BND era a conoscenza dei contatti di Klaus L. con i servizi segreti cinesi e, in una certe misura, li avrebbe incentivati. Gli inquirenti hanno anche dichiarato che il provvedimento di custodia cautelare sarebbe ora motivato da un rischio di fuga da parte dell’indagato.

La copertura della spia: un’associazione vicina alla CSU

Per decenni, la copertura di L. sarebbe stato il suo lavoro per la Fondazione Hanns-Seidel, un’associazione vicina alla CSU fra le cui finalità, secondo il sito ufficiale, c’è il lavoro “Al servizio della democrazia, della pace e dello sviluppo” e “l’educazione alla democrazia” – fondazione che, peraltro, ha immediatamente preso le distanze dall’ormai ex-dipendente, dichiarando di non aver mai avuto notizia della sua “doppia vita”.

Fin dai primi anni ’80, L. ha lavorato per la Fondazione trascorrendo periodi anche piuttosto lunghi all’estero, con una varietà di incarichi ufficiali. Questi viaggi lo avrebbero portato a stringere contatti nell’allora URSS, proseguiti dopo la fine della guerra fredda, nei Balcani, nel sud-est asiatico e in Sudafrica. Anche dopo il pensionamento, l’uomo è rimasto attivo all’interno della fondazione, dirigendone il dipartimento di politica di sicurezza internazionale. L. sarebbe stato inoltre messo a capo di un Istituto di studi transnazionali fondato appositamente, che veniva gestito dalla casa di L. a Landshut o da una proprietà acquistata a questo scopo in Alto Adige, la quale era dotata di sale per eventi e seminari, nei quali, secondo quanto emerso da un’indagine del network ARD, non mancavano mai alcuni infiltrati del BND, mescolati agli ospiti internazionali.

Molte le ombre sui rapporti tra Klaus L. e la Cina

Nel 2010, durante una visita all’Università Tongji di Shanghai, Klaus L., che all’epoca era prossimo alla pensione, avrebbe comunicato ai servizi segreti tedeschi un tentativo di reclutamento da parte di quelli cinesi. I suoi superiori gli avrebbero chiesto, in quell’occasione, di assecondare gli interlocutori cinesi per scoprire quali fossero i loro obiettivi. A far sorgere il dubbio sulla scelta di campo dell’informatore sarebbe stato il fatto che, nel corso degli anni, L. non avrebbe detto nulla sui suoi contatti cinesi, nonché il fatto che, da questi ultimi, avrebbe ricevuto una dotazione tecnologica atta a trasmettere informazioni criptate. Non è noto se e quali informazioni l’uomo abbia effettivamente comunicato ai servizi cinesi né se questi ultimi fossero a conoscenza della sua attività per quelli tedeschi.

Uno degli obiettivi dell’intelligence cinese: il Congresso Mondiale degli Uiguri a Monaco

Sembra che uno degli obiettivi dei servizi segreti cinesi fosse l’infiltrazione, tramite L., al Congresso Mondiale degli Uiguri a Monaco. Gli informatori umani, soprattutto infiltrati in istituzioni politiche e culturali, sarebbero infatti ancora impiegate dai servizi cinesi tanto quanto gli attacchi informatici.

Al momento non risulta che Klaus L. abbia rivelato ai suoi interlocutori cinesi informazioni sul BND o suoi suoi superiori tedeschi. Le indagini, ancora in corso, hanno anche lo scopo di determinare che tipo di compenso L. abbia ricevuto.

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