All’Hamburger Bahnhof la mostra “Fat to Ashes”: carne e cenere nella violenta bellezza dei riti

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Pauline Curnier Jardin, FAT TO ASHES, 2021, Filmstill © Pauline Curnier Jardin / VG Bild-Kunst, Bonn 2021

Fat to Ashes“, di Pauline Curnier Jardin, è una mostra che potrete visitare fino al 19 settembre 2021 presso l’Hamburger Bahnhof – Museum für Gegenwart di Berlino.

“Fat to Ashes”: antichi riti e moderni miti

La particolarissima e giovane artista evoca spesso un mondo quasi mistico, fatto di installazioni multimediali che mescolano antichi riti, moderni miti e linguaggio cinematografico e trascinano lo spettatore in un mondo affascinante e senza tempo.

Portrait Pauline Curnier Jardin
Photo: Andrea Avezzu

“Fat to Ashes”: l’esordio tedesco della giovane e premiata artista

“Fat to Ashes” è la prima personale di respiro istituzionale tenuta in Germania da Curnier Jardin, che nel 2019 ha vinto il prestigioso Preis der Nationalgalerie, il premio della Galleria Nazionale assegnato ad artisti di età inferiore ai 40 anni che vivono e lavorano in Germania.

“Carne, pelle, cera, coriandoli, sangue, intestini, odori, sensi, fumo, rito, alcool, eccesso, tatto, canto, grasso e cenere” sono elementi che si fondono indissolubilmente in quest’opera. E gli spettatori se ne rendono conto immediatamente.

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Pauline Curnier Jardin, FAT TO ASHES, 2021, Filmstill © Pauline Curnier Jardin / VG Bild-Kunst, Bonn 2021

Festa, celebrazioni, violenza e trasformazione

In “Fat to Ashes” Pauline Curnier Jardin combina tre istantanee cinematografiche che riguardano una festa religiosa in onore di Sant’Agata, la macellazione di un maiale e il Carnevale di Colonia.

Il titolo della mostra, inoltre, si riferisce proprio a quella settimana di eccessi che va dal Giovedì grasso (in tedesco “Weiberfastnacht” o “Fettdonnerstag”) fino al Mercoledì delle ceneri, in cui secondo il calendario cristiano inizia la Quaresima.

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Pauline Curnier Jardin, FAT TO ASHES, 2021, Filmstill © Pauline Curnier Jardin / VG Bild-Kunst, Bonn 2021

Le tre istantanee rappresentano le espressioni più profonde, carnali e comuni a molti riti: l’aggregazione, l’esibizione performativa, la trasfigurazione della violenza nella celebrazione e sopra ogni cosa la trasformazione finale, simboleggiata mirabilmente dalle “minne di Sant’Agata“, celebri dolci siciliani che riproducono i seni di una santa martirizzata.

Pauline Curnier Jardin, FAT TO ASHES, 2021, Filmstill © Pauline Curnier Jardin / VG Bild-Kunst, Bonn 2021

La macellazione del maiale mostrata avviene in un contesto rurale, che non ha nulla a che fare con gli allevamenti industriali. Ancora una volta, il collegamento è con riti e procedimenti atavici.


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Gli ultimi istanti di gioia prima del Covid19

Notevoli sono anche le immagini del Carnevale di Colonia, che sono un’esplosione di pura gioia e sregolatezza, vicina alla liberazione dai freni inbitori tipica di antichi culti come, ad esempio, quello dionisiaco.

Quelle immagini, tuttavia, sono anche una  testimonianza storica importante, perché rappresentano l’ultimo momento di dissolutezza collettiva vissuta prima della tetra diffusione del Covid nel Paese.

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