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Nuovi termini di servizio di Whatsapp: l’autorità tedesca per la privacy li blocca per tre mesi

La gestione dei dati degli utenti da parte di Facebook continua a suscitare critiche e polemiche in tutto il mondo. In queste ultime settimane, in particolare, ha fatto discutere l’ennesima modifica alle condizioni di uso delle applicazioni possedute dall’azienda di Mark Zuckerberg, in particolare Whatsapp.

Un recente aggiornamento delle condizioni di servizio, infatti, permetterebbe a Facebook di acquisire i dati degli utenti proprio dagli account di Whatsapp, a partire dal 15 maggio. In Germania, tuttavia, l’autorità per la protezione dei dati ha considerato inaccettabile questa modifica e ha impedito a Facebook di applicarla agli utenti tedeschi.


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L’ordine è arrivato martedì da Amburgo

L’ordine è arrivato martedì dal commissario per la protezione dei dati di Amburgo Johannes Caspar e ha una validità di tre mesi. In Europa, Facebook risponde generalmente all’autorità irlandese per la protezione dei dati – dal momento che in Irlanda si trova la sede europea dell’azienda di Zuckerberg – ma Caspar ha dichiarato di voler convocare il comitato europeo per la protezione dei dati, per deliberare su questa vicenda a livello comunitario e non solo nazionale.

Whatsapp rischia di perdere molti utenti tedeschi dell’app

Prima ancora di attirare l’attenzione dell’autorità di Amburgo (la città dove si trova il quartier generale tedesco di Facebook), l’aggiornamento dei termini di servizio di Whatsapp, annunciato a gennaio, aveva fatto scalpore fra gli utenti. In molti avevano trovato inaccettabili le nuove condizioni e avevano iniziato a migrare verso i concorrenti principali di Whatsapp, primi fra tutti Telegram, Signal e Google Duo. Proprio in virtù di questa debacle promozionale, Whatsapp aveva rinviato l’introduzione delle modifiche a maggio, sperando di non perdere i quasi 60 milioni di utenti tedeschi dell’app.

La soluzione ideata dall’azienda per rendere più graduale il cambiamento non ha convinto il pubblico. Contrariamente a quanto annunciato in una prima fase, infatti, l’azienda aveva deciso di non limitare, in un primo momento, l’accesso al servizio per gli utenti che non avessero accettato i nuovi termini di servizio, ma di bloccare progressivamente le funzioni dell’app nel corso delle settimane successive.
Gli utenti, quindi, si sarebbero ritrovati a non poter accedere ai propri messaggi, poi a non poter inviare chiamate, infine a non poterne ricevere, il tutto con periodici messaggi da parte dell’azienda mirati a ricordare all’utente di accettare le nuove condizioni per recuperare il pieno accesso al servizio. Non sorprende che anche questa strategia non sia risultata particolarmente popolare.

Che utilizzo intende fare Facebook dei dati degli utenti di Whatsapp?

Facebook ha acquisito Whatsapp nel 2014 per la rispettabile cifra di 22 miliardi di dollari, ravvisando nel servizio di messaggeria istantanea più popolare del mondo un enorme potenziale di mercato. Analizzando la popolarità di Whatsapp dal punto di vista dell’esperienza dell’utente, tuttavia, si potrebbe accusare la strategia di Facebook di una certa miopia.

A sette anni di distanza, la proprietà di un servizio interamente gratuito non ha portato profitti a Facebook e l’unico grande capitale maturato con l’acquisizione – i dati degli utenti – giace inutilizzato proprio a causa delle limitazioni imposte dai regolamenti sulla privacy. Gli scandali che si sono susseguiti negli ultimi anni proprio circa gli abusi commessi dai giganti della tecnologia nella gestione dei dati degli utenti non hanno aiutato. In particolare il caso Cambridge Analytica, che ha messo in luce come la creazione di profili degli utenti a livello possa mettere in pericolo i processi democratici.

Acquisendo e potendo far circolare i dati degli utilizzatori di Whatsapp fra le aziende del gruppo Facebook – che comprende anche Instagram – l’azienda potrebbe metterli a disposizione delle imprese che acquistano spazi pubblicitari, permettendo loro di inviare messaggi promozionali agli utenti targettizzandoli in modo molto più preciso di quanto già non avvenga. A questo scopo si rende indispensabile l’ultima, discussa modifica alle condizioni di utilizzo dell’app. In questo senso, il rilievo opposto dall’autorità tedesca circa l’incompatibilità delle nuove disposizioni con il regolamento europeo sulla privacy costituisce una battuta d’arresto non indifferente per il gigante americano della tecnologia.

La risposta di Whatsapp

Whatsapp ha reagito al blocco imposto da Amburgo negando che i nuovi termini di servizio abbiano a che fare con la condivisione dei dati degli utenti con Facebook e specificando che si tratta unicamente di regolamentare gli scambi di messaggi fra le aziende e i loro clienti. Sostenendo quindi che le limitazioni imposte in Germania derivino da una mancata comprensione delle nuove impostazioni di privacy dell’app, l’azienda ne ha contestato la legittimità. Caspar, dal canto suo, ha invitato le altre autorità europee per la protezione della privacy a imporre limitazioni simili in tutti gli stati dell’Unione.

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