Libri, i Consigli del Mitte: “Buonisti”, di Iacopo Melio

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Iacopo Melio
Il Presidente Sergio Mattarella consegna a Iacopo Melio l'onorificenza OMRI. Presidenza della Repubblica, Attribution, via Wikimedia Commons

Restiamo in Italia, cari lettori, in occasione di questo nostro sesto appuntamento della rubrica letteraria, e lo facciamo in grande stile, passando dall’ultima fatica di Niccolò Ammaniti, a un’opera stramba ma deliziosamente illuminante di Iacopo Melio.


Anna niccolò ammaniti

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Vi parlo oggi, infatti, di “Buonisti“, scritto che il suo stesso autore, attivista, giornalista e scrittore, fatica a categorizzare: lui stesso ci dice subito alle prime pagine che “non è un saggio, né un manuale, e nemmeno un romanzo” e poco più avanti sottolineerà che non si tratta neanche di un’autobiografia.

Ma allora di cosa si tratta, vi chiederete voi e perché dovrebbe piacerci una lettura così? Per diverse ragioni, vi dirò.

Per esempio, io che adoro le cose che faticano a farsi strizzare in una categoria, mi sono sentita complice dell’autore già leggendo queste poche righe, prima ancora, quindi, di scoprire quanto questa opera fosse intelligente, brillante, piena di spunti di riflessione: una sagace esplorazione del fenomeno dell’hate speech, di cui Melio è vittima in prima persona, condotta con seria ironia e faceta seriosità.

L’autore spiega poche righe più in là, di averlo scritto per necessità, per rispondere alla chiamata a testimoniare il problema dell’odio online che troppo spesso si nasconde dietro alla libertà d’espressione, la quale però in nessun caso può giustificare l’insulto e quella “ferocia universale che non risparmia nessuno”.

Ma andiamo oltre le mie considerazioni personali, entriamo più nel dettaglio dell’opera e vediamo l’interessante struttura che l’autore le ha conferito: dopo un’introduzione toccante, di cui non vi svelerò neanche un vocabolo, lo scritto si sviluppa in capitoli per “argomento”.

Tra questi, uno dei più interessanti è “Top 10 degli haters”, in cui Melio riporta diversi commenti dei suoi odiatori con un fedele copia-incolla, errori e refusi compresi, volutamente, questo è chiaro, sia con l’intento di non alterare i contenuti originali, sia per sottolineare quanto molto spesso “una pessima forma espressiva rifletta il marcio interiore”.

Tra gli odiatori più accaniti individua alcune categorie, molte delle quali si esibiscono in performance tra il ridicolo, l’esilarante e il tristissimo: i disabilisti, per esempio, che vorrebbero che Melio tacesse su ogni argomento diverso dalla sua “posizione”; i PD-fobici, che lo etichettano in base all’appartenenza politica; gli umanitari, che gli suggeriscono di portare a casa propria, o comunque di aiutarli personalmente, tutti i migranti sbarcati in Italia; i realisti, i cui insulti sono orientati a fargli prendere coscienza della “realtà”, della quale Melio sarebbe ignaro; i consiglieri, che dispensano suggerimenti, “per il suo bene”, certamente; i curiosi, che pongono domande sarcastiche; gli economisti, che lo accusano di sfruttare il suo “buonismo” per fare soldi o che addirittura gli rinfacciano la pensione di invalidità (250 euro al mese); i social media manager, che criticano la condotta 2.0 dell’autore; i pro-vita, che riempiono la propria bacheca di gattini, cuoricini e post antiabortisti, ma augurano la morte a Melio, pubblicamente, magari sotto un suo post in cui sostiene la comunità LGBT; il jolly, categoria poliedrica che raggruppa omofobi, saggi, matematici, veggenti, campanilisti, poeti, meritocratici, creativi e tanti altri.

Tuttavia, “Il caso Greta Thunberg, la violenza oltre le idee” è uno dei capitoli più duri da digerire, dedicato alla giovanissima attivista svedese ma anche alla senatrice Segre, in cui Melio sottolinea quanto l’hate speech sia potente e nelle mani di tutti e sempre indubbiamente inaccettabile, ancor più disgustoso però quando proveniente da giornalisti e categorie che della parola fanno il loro lavoro.

In chiusura, “Faq cattivisti” è un capitolo prezioso, in cui Melio fornisce dati e informazioni da utilizzare per mettere a tacere i “cattivisti”, cioè i vari qualunquisti che sono bersaglio favorito dei media e del cancro delle fake news.

Un libro da leggere, perché fa sorridere, incazzare, commuovere e riflettere, facendosi apprezzare a ogni pagina.

Photo by Klaus Wartz

L’Autrice

Maria Mazzocchia aka Mimmi è una sociologa e musicista italiana, nonché batterista e cantante del duo Alternative-Rock I-Taki Maki. Nata nel 1982 è attualmente residente a
Berlino. Ha lavorato come sociologa in Italia, dal 2006 al 2014. Nel 2009 ha curato la stesura de “La speranza viene dal mare” e nel 2010 de “Il Valore della Diversità”‚ storie di vita e di speranze, due saggi sul tema migrazione per Il Pozzo di Isacco, associazione di volontariato che promuove l’integrazione sociale dei migranti e il rispetto della
diversità culturale. Nel 2018 ha auto-pubblicato il romanzo breve Closer.