La strega di Biancaneve era ispirata a una nobildonna tedesca

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Uta_from_Naumburg strega di biancaneve
Matthias Rutkowski, CC BY-SA 4.0 , via Wikimedia Commons

“Se mi chiedete con quale donna della storia dell’arte uscirei a cena e passerei una serata, la prima sarebbe Uta di Naumburg“. Lo ha detto Umberto Eco in un’intervista alla Süddeutsche Zeitung, unendo la sua voce al coro degli illustri ammiratori di questa nobildonna tedesca, la cui enigmatica bellezza è stata immortalata dallo scultore del XIII secolo che oggi ci è noto solo come Maestro di Naumburg. Quello che non molti sanno di questa misteriosa dama è che la scultura che la ritrae, molti secoli dopo,  ha ispirato il personaggio della strega di Biancaneve.


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La statua, che si trova nel coro ovest del duomo di Naumburg, in Sassonia-Anhalt, è considerata una delle opere più rappresentative dello stile gotico tedesco ed era originariamente policroma – per quanto solo poche tracce di colore siano ancora visibili sull’arenaria di cui sono fatte tutte le sculture della cattedrale. La donna ritratta è Uta di Ballenstedt, moglie del margravio (un marchese del Sacro Romano Impero) Ekkehard II di Meissen, ritratto nella statua accanto a lei. A caratterizzare le opere del Maestro di Naumburg e la corrente artistica nella quale il suo lavoro si inserisce è una caratterizzazione individuale dei soggetti che accentua l’elemento umano, pur non rappresentandoli in quello che oggi potremmo definire uno stile ritrattistico. Possiamo quindi dire che, pur non essendo quasi sicuramente una riproduzione fedele di Uta di Beallenstedt (che era morta da 200 anni quando l’opera fu realizzata), la statua di Naumburg è indiscutibilmente una persona, con il suo carattere e il suo innegabile mistero.

Naumburg Dom Stifterfiguren Uta und Ekkehard
Alexander Hoernigk, CC BY 3.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/3.0>, via Wikimedia Commons

Per secoli, i fedeli e i visitatori della cattedrale si sono lasciati ammaliare dai dettagli che caratterizzano questa scultura. La corona, inusuale nella rappresentazione di una donna, la mano che stringe il mantello quasi a proteggere una parte del viso, in una posa non comune, accentuata dal senso di movimento creato dalle lunghe pieghe della veste. Al tempo stesso timida e altera, umana e ieratica, fragile e regale, Uta di Naumburg ha ispirato rispetto e quasi venerazione – nonostante si tratti di una figura laica e non di una religiosa o di una santa. Anzi, addirittura Uta sfuggì al rogo dopo un processo per stregoneria, il che aggiunge un oscuro fascino alla sua biografia.

L’immortalità conferita a Ute dall’anonimo scultore, però, era destinata ad avere ripercussioni che certamente né la nobildonna né l’artista avrebbero mai potuto immaginare. La statua, infatti, diventò sotto il nazionalsocialismo un simbolo della donna ariana e delle caratteristiche che si riteneva dovessero essere proprie di tutte le donne del Reich. Il suo ritratto, in forma di stampe o figure di creta, era quasi onnipresente nelle case tedesche sotto il nazismo.

Joan_Crawford_in_Rain_1 strega di biancaneve
George Hurrell, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons

Nella cultura popolare contemporanea, però, Uta di Naumburg è associata a un’altra figura femminile ispirata alla sua algida bellezza. Stiamo parlando di Grimilde, la strega di Biancaneve, così come viene rappresentata nel film Disney del 1937. Si racconta che, mentre Walt Disney cercava l’ispirazione giusta per caratterizzare questo personaggio, uno dei suoi disegnatori, Wolfgang Reitherman, i cui genitori erano tedeschi, gli abbia consigliato di cogliere l’occasione di un viaggio in Europa per visitare il duomo di Naumburg e ammirare la statua di Uta. Disney ne rimase incantato e accettò di prenderla come base per la figura della perfida regina, dandole però le fattezze di Joan Crawford, il cui sguardo arcigno era più adatto a intimidire il pubblico rispetto alla malinconica freddezza della marchesa di Bellenstedt.

Questa fortuita serie di eventi ha fatto sì che la statua commemorativa di una nobildonna tedesca morta nel 1046 e rappresentata due secoli più tardi in omaggio al prestigio della sua famiglia sia diventata una delle raffigurazioni più iconiche del femminino oscuro, misterioso e irraggiungibile dell’ultimo secolo.

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