Una deputata della SPD vorrebbe vietare la prostituzione in Germania. I professionisti del sesso insorgono.

1
4910
Leni Breymaier
Qualle1923, CC BY-SA 4.0 , via Wikimedia Commons

I bordelli tedeschi sono ormai chiusi da tempo, come tutte le attività commerciali la cui sussistenza si basa sulla prossimità delle persone. Per gestori e lavoratori/lavoratrici del sesso la prolungata chiusura rappresenta un problema, come per qualsiasi altra categoria professionale. Un periodo difficile, quello della pandemia, alleviato solo in parte dalla speranza di una ripresa, una volta che il rischio sanitario sarà superato. Proprio questa speranza sembra ora vacillare, per chi lavora nell’ambito delle prestazioni sessuali in Germania, dal momento che una deputata della SPD ha proposto di vietare la prostituzione in tutto il Paese.


Leggi anche:
“Berlino è femmina”, intervista con L., titolare di un’agenzia etica di sex worker: “Nonostante la legalità, ho incontrato molte porte chiuse”

La proposta sta guadagnando sempre più consensi, soprattutto fra le fila della CDU/CSU, oltre che della SPD. Si tratterebbe, secondo l’autrice della più recente proposta Leni Breymaier, di una legge per criminalizzare i clienti, ma non le prostitute. Questo dettaglio non placa in nulla le ire di proprietari e proprietarie, operatori e operatrici dei numerosi bordelli tedeschi: pur non prevedendo la punibilità dell’attività in sé, infatti, una legge del genere costringerebbe nuovamente la prostituzione all’illegalità.

Proprio questa è l’argomentazione più forte a favore della prostituzione legalizzata: vietare la vendita di prestazioni sessuali è, nei fatti, impossibile. Non esiste nessuna società nella quale, storicamente, si sia riusciti a impedire con successo l’esercizio della prostituzione (non a caso anche conosciuta come “il mestiere più antico del mondo”) e neppure a relegarla a fenomeno dalle dimensioni marginali.

L’unico effetto del proibizionismo, secondo gli avversatori della proposta di Breymaier, è la creazione di un vastissimo settore sommerso, nel quale non esistono controlli e non è possibile garantire la sicurezza delle prostitute, evitare gli abusi, offrire forme di tutela della salute, evitare pratiche pericolose e coercizioni. Questa posizione, fra l’altro, è condivisa anche dalle associazioni tedesche per la prevenzione dell’AIDS e delle altre malattie a trasmissione sessuale, che rilevano una difficoltà molto maggiore nelle campagne di prevenzione nei paesi che criminalizzano l’acquisto di servizi sessuali.

Per contro Breymaier sostiene che il ruolo dello Stato non sia quello di ratificare ciò che già esiste, ma di stabilire ciò che una società ritiene giusto o sbagliato. Per esempio, sostiene, i furti si commettono anche se sono illegali, ma non per questo lo Stato li legalizza o li accetta. Nel caso della prostituzione, tuttavia, le conseguenze hanno ramificazioni diverse. Nel regime attuale, per esempio, è possibile esercitare controlli e intervenire per ricondurre le attività all’interno dei parametri della legalità e della sicurezza. Vietare la prostituzione, invece, consegna l’intero settore nelle mani di chi sceglie di operare al di fuori della legalità e quindi, presumibilmente, avrà meno scrupoli nell’ignorare la sicurezza di chi fornisce questo tipo di servizi, soprattutto delle donne.

Breymaier, che è anche fondatrice di un gruppo parlamentare che indaga sulla prostituzione forzata, sostiene che l’industria della prostituzione in Germania sia basata sulla violenza e sullo sfruttamento delle donne, che sarebbero costrette a servire fino a 30 clienti al giorno, venendo picchiate quando non raggiungono questo numero. La parlamentare si è anche pronunciata contro la concessione degli aiuti finanziari legati alla pandemia ai bordelli, che definisce “industria criminale”. In risposta, oltre 50 bordelli tedeschi hanno sporto denuncia contro di lei per diffamazione e calunnie.

In una conferenza stampa, alcuni rappresentanti dell’industria hanno illustrato il proprio lavoro, evidenziando come tutte le attività si svolgano nella legalità e nel rispetto dell’autodeterminazione delle donne in merito agli orari di lavoro e alla selezione dei clienti.

facebook
Twitter
Pinterest

1 COMMENT

  1. Il proibizionismo, anche della sola domanda in merito, è l’acqua del pesce Mafia ed è meglio evitare questo dove si può, come il sesso a pagamento tra adulti e consenzienti.

Comments are closed.