I tatuatori tedeschi protestano nudi contro le chiusure e chiedono supporto

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tatuatori tedeschi

Fra le tante proteste che hanno agitato la Germania in risposta al lockdown e alla mancanza di supporto alle imprese durante la crisi e la pandemia, quella dei tatuatori tedeschi è senz’altro la più pacifica, la più creativa e la più rispettosa delle misure di sicurezza.

Utilizzando l’hashtag #ihrmachtunsnackt (traducibile con “ci state lasciando nudi”. In italiano diremmo “ci state lasciando in mutande) si sono fotografati senza vestiti e con cartelli di protesta, all’aperto contro gli sfondi innevati dell’inverno tedesco.


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A esasperare la frustrazione di questa categoria – così come di tutte le altre professioni strettamente legate alla cura del corpo – è stata la recente notizia della riapertura dei parrucchieri a partire dal primo marzo. I tatuatori tedeschi si chiedono perché, a parità di misure igieniche, non sia possibile anche a loro riaprire i propri studi.

Va inoltre detto che la particolare natura del loro lavoro già di per sé impone precauzioni sanitarie particolarmente rigide, come l’uso dei guanti e la ripetuta disinfezione di oggetti e superfici. Nonostante queste considerazioni, non si è neppure parlato di possibili riaperture. A questo si aggiungono le lungaggini nell’erogazione degli aiuti economici, che hanno portato molti studi sull’orlo del fallimento.

tatuatori tedeschi ihrmachtunsnackt

La maggior parte degli studi di tatuaggi funzionano come studi associati, ovvero lavorano non con dipendenti, ma con professionisti autonomi. Molti di questi hanno lasciato il Paese, portando la propria attività da freelancer in nazioni dalle regole meno severe. Chi invece deve farsi carico dei costi fissi come affitti e assicurazioni si è trovato a dover far fronte a spese molto ingenti, spesso con aiuti inadeguati o parziali. Se le riaperture autunnali avevano portato un po’ di speranza all’intera categoria, il lockdown duro di quest’inverno ha costituito un colpo dal quale molti temono di non potersi riprendere.

La protesta, che è stata avviata dal tatuatore di Beyreuth Dawid Hilgers-Lehner, è attiva già da metà gennaio, ma solo di recente l’hashtag è arrivato ad attirare l’attenzione dei media nazionali.

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