Le mille sfumature dell’arteterapia: intervista a Federica Falconi e Marco Fiamin

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arteterapia
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di Amelia Massetti

Federica Falconi e Marco Fiamin condurranno il nuovo workshop di arteterapia “Innere reisen”, organizzato dall’associazione per i diritti delle persone diversamente abili “Artemisia inclusione per tutti”, attiva a Berlino.

Nell’attesa che si sviluppino questa e altre iniziative di Artemisia, Amelia Massetti, presidente e fondatrice di Artemisia, ha parlato con loro per capire in cosa consista la loro attività e cosa verrà realizzato nell’ambito dei workshop.

Federica Falconi

Perché hai scelto di utilizzare l’arteterapia nella tua professione?

Perché credo che le emozioni abbiano molteplici canali espressivi. L’arteterapia si caratterizza per la sua natura non verbale e la trovo profondamente democratica. L’espressività emotiva appartiene a chiunque e non solo alle persone ‘creative’. Non c’è un giusto, un bello, un brutto… quello che crei attraverso l’arte è unico e valido e nessuno ha il diritto di giudicarlo. Il mio ruolo, in veste di arteterapeuta, è di aiutare a coglierne l’aspetto comunicativo.

Da quanti anni pratichi l’arteterapia?

Pratico l’arteterapia per me stessa dai tempi dell’università, quando capii che era più semplice per me comunicare ciò che provavo attraverso un video o una fotografia. Per quanto riguarda la professione, la esercito dal 2016. Mi sono formata in Germania e lavoro attualmente in ambito psichiatrico, con persone adulte.

L’arteterapia esiste anche in Germania oppure è una professione prettamente italiana?

Esiste anche in Germania. È previsto un percorso di studi professionale al quale può essere abbinato un esame statale, che abilita all’apertura di uno studio privato. Il termine corrispondente in tedesco è Kunsttherapeut*in. Gli arteterapeuti trovano possibilità occupazionali in molteplici strutture (cliniche, ospedali, scuole, centri diurni, centri anziani e carceri).

Quali sono gli elementi essenziali dell’arteterapia?

Il setting all’interno del quale avviene la comunicazione, il processo creativo, che rappresenta quell’esperienza complessa che porta ad una creazione e l’oggetto artistico, che veicola la relazione tra il paziente e l’arteterapeuta.

Come dice Mimma Della Cagnoletta, una dei maggiori esponenti delle terapie espressive: “L’oggetto creato è il luogo dove il paziente si riconosce, esprime l’immagine di sé e può elaborarla per costruire autostima e accettazione”.

Hai già realizzato dei progetti di arteterapia con Artemisia?

Buntstifte è stato il mio primo progetto di arteterapia realizzato con Artemisia. Era il 2019. Un’esperienza molto intensa, che mi ha arricchita umanamente e professionalmente. Il laboratorio è stato accolto con entusiasmo e partecipazione. Con il collega Marco Fiamin abbiamo condotto un’attività di arteterapia in occasione della festa del 3 Dicembre del 2019 “Inklusion ghet uns alle an”. È per me un immenso piacere collaborare nuovamente con lui per la realizzazione di “Innere Reisen”.

Le persone hanno riscontrato una forma di benessere, dopo aver frequentato i corsi?

L’arteterapia mira al benessere globale della persona, promuovendo l’espressione del proprio mondo interiore. Questo obiettivo è raggiungibile. La valutazione va fatta singolarmente, considerando il motivo per cui una persona si avvicina a questa disciplina e la presenza o meno di una sofferenza emotiva. Come esperienza di gruppo all’interno dei laboratori proposti con Artemisia, ho percepito tra le partecipanti il piacere di ritrovarsi in un ambiente protetto, nel quale poter esprimere la propria interiorità e gioia nella condivisione.

Che cosa significa fare arteterapia, in termini d’inclusione?

Vuol dire progettare, pianificare e creare una serie di condizioni all’interno delle quali ogni individuo possa essere in grado di intraprendere un percorso volto all’espressione di sé senza barriere fisiche e mentali.
Innere reisen

Marco Fiamin

Cosa ti piace di più, nel praticare l’arteterapia?

Come educatore conduco attività di arteterapia in una cornice educativa legata alla mia professione. Usare l’arteterapia mi permette di lavorare con i ragazzi su un piano più profondo ma al tempo stesso protetto, in quanto mediato dall’espressione sul piano artistico.
Mi piace lavorare con la creatività ed espressione artistica perché in molte occasioni è possibile esprimere intuizioni, emozioni o concetti che potrebbe essere difficile esprimere verbalmente. Il processo arteterapeutico consente inoltre di modulare le proprie opere, permettendo di introdurre un cambiamento. Il cambiamento è alla base di ogni processo terapeutico.

Quali sono gli strumenti che usi per arrivare a realizzare un corso di arteterapia?

Nella pianificazione di un incontro di arteterapia, sia individuale che di gruppo, è essenziale avere bene in mente le persone con cui si lavora. L’allestimento del setting, la scelta dei materiali, la proposta dell’attività dipendono molto dalle persone con cui lavoro.

Usare le tempere o i gessetti, il legno o la stoffa, il burattino o l’ombra, è molto differente. I materiali usati, per la loro specificità legata anche alle percezioni corporee, mettono in gioco dinamiche profonde, che spesso possono favorire o ostacolare i processi di espressione che nascono dall’inconscio.

Innere reisen
Innere reisen

Un buon arteterapeuta conosce bene le potenzialità dei materiali e li sceglie con cura.
Io sono un arteterapeuta plastico pittorico, per cui uso principalmente materiali tipici delle arti visive come i colori (tempere, olii, pastelli, gessi, …), materiali plasmabili (l’argilla, la plastilina, la cartapesta…), materiali assemblabili (legno, stoffe, carta, …), immagini e fonti luminose come fotografie, ombre, video.

Nella mia carriera ho guardato con interesse anche alle altre due cugine dell’arteterapia: la musicoterapia e la danza-movimentoterapia. Nei tre anni della mia formazione ho avuto la fortuna di poter assistere anche a incontri formativi delle altre due discipline, per cui la mia formazione si è arricchita e mi piace in alcuni casi unire ai materiali plastico-pittorici anche movimenti del corpo e suoni.

Da quanti anni pratichi questa professione?

Dal 2005.

Hai già realizzato progetti di arteterapia con Artemisia?

Sì, ci sono state diverse occasioni. La prima è stata una giornata-laboratorio di arteterapia organizzata da Eltern beraten Eltern e Artemisia circa tre anni fa, a Berlino. Si è trattato di un’attività aperta di arteterapia, quindi leggera, in quanto non potevo conoscere chi avrebbe partecipato. Abbiamo lavorato sulle emozioni e partendo da un lavoro comune di gruppo sulle emozioni colorate su sagome corporee a grandezza naturale, si è arrivati a mettere in scena brevi sketch con burattini di carta.

La seconda occasione è stata all’interno di un progetto più ampio per una classe della scuola primaria Hermann Nohl di Berlino, “Viaggio tra le emozioni”, realizzato nel 2019. In questo caso abbiamo lavorato sulle dinamiche di gruppo e una parte degli incontri sono stati realizzati con attività di arteterapia. Infine il 3 Dicembre del 2019, in occasione della Giornata Internazionale delle persone disabili, ho collaborato all’iniziativa “Inklusion geht uns alle an” con Federica, con cui sono molto contento di lavorare di nuovo in questo progetto.

Innere reisen
Innere reisen

Ci vuole una competenza specifica per accedere ai laboratori?

È necessario sapere che si tratta di un’attività di tipo creativo. Non servono abilità tecniche particolari. Nell’arteterapia non è importante il prodotto tecnico od estetico, ma il processo con cui si realizza un’opera. Spesso io stesso offro materiali che non permettono una precisione tecnica, proprio per dare maggiore valore al processo creativo. In altri casi invece, quando voglio lavorare magari sui particolari, metto a disposizione materiali utili allo scopo, ma di base ognuno realizza quel che vuole come vuole. Come arteterapeuta è inoltre mio compito e mia responsabilità creare un ambiente protetto, non giudicante né di quanto le persone dicono, né di quanto realizzano.

Quali sono gli aspetti psico emozionali che si toccano praticando l’arteterapia?

Sono diversi. Si parte dal semplice piacere di compiere un atto creativo fino ad arrivare a processi di espressione ed elaborazione di traumi. L’atto creativo è un atto dalle potenzialità enormi, proviene dal mondo inconscio della persona e un arteterapeuta nella sua azione può sollecitare e/o facilitare la canalizzazione di una creatività profonda sul piano artistico.

È fondamentale che nel processo di formazione l’arteterapeuta acquisisca la consapevolezza delle grandi potenzialità dell’arteterapia e di quanto debba usare solo quelle attinenti alla sua cornice professionale. Uno psicoterapeuta ha le competenze per usare l’arteterapia con funzioni di psicoterapia, io come educatore invece no, uso quindi l’arteterapia con funzioni socio educative.

Voglio sottolinearlo perché in questi ultimi anni si è assistito ad un uso sempre più disinibito del concetto di arteterapia, mentre invece ne andrebbero riconosciute sia le grandi potenzialità che le conseguenti grandi responsabilità di chi è chiamato a metterla in pratica.

Quale giovamento può venire dal praticare l’arteterapia, in questo periodo in cui le persone hanno sofferto di paure e incertezze a causa della pandemia?

La dimensione immaginifica che si lega alla creatività permette senza dubbio di poter “uscire” e “incontrarsi” su un piano simbolico ma al tempo stesso piacevole. Sul piano emozionale è possibile elaborare quelle emozioni legate alla dimensione della paura, tristezza, angoscia che possono aver caratterizzato la vita di molte persone, in questi mesi. Infine – ripeto – l’azione creativa è di per sé portatrice di piacere e di benessere, nel senso di star bene, a prescindere.