Il Silkys Späti: a Kreuzberg, la galleria d’arte che non ti aspetti

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Silky Späti Silke

Gli Späti fanno parte del paesaggio urbano berlinese: tutti siamo abituati a riconoscerli come parte del nostro quartiere e a orientarci in base alla loro disposizione. Lo Späti è una sicurezza: ci permette di fare piccoli acquisti di emergenza, di concederci qualche vizio, una birra a tarda sera o un discutibile caffè da asporto.

A Kreuzberg ce ne sono moltissimi, ma uno si distingue fra tutti, perché i prodotti che vende sono solo apparentemente identici a quelli che si trovano in giro per la città. Il Silkys Späti di Oranienstraße, infatti, è una galleria d’arte che l’artista Silke Thoss, in arte Silky, ha arredato per ricordare esattamente la disposizione del classico negozietto di quartiere.


Photo by Jesse Simon
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A uno sguardo più attento, però, si scopre che le barrette di cioccolato, le birre, i pacchetti di patatine e sigarette del Silkys Späti sono in realtà opere d’arte realizzate in cartapesta e che i nomi dei brand ci parlano della scena artistica e culturale berlinese e di un certo concetto di società. Per esempio, invece dei soliti “nachos”, possiamo trovare i “Machos”, collocati proprio accanto ai cioccolatini “Feminist Deluxe”, mentre i cereali “Cheerios” diventano “Queerios”.

La classica confezione di birra da sei, invece, diventa il “Six Pack” di Iggy Pop, con tanto di ritratto dell’autore. Abbiamo intervistato Silke, artista poliedrica, musicista e creatrice del Silkys Späti, per parlare di arte, di Berlino e di come cambierà la scena dei club dopo la fine della pandemia.

In un momento in cui tutti gli artisti si adoperano per vendere soprattutto online, tu hai deciso di aprire la tua galleria, il Silkys Späti. Come è nato questo progetto in un periodo così particolare?

L’idea di aprire uno “Späti di cartapesta” mi era venuta già l’estate scorsa. Durante il primo lockdown ho iniziato a creare opere che ricordano i pacchetti di patatine, le barrette di cioccolato, le bottiglie di birra, i pacchetti di sigarette, insomma tutto ciò che si può comprare in uno Späti. Le ho dipinte con parole e messaggi presi dai media e dalle conversazioni quotidiane. A volte i prodotti in esposizione, messi uno accanto all’altro formano un’intera frase come: “Don’t Risk Freedom To Go” o “24 Hours Eight Days A Week I know That I Know Nothing”.

La galleria Salon36 è il posto perfetto per presentare il mio Späti “artistico”, perché negli ultimi anni hanno aperto così tanti Späti in Oranienstraße e in generale a Kreuzberg, che ho pensato: voglio aprirne uno proprio qui e proprio ora, perché la gente dica “Oddio, un altro! Che ce ne facciamo di un nuovo Späti?”. E dal momento che la galleria fa parte del locale SO36, ho anche approfondito la storia del club.
Ecco perché fra i miei prodotti ci sono gli Einstürzende Neubauten Waffle Cookies, le David Bowie Cheese Balls, le birre Iggy Pop Six Pack e altre confezioni inventate che hanno a che fare con la storia musicale del SO36.

Lo Späti è stato inaugurato il primo dicembre 2020, ma purtroppo sono stata costretta a chiuderlo dopo solo due settimane a causa del lockdown. Dal momento che il negozio è molto ben illuminato, tuttavia, l’esposizione resta ben visibile attraverso la vetrina. Ecco perché funziona così bene anche adesso.

La cosa più bella è vedere le espressioni felici ed entusiaste di persone di ogni tipo e di ogni età che premono il naso contro la vetrina. Alcuni dicono che passano spesso a dare un’occhiata perché scoprono sempre qualcosa di nuovo. A molti fa piacere, visti i tempi noiosi che stiamo vivendo, vedere opere d’arte che possono anche far ridere.


Photo by Paolo Margari
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Le tue opere sono fortemente ironiche, ma contengono anche una componente sovversiva. Quali sono i temi sui quali vorresti far riflettere il pubblico?

Mi piace giocare a imitare la realtà, per svelare ciò che è apparentemente familiare e portarlo in una nuova dimensione. Nel mio lavoro mi occupo molto del tema della pubblicità. Nel mondo del consumo ci sono prodotti che pubblicizzano messaggi o contenuti assurdi e suggeriscono mondi desiderabili. E noi finiamo per comprare un sacco di cose inutili. Io sono figlia del mio tempo (sono nata nel 1968) e conosco più jingle pubblicitari che poesie in lingua tedesca, incredibile!

Il tuo lavoro è ricco di influenze provenienti dal mondo della musica. Quali sono gli artisti che ti hanno ispirato di più?

Oltre a essere un’artista visuale sono anche una musicista e mi interesso a tutti i generi musicali. Le band che compaiono sulle confezioni esposte nel mio Späti sono quelle che hanno suonato al SO36 agli inizi della sua storia. Il club era un ritrovo per la scena punk e new wave, che rappresentava un nuovo movimento.

Mentre lavoravo ai prodotti ispirati al punk, pensavo alla situazione che si viveva intorno alla metà degli anni ’70. Avevo appena iniziato la scuola e ricordo ancora quanto suonasse angosciante e ammuffita la musica che veniva trasmessa dalle radio tedesche. Con poche eccezioni dovute a trasmissioni speciali, si sentiva quasi solo Schlagermusik. Quello che esprimeva era diametralmente opposto all’idea di “siamo pieni di energia e non ne possiamo più di quello che c’è intorno”.

Cos’è oggi la pop art, secondo te?

Il significato della Pop Art non è cambiato molto dagli anni ’50. Ma al giorno d’oggi, telefoni cellulari sovradimensionati, kebab, coni gelato e omini delle patatine fritte si vedono normalmente per la strada. Per me, questa è una forma di Street Pop Art senza museo.

Con il tuo lavoro sostieni anche il club SO36, che lotta per resistere al fallimento fin dall’inizio del lockdown. Come immagini la scena dei club di Berlino nel post-pandemia?

Grandiosa, da paura! Non vedo l’ora di vedere dal vivo tutte le band che spaccano davvero. Ma chissà per quanto tempo la pandemia minaccerà la sopravvivenza dei club. Più dura questa situazione, più sarà difficile. È ormai evidente che la politica non ha molto a che fare con la cultura. Spero che non sia una strada in salita e che non si finisca, a un certo punto, per avere club gestiti da Amazon e Starbucks, [brand] che avremmo dovuto tutti boicottare molto tempo fa.