David Bowie e Iggy Pop coinquilini a Berlino. E la nascita della Trilogia Berlinese

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David Bowie e Iggy Pop
By RCA Records - eBayfrontback, Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=31819731

di Vittoria Lolli

Hauptstrasse 155, Schöneberg: è l’indirizzo che l’iconica coppia di amici, David Bowie e Iggy Pop, condivideva nella Berlino degli ultimi anni Settanta. Oggi ospita soltanto una targa in porcellana bianca, affissa in memoria dell’uomo che cadde sulla terra, quintessenza dell’androginia, scomparso ormai cinque anni fa.

Per i grandi amanti e conoscitori del White Duke, non è un segreto il fatto che gli anni berlinesi, il periodo d’oro tra il 1976 e il 1978, abbiano contribuito a regalare al mondo la Berlin Trilogy, formata dagli immortali Low, Heroes e Lodger, che sto ascoltando mentre scrivo queste parole.


Heroes
Roger Woolman, CC BY 3.0 , via Wikimedia Commons
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https://ilmitte.com/2017/08/heroes-david-bowie-berlino/Era il 1976 quando Bowie decise di mollare tutto e trasferirsi in quella che era ancora la Berlino murata, per sfuggire alla soffocante fama di L.A. e stare alla larga dalle droghe, vivendo una vita paradossalmente ordinaria, per quanto ordinario sia un aggettivo poco appropriato, se si pensa agli anni che diedero vita alla Trilogia di Berlino.

A Berlino, a nessuno interessava chi fosse, cosa facesse o come vestisse. La capitale tedesca rappresentò per Ziggy Stardust tutta la libertà negatagli a L.A., una boccata d’aria fresca. Vestito quasi sempre con pantaloni larghi e camicie trasandate, l’indifferenza dei berlinesi nei suoi riguardi era ciò che più lo entusiasmava.

L’appartamento di Hauptstraße 155, pochi giorni dopo la morte di Bowie. By Dirk Ingo Franke – Own work, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=52301558

Inutile dire che in quest’eccentrica avventura trascinò con sé l’amico Iggy Pop, conosciuto qualche anno prima durante la registrazione di Raw Power (1973) e ai tempi invischiato in numerosi problemi legati all’abuso di droghe. Il duca bianco e l’iguana iniziarono quindi il loro percorso, riponendo in Berlino una speranza di rinascita, un tentativo di rehab, l’inizio della vita nell’anonimato.

Ma tutt’altro che puri e casti, i due coinquilini frequentavano svariati eventi mondani della città, specialmente nightclubs della West Berlin. Serate eccessivamente movimentate che nella maggior parte dei casi giungevano al termine con David e Iggy che, usciti barcollando dalla U-Bahn la mattina presto, dopo una notte selvaggia allo Duschungel (letteralmente “giungla”, storico bar-discoteca di Schöneberg), si affrettavano a raggiungere il numero 155, se necessario a quattro zampe.

Dilettandosi tra un locale e l’altro, passando per mostre d’arte e musei, finivano poi al solito bar gay-friendly, alla porta accanto di Hauptstrasse 155: l’Anderes Ufer (letteralente “Altra sponda”), rinominato oggi Neues Ufer. Tutt’ora operativo, all’interno è possibile bere un buon bicchierino e ammirare, appesa alla parete, l’infinita serie di fotografie raffiguranti le due icone del rock, ripercorrendo con l’immaginazione la stessa vibe di quei tempi.

Gli anni berlinesi e l’aiuto di Bowie sancirono per Iggy una vera e propria salvezza, grazie alla quale riuscì a ripulirsi e a pubblicare pezzi come nientepopodimeno che The Idiot e Lust for Life, mixato in soli otto giorni agli Hansa Studios. David lo aiuto a sviluppare uno stile e una vocalità precisi, aiutandolo ad abbandonare i suoi vizi nocivi e a riscoprire, invece, quell’innato flusso creativo che lo avrebbe guidato poi nella creazione di capolavori come The Passenger.


Iggy Pop
Jean-Luc Ourlin, CC BY-SA 2.0 , via Wikimedia Commons
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Plasmata dalla musica delle grandi icone che l’hanno attraversata, Berlino respira ancora un po’ dello spirito creativo, unico e visionario di quegli anni. Ma i più fortunati, quelli che si sono goduti gli ultimi sprazzi dei mitici anni Settanta, hanno potuto inalare a pieni polmoni il genio di David Bowie e Iggy Pop, che dominavano (e forse dominano ancora) l’aria berlinese più di qualsiasi altro artista.


Risiko
Nina Hagen, in 1981. By Dirk Herbert, CC BY-SA 4.0 , via Wikimedia Commons
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È la storia di due “eroi per un giorno”. Lo affermò Michael Muller, sindaco di Berlino, nel 2016: Heroes è l’inno non-ufficiale della città.

Dopo la morte di Bowie, nello stesso anno, balenava l’idea che nel 2021 sarebbe potuta andare in porto l’iniziativa di rinominare Hauptstrasse 155 in David Bowie Strasse, in quanto, secondo la legge tedesca, le strade di Schöneberg possono essere dedicate ad un personaggio di spicco solo dopo cinque anni dalla sua scomparsa. La petizione, lanciata da Astrid Seifert all’alba della morte del cantante, aveva raggiunto l’appoggio di oltre 13.000 fan. I cinque anni sono passati, ma ancora non sappiamo se il progetto sarà approvato dal Senato.

Forse il leggendario nome del nostro prezioso Major Tom è troppo androgino persino per una strada di Berlino.