Alexei Navalny lascia Berlino. Arrestato all’arrivo a Mosca

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Alexei Navalny ha lasciato Berlino nella giornata di ieri ed è stato arrestato al suo arrivo a Mosca. Navalny, da tempo veemente critico del presidente russo Vladimir Putin, era stato ricoverato cinque mesi fa presso la Charité di Berlino dopo quello che tutti i medici che lo hanno avuto in cura e gli osservatori internazionali hanno definito senza ombra di dubbio un tentativo di avvelenamento con un agente nervino illegale del tipo Novičok.


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Ciononostante, il quarantaquattrenne attivista russo ha scelto di lasciare la Germania per tornare in patria a continuare la propria lotta politica in vista delle elezioni che si terranno in autunno, con lo scopo dichiarato di rompere l’equilibrio del Cremlino e di quello che definisce il “sistema Putin”.

Poco prima di partire, ha dichiarato ai giornalisti di sentirsi tranquillo e di non ritenere ci fosse il rischio concreto di un suo arresto. Le sue previsioni, tuttavia, si sono rivelate eccessivamente ottimistiche: il suo aereo, che avrebbe dovuto atterrare all’aeroporto di Vnukovo, è stato dirottato su quello di Sheremetyevo, dove la polizia attendeva Navalny per prelevarlo subito dopo il controllo del passaporto.

In Russia lo aspetta sicuramente la detenzione, ma in molti speculano sul fatto che possa essere oggetto di un nuovo tentativo di omicidio. Lo stesso Navalny non ha mai nascosto di ritenere che proprio Putin sia il mandante dell’attentato alla sua vita – accuse che il presidente ha sempre respinto, ironizzando sul fatto che, se davvero il governo russo avesse voluto uccidere Navalny, quest’ultimo non si sarebbe salvato.

Molteplici arresti. Navalny a processo il 29 gennaio

Le fonti ufficiali russe hanno motivato l’arresto con la presunta violazione della libertà condizionale, regime al quale Navalny sarebbe stato sottoposto per precedenti procedimenti penali. Questa nuova violazione, avvenuta durante la convalescenza, avrebbe fatto scattare la custodia cautelare in attesa del processo, previsto per il 29 gennaio.

Alexei Navalny non è stato l’unico ad essere arrestato a Vnukovo: insieme a lui sono stati presi in custodia anche diversi altri attivisti, fra i quali il suo amico e collaboratore, l’avvocato Lyubov Sobol. La polizia ha tenuto a distanza diversi simpatizzanti, che erano intervenuti per dare il bentornato all’attivista sul suolo russo e molti altri, che intendevano spostarsi da altre città per lo stesso motivo, sono stati trattenuti. Fra questi la direttrice dello staff di Navalny, Irina Fatyanova, che cercava di raggiungere Mosca da San Pietroburgo con alcuni collaboratori.