Lettera aperta al tribunale tedesco su Giovanni Falcone e Paolo Borsellino

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Falcone e Borsellino
Disegno di Isabella Musacchio, 11 anni, figlia dell'autore della lettera aperta. Appeso all'Albero Falcone di Palermo
Disegno di Isabella Musacchio, 11 anni, figlia dell’autore della lettera aperta. Appeso all’Albero Falcone di Palermo

Illustri componenti il tribunale di Francoforte, nella vostra sentenza scrivete che i nomi di Falcone e Borsellino non meritano tutela perché poco conosciuti in Germania.

Sono certo che la maggioranza dei tedeschi non la pensi come voi. Mi sento di dirvi che nessuno (neanche voi) potrà negare ai nostri due magistrati antimafia il merito di essere tra i più autentici nemici delle mafie al mondo. Per questo, consentire di ritrarre insieme i nostri simboli dell’antimafia accanto all’immagine di don Vito Corleone del film “Il Padrino” è davvero un insulto alla loro storia.

Vi siete resi conto dell’effetto culturalmente devastante della sentenza? Vi ricordo che le idee e le intuizioni di Giovanni Falcone, il suo metodo investigativo, la sua visione della lotta alla mafia sono state recentemente riconosciute e approvate all’unanimità, a Vienna, da 190 Nazioni (tra cui la Germania) che hanno partecipato alla Conferenza sulla Convenzione Onu contro la criminalità transnazionale.

Photo by qimono (Pixabay)

Voglio farvi sapere che i nostri due magistrati fungono da esempio per tantissimi giovani in ogni parte del mondo. Sappiate che quando ho appreso la notizia della loro morte e di tutte le persone che erano con loro, ho provato un dolore profondo, simile a quello che si prova quando si perde un affetto molto caro.

Vorrei che poteste percepire il rispetto, la stima e l’ammirazione che nutro nei loro confronti come modelli da seguire non solo come magistrati, ma anche come uomini.

Sappiate che li ho talmente venerati da diventare io stesso divulgatore dell’antimafia nelle scuole italiane.

Sappiate che nel mondo sono conosciuti per la lealtà, l’onestà e il loro altissimo senso del dovere, costi quel che costi, come diceva sempre Falcone.

Sappiate che in vita hanno avuto la capacità di sopportare tutto il male subito e vi assicuro che è stato tanto. Sono stati oggetto d’inganni e menzogne e sappiate che sono ancora tanti quelli che dovranno chiedere il loro perdono.

Erano umili e generosi e per tanti sono un modello educativo da mostrare quotidianamente ai propri figli. Il loro genio e la loro determinazione nella lotta alla mafia non si sono spenti neanche quando sono stati isolati, accusati e vilipesi. Chissà quanta competenza avrebbero ancora potuto portare nella lotta alle mafie se non li avessero barbaramente trucidati.

Per tutto quello che hanno sofferto, in nome di tutte le “persone oneste”, scusatevi per il danno che, spero inconsapevolmente, avete arrecato ai simboli della lotta alle mafie nel mondo.

di Vincenzo Musacchio, giurista e docente di diritto penale. Associato al Rutgers Institute on Anti-Corruption Studies (RIACS) di Newark (USA). Ricercatore dell’Alta Scuola di Studi Strategici sulla Criminalità Organizzata del Royal United Services Institute di Londra.