Charles Bukowski: un asociale alcolizzato che inchiodava le parole alla carta

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Charles Bukowski: un asociale alcolizzato che inchiodava le parole alla carta

di Rosanna Sabella e Layla Barkat

Nel centenario della nascita del celebre e discusso scrittore, la Himmer Verlag di Monaco pubblica una raccolta del fotografo tedesco Abe Frajndlich che ce ne fornisce una versione sicuramente inedita

“In volo verso Los Angeles avevo con me la mia fedele Leica e l’immancabile Hasselblad, un treppiede e pellicola in abbondanza per portare a compimento la mia missione”.

Complice l’intensa luce che inondava la città californiana, il fotografo tedesco Abe Frajndlich trascorse con Charles Bukowski due giornate da lui stesso definite “memorabili” condividendo storie e sbronze.

“Dal momento in cui misi piede in casa sua, il 4 marzo 1985, Bukowski mi apparve subito una persona molto ospitale e ben disposta nei miei confronti, soprattutto quando iniziammo a parlare delle nostre comuni radici tedesche” ricorda Frajndlich.

Lui, “Hank” come lo chiamavano gli amici (diminutivo del suo vero nome Heinrich Karl), era nato nel 1920 poco dopo la fine della Grande Guerra. Frajnlidch aveva visto la luce invece in un campo profughi a Zeilshein, periferia ovest di Francoforte, nel maggio 1946 all’indomani della II Guerra Mondiale.

“Mi trattò come un vecchio amico, accogliendomi con deliziosa affabilità insieme alla sua compagna Linda, di diversi anni più giovane” racconta ancora Abe “E insieme andammo a mangiare in un ristorante thailandese, di cui era un habitué”.

Ricordi vividi, immortalati nella raccolta pubblicata in questi giorni da Himmer Verlag “Bukowski The Shooting“, che ci propone una versione sicuramente insolita del poeta maledetto, ripreso nella sua intimità domestica tra le mura della casa di san Pedro accanto alla giovane compagna. Pare quasi, Hank, affidare la sua vita, quel che resta dei suoi anni, a quella biondina ribelle quanto basta per stare al suo fianco.

Erano partiti insieme per la Germania, Linda Lee e Bukowski, assetati di vita. Da allora non si lasciarono più. Lui non faceva che chiedere da bere, ricordano gli amici, ma lei, “dolcissima figlia dei fiori”, sapeva come prenderlo. Anche se quando lui si stancava, la cacciava di casa.

E il viaggio della strana coppia prosegue oggi attraverso le istantanee di Frajndlich in questo colorato volume che nella sua veste grafica a tratti rievoca il fumetto.
Piacevole anche al tatto la spessa carta satinata utilizzata per l’impaginazione. Rilegatura sobria in cartone rigido che sul retro riporta una citazione tratta dalla rivista Rolling Stone del giornalista statunitense Glenn Esterly.

“QUELLA faccia. Per qualsivoglia standard convenzionale è obiettivamente brutta. E per molti anni è esattamente quello che la gente diceva di lui quando faceva l’operaio nelle fabbriche e nei mattatoi (…) nei bassifondi dell’American Dream. Ma le cose cambiano. Quel rozzo alcolista antisociale” scrive Esterly “oggi vive con il suo lavoro di scrittore. E con i tasti della sua macchina da scrivere, inchioda le parole alla carta”.

Ne possedeva tre: una Royal Model HH, una Underwood Standard e una Olympia SG. Le foto che lo ritraggono ancora sobrio assorto nel’atto di creare (ma con l’immancabile birra accanto), e quelle in cui si esibisce in pose irriverenti e provocatorie ripiche del suo stile, tra rudezza e tenerezza, infondono nel lettore un misto di emozioni.

Questo era Bukowski a 65 anni. Un “dannato” che gli scatti di Frajndlich riescono a rendere più umano e persino simpatico anche ai suoi detrattori.

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