Libere e sovrane. Le donne che hanno fatto la Costituzione

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 Certamente avete sentito parlare di “padri costituenti”. Quello che forse non sapete, però, è che l’Italia ha avuto anche ventuno “madri costituenti”. Ventuno donne che, prime nella storia d’Italia, hanno partecipato alle decisioni politiche sul futuro del paese. Libere e Sovrane è un libro che parla proprio di loro e di come la loro presenza abbia cambiato la nostra democrazia. Oggi ne parliamo con chi lo ha realizzato, intervistando Giulia Mirandola, della casa editrice Settenove.

Entriamo subito nel vivo del progetto e del libro. Chi lo ha realizzato e chi lo pubblica?

Libere e sovrane. Le donne che hanno fatto la Costituzione è un progetto editoriale a tante mani, reso possibile grazie al lavoro congiunto di sette donne. Ai testi hanno lavorato Micol Cossali, Giulia Mirandola, Mara Rossi, Novella Volani; le illustrazioni sono di Michela Nanut; la revisione scientifica è a cura di Maria Teresa Morelli, che appartiene alla Società Italiana delle Storiche – SIS. L’editrice è Monica Martinelli, fondatrice nel 2013 delle edizioni Settenove, chiamate così per ricordare l’anno 1979, durante il quale le Nazioni Unite adottano la CEDAW, la Convenzione Onu per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione e di violenza contro le donne; Nilde Iotti diventa Presidente della Camera; la Rai manda in onda Processo per stupro di Loredana Rotondo. Il catalogo Settenove è il luogo ideale per un libro come Libere e sovrane, poiché l’impegno di questa casa editrice è molto chiaro: promuovere l’educazione paritaria, incoraggiare la visibilità di modelli sociali positivi e non discriminatori, contribuire allo sviluppo di immaginari liberi da stereotipi.

Delle 21 donne che hanno contribuito a scrivere la nostra Costituzione, sono note ai più soprattutto Nilde Iotti e Angelina Merlin. Come mai la storia sembra aver cancellato tutte le altre?

La cancellazione delle donne della storia è purtroppo un fatto trasversale. Se leggiamo i manuali scolastici è difficile trovarne traccia, se non come residuo quasi minoritario in appendici di storia sociale. La riscoperta della storia delle donne, o meglio delle donne come soggetto della storia, è relativamente recente e la dobbiamo soprattutto al lavoro e all’impegno di studiose e ricercatrici che sulla spinta dei movimenti femministi hanno aperto uno squarcio e dato voce alle soggettività sommerse della storia. Anche il ruolo delle donne nella Resistenza italiana per molto tempo è passato sotto silenzio ed è significativo che uno dei primi libri che ha riportato l’attenzione sulle esperienze di alcune partigiane sia stato pubblicato nel 1976 (più di vent’anni dopo la fine della guerra) e il titolo sia La Resistenza taciuta (di R. Farina, A. M. Bruzzone, ripubblicato nel 2016 da Bollati Boringhieri). Dagli anni Settanta ad oggi è stato fatto un grande lavoro (e molto rimane da fare). È necessario però consolidare una nuova prospettiva e che finalmente ci si renda conto che la storia delle donne non è un capitolo a parte, ma è un aspetto costitutivo della storia in generale. La qualità stessa delle nostre democrazie si misura sulla qualità della vita e della partecipazione delle donne.

Vogliamo ricordare qualche figura particolare, tra queste madri costituenti?

Su ciascuna potremmo soffermarci a lungo, per questo suggeriamo di andarle a scoprirle nelle pagine di Libere e sovrane. Qui desideriamo ricordare Teresa Noce, perché il suo percorso umano e politico ci sembra attualissimo. Si autodefinisce “rivoluzionaria professionale” (titolo anche della sua autobiografia, edita da La Pietra nel 1974). Nasce nel 1900 in una famiglia poverissima; deve lasciare la scuola dopo la IV elementare e inizia a lavorare. Autodidatta, partecipa al famoso “sciopero delle sartine” ed è attiva nelle lotte del proletariato torinese contro la guerra. Si avvicina ai giovani della rivista l’Ordine Nuovo diretta da Antonio Gramsci. Sposa Luigi Longo, nonostante il dissenso della famiglia Longo che la rifiuta perché “brutta, povera e comunista”.

Nel 1921 è fra le fondatrici del PCI e pochi anni dopo è costretta, con Longo, ad espatriare: ha un figlio piccolo da cui è costretta a separarsi. La rinuncia alla maternità è per lei, come per un’intera generazione di antifasciste comuniste, il costo più alto pagato alla politica. Da quel momento, per quasi vent’anni, la sua vita è un continuo viaggio: partecipa alle lotte degli antifascisti in Francia, dove contribuisce alla nascita della rivista Noi Donne, poi, nel 1936, in Spagna, combattente nelle Brigate internazionali con il nome di battaglia di “Estella”. Arrestata a Parigi nel 1943, viene deportata nel lager di Ravensbrück e sopravvive. Dopo la Liberazione Teresa riprende l’attività di dirigente comunista. Per alleviare la drammatica situazione dei bambini e delle bambine, con i Gruppi di difesa della donna avvia la grandiosa operazione dei “Treni della felicità”, con i quali si diede ospitalità ad oltre 70.000 bambini tra il 1945 e il 1952.

Si deve a lei l’elaborazione dell’articolo 40 della Costituzione, che protegge costituzionalmente il diritto di sciopero; inoltre promuove quella che, nel 1950, diventerà la legge per la “Tutela fisica ed economica delle lavoratrici madri”. Negli anni Cinquanta è anche presidente dell’Unione internazionale sindacale dell’abbigliamento. Nel 1953 apprende dal Corriere della Sera che il suo matrimonio con Luigi Longo è stato annullato a sua insaputa: è ben consapevole che la scelta di Longo ha il sostegno del partito, ma non tace. Scrive che “questo fatto fu grave e doloroso più del carcere e della deportazione”. Da quel momento Teresa non avrà più incarichi dal partito, ma continuerà il suo lavoro nel sindacato.

Le donne elette all’Assemblea Costituente furono solo 21 su 556 componenti. Come giustificate questo squilibrio numerico?

Nell’Assemblea Costituente le donne elette sono meno del 4%, certo un numero esiguo se pensiamo che le donne sono da sempre più della metà della popolazione. Questa sproporzione però non ci deve stupire, perché è la conseguenza inevitabile della lunga storia di esclusione delle donne dalla cosa pubblica. Solo in quell’anno, nel 1946, le donne italiane votano e possono essere elette, ottenendo per la prima volta nella storia d’Italia i pieni diritti politici e quindi il riconoscimento (per legge) di cittadine a tutti gli effetti. Dobbiamo tenere conto che veniamo da una storia segnata da una cultura patriarcale profonda e radicata, in cui le donne hanno faticato a vedere riconosciuti i loro diritti e, in generale, ad essere considerate in senso stretto delle “persone”, con una soggettività propria. I cambiamenti culturali non avvengono in pochi anni e l’Italia del secondo dopoguerra era ancora impregnata di pregiudizi e stereotipi sull’inferiorità femminile che portavano a considerare la politica, con il suo carico di responsabilità, come appannaggio maschile. Queste ventuno donne sono state quindi delle pioniere!

Nella Resistenza le donne hanno dato un contributo importante. Trovate che la storia le abbia raccontate come protagoniste?

Ci sembra importante sottolineare alcuni aspetti che hanno rappresentato ostacoli concreti al riconoscimento del ruolo delle donne nella Resistenza. Anzitutto l’idea che solo chi aveva combattuto con le armi aveva sconfitto il nazifascismo e riconquistato la democrazia. Più recentemente la storiografia ha messo in rilievo, invece, le diverse forme di resistenza e ha evidenziato che senza la partecipazione delle donne la Resistenza nel suo complesso non avrebbe retto. Terminata la guerra le donne sono tornate a casa e, a differenza degli uomini, non hanno rivendicato quello che avevano fatto. Inoltre, per la cultura patriarcale del tempo essere stata partigiana era un fatto più negativo che positivo. Le biografie riunite in Libere e sovrane possono essere un punto di partenza per le giovani generazioni per indagare la Resistenza a cominciare da ciò che hanno compiuto le donne.

Che ruolo hanno le illustrazioni nel progetto Libere e Sovrane?

Il libro nasce da un progetto precedente dedicato alle 21 donne che hanno fatto la Costituzione, ideato e realizzato nel 2016 in occasione dei settant’anni della Costituzione. Si tratta di una mostra itinerante, tutt’ora in viaggio, nella quale il ruolo delle illustrazioni è quello di dare un volto alle Madri costituenti. La realizzazione di Libere e sovrane ha richiesto una rielaborazione complessiva dei ritratti già esistenti nella mostra, nel libro il ruolo delle illustrazioni si è ampliato, abbiamo dovuto pensare a come ambientare le biografie sia nello spazio che nel tempo. La volontà di guardare e farsi guardare dai volti di queste donne accomuna mostra e libro. Il libro però è più ricco di dettagli e di informazioni visive che aiutano a immaginare quali elementi facessero parte delle loro vite. Michela Nanut ha fatto un profondo lavoro tra illustrazione digitale e fotografia. Alcune immagini sono vere e proprie citazioni di fotografie storiche rielaborate graficamente con colori brillanti, vivaci, a volte volutamente non naturalistici. Lettrici e lettori vorremmo si sentissero dei “testimoni” di quanto viene illustrato.

La vostra casa editrice ha un’attenzione particolare per la narrativa per l’infanzia e l’adolescenza. “Il mio super eserciziario femminista“, ad esempio, è un libro che contiene 56 pagine di giochi per combattere gli stereotipi di genere. Ci fai qualche esempio?

In questo libro l’azione più importante è il gioco. Giocare a trovare le differenze; giocare a immaginare i personaggi di una fiaba o di una realtà vicina al vissuto di lettori e lettrici evitando di rimanere intrappolati negli stereotipi; giocare a organizzare una festa in una stanza vuota dove gli invitati e le invitate si svelano giocando a ritagliare e incollare pezzi di corpo (testa, gambe, bocche, nasi, busti) e accessori che ne fanno risaltare l’identità di genere. L’esperienza alla quale sono invitati i bambini e le bambine che incontrano il libro di Claire Cantais è essenzialmente “giocare a essere”, una formula vitale per scegliere chi essere e diventare e per percepire l’esistenza di sé e degli altri come qualcosa di positivo, arricchente, benvenuto. Questo gioco è possibile anche mentre leggiamo Libere e sovrane: quale delle donne che hanno fatto la Costituzione vorreste essere voi?

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