Morto a Berlino Rolf Hochhuth, il drammaturgo che accusò il Papa di complicità nello sterminio degli ebrei

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Rolf Hochhuth
Rolf Hochhuth Photo by Das blaue Sofa

È morto mercoledì a Berlino lo scrittore e drammaturgo Rolf Hochhuth, improvvisamente deceduto a 89 anni nel suo appartamento. Lo ha riferito alla stampa il suo editore, Gert Ueding. Il nome di Hochhuth è stato a lungo legato alle polemiche innescate dalla sua prima e più famosa opera teatrale, “Il Vicario“, in cui l’artista accusava la Chiesa cattolica di complicità nella tragedia dell’olocausto.

Hochhuth è stato uno degli autori teatrali tedeschi più importanti del dopoguerra. Nato nel 1931 in Assia e cresciuto sotto il regime nazista, visse con drammatica intensità l’era buia della Shoa, “che non può mai essere perdonata e dimenticata”.

“Il Vicario” fu presentato per la prima volta nel 1963, gratuitamente, presso il Volksbühne di Berlino e immediatamente creò scalpore per il tema e i toni. In particolare l’opera puntata il dito verso lo stesso Papa Pio XII e contro la sua complicità, “passiva e cosciente”, con il nazismo e il conseguente sterminio degli ebrei.

Dopo il 1963, l’opera venne rappresentata nel 1965 a Roma, con l’allestimento del notissimo attore italiano Gian Maria Volonté. Il giorno dopo il debutto la Polizia fece chiudere il teatro, apparentemente per mancanza del certificato di agibilità dei locali. Successivamente, tuttavia, fu il Prefetto di Roma a vietare lo spettacolo, in quanto contrario alle norme del Concordato e quindi perché fonte di tensione con la Chiesa cattolica romana.

Da “Il Vicario” il regista greco Costa-Gavras trasse in seguito soggetto e sceneggiatura per il suo “Amen”, uscito nel 2002.

Paradossalmente, però, lo stesso Rolf Hochhuth fu al centro di un’altra polemica avvenuta nel 2005 e che però, questa volta, lo vide appoggiare David Irving, negazionista dell’olocausto, che Hochhuth definì “Un pioniere della storia moderna che ha scritto libri bellissimi”. Lo fece nell’ambito di un’intervista pubblicata sul Junge Freiheit e le reazioni dei lettori furono, com’era comprensibile, accese e fortemente critiche. Dopo qualche tempo il drammaturgo si scusò pubblicamente.