“EMERGENCY – Raccontare la pace”. Il mercato della guerra non si ferma, neanche in tempi di Coronavirus

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Il mercato della guerra non si ferma, neanche in tempi di Coronavirus

di Lorin Decarli, volontario di EMERGENCY

Una persona su quattro in Germania è molto preoccupata che il Paese possa essere coinvolto in un nuovo conflitto in grado di raggiungere il territorio tedesco. Questo ha fotografato il Sicherheitsreport 2020, l’annuale rapporto sulla sicurezza pubblicato a febbraio dall’Institut für Demoskopie di Allensbach.

Si tratta di un aumento di 10 punti percentuali rispetto all’anno scorso, segno che la paura della guerra sarebbe cresciuta in modo significativo. In particolare, il 58% della popolazione tedesca si dice molto preoccupato che la situazione in Europa e nel mondo stia diventando sempre più imprevedibile e il 44% teme che la Germania possa essere coinvolta in nuovi conflitti militari.

war photo

I dati si riferiscono ad un periodo nel quale la diffusione globale del virus COVID-19 non rappresentava ancora una minaccia. Del resto pare sia passato un secolo, ma nel contesto di continue tensioni internazionali il 2020 si è aperto – meno di tre mesi fa – con l’omicidio deliberato del generale iraniano Qasem Soleimani, un ulteriore atto fuori da qualunque legittimità internazionale, che ha cancellato anni di trattative diplomatiche e dialogo. Il 2019 è stato a sua volta segnato dai confronti sul piano militare, dai conflitti e dalle politiche di governi che non rispettano chi vive nella paura e nell’insicurezza.

Sull’informazione legata al Coronavirus si concentrano oggi, a buona ragione, le cronache a livello nazionale e internazionale, ricordandoci l’importanza di agire come comunità e di avere un sistema sanitario che garantisce cure gratuite e di qualità.

Ma, mentre siamo attenti alle conseguenze domestiche della pandemia COVID-19, c’è il rischio che cresca l’indifferenza verso gli altri drammi che si consumano nel mondo. Il Medio Oriente è ancora in fiamme e in Iraq, Siria, Afghanistan, Libia e Yemen i conflitti hanno devastato la vita di milioni di persone tra morti e feriti. Persone che soffrono la fame e la mancanza di cure mediche e continuano a fuggire alla ricerca di un futuro, anche via mare, rischiando la vita.

Photo by Brian Harrington Spier

Che la situazione fosse seria per tutti ben prima del Coronavirus è stato certificato anche da istituti di ricerca indipendenti. A fine gennaio le lancette dell'”Orologio dell’Apocalisse” sono state spostate a 100 secondi dalla mezzanotte, segno che “l’umanità non è mai stata così in pericolo”. Gli scienziati del Bulletin of the Atomic Scientists di Chicago hanno infatti stabilito simbolicamente che questo è il tempo che separa l’umanità dall'”ora zero”, una catastrofe globale.

L’orologio “Doomsday Clock” è stato presentato per la volta al pubblico nel 1947 e da allora non è mai stato così avanti. Per gli scienziati, insieme alle conseguenze disastrose provocate dal cambiamento climatico, è il pericolo delle guerre e delle armi nucleari a mettere a repentaglio, oggi più che mai, il futuro del pianeta e di ognuno di noi.

A fine gennaio le lancette dell'”Orologio dell´Apocalisse” sono state spostate a 100 secondi dalla mezzanotte

Oggi, la pandemia del COVID-19 si sovrappone ai disastri di un mondo già malato di guerra. Governi e ONG riportano i dati allarmanti sulle possibili conseguenza di una diffusione importante del virus anche laddove mancano strutture mediche, garanzie igieniche o vi sono sistemi sanitari fragili e poveri. Si tratta proprio dei luoghi abitati da chi vive le conseguenze dei conflitti e della povertà, della negazione dei diritti umani e dell’ingiustizia sociale.

È intanto notizia di pochi giorni fa che, nonostante l’epidemia di Coronavirus, alcune Regioni tedesche come la Bassa Sassonia non escludono di continuare a rimpatriare i richiedenti asilo respinti, cercando di organizzare la prosecuzione delle deportazioni nell’ambito delle loro attuali possibilità.

L’informazione è stata diffusa dopo che il 12 marzo – a crisi pandemica già conclamata – altri 39 afghani sono stati obbligati a tornare in patria con un volo tedesco. Lo stesso era avvenuto in febbraio da Berlino. Dai primi rimpatri del dicembre 2016, un totale di 876 richiedenti asilo respinti sono stati riportati dalla Germania nel Paese in guerra.

Afghanistan photo

Lì, ad esempio, l’Apocalisse c’è da quarant’anni, continuando a causare vittime (da fonti delle Nazioni Unite almeno 34.677 civili uccisi negli ultimi 10 anni all’ottobre 2019). Un conflitto che purtroppo conosciamo bene: EMERGENCY lavora in Afghanistan dal 1999, e da allora ha garantito cure mediche e chirurgiche gratuite a 6 milioni di persone vittime della guerra.

La strada per la risoluzione politica della guerra in Afghanistan è ancora lontana e difficile da trovare. Poche settimane fa gli USA firmavano un accordo con i talebani, sei giorni dopo un nuovo terribile attentato devastava Kabul. Ma i rimpatri dalla Germania verso la capitale afghana non si fermano. Una pratica inaccettabile che deve essere fermata.

Nel mezzo di questa crisi globale, mentre tra la popolazione tedesca cresce anche la paura per una guerra in casa, è necessario continuare a raccontare anche quale sia il dramma di chi già oggi si trova a patire i conflitti e a non avere accesso a strutture mediche, scegliendo magari di migrare verso zone più sicure, perdendo la vita o trovandosi in trappola poi in luoghi infernali come i campi profughi sovrappopolati o le carceri libiche.

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In molti hanno suggerito che questo momento possa essere sfruttato per una riflessione sul senso che vogliamo dare alla nostra comunità. Di fronte a una nuova crisi globale, che ci obbliga a ridefinire le nostre priorità, possiamo tutti interrogarci e ricercare le cause delle disuguaglianze nel mondo, opponendoci a un sistema che ammette nella sua logica normale i conflitti e la negazione dei diritti umani, tra cui ovviamente il diritto di accedere a strutture mediche gratuite, efficaci e di qualità.

A tal proposito, secondo i nuovi dati dell’Istituto Internazionale di Ricerche sulla Pace di Stoccolma (SIPRI) nel 2015-19 il commercio internazionale di armi è aumentato del 5,5% rispetto al quinquennio precedente. I maggiori esportatori di armi sono stati, in ordine, gli Stati Uniti, la Russia, la Francia, la Germania e la Cina. Le esportazioni di armi della Germania sono aumentate in tale quadro del 17%.

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Dal lato opposto il Medio Oriente ha registrato un +61% negli acquisti di armamenti nello stesso periodo e lì si trova oggi il 35% della domanda mondiale. Questi dati dei ricercatori del SIPRI si riferiscono a misurazioni del volume dei traffici di armamenti e non tengono conto del commercio in armi leggere. Per le cifre legate alla spesa militare globale si attende il prossimo rapporto 2020.

Intanto sappiamo già che il mercato della guerra e relazioni legate alla produzione e alla vendita di armi non si fermano, neanche in tempi di Coronavirus. Tante risorse che dovremmo invece impiegare per costruire la pace.

Disumana, ingiusta, stupida: quando capiremo tutti che la guerra deve sparire dalla storia, se l’umanità vuole sopravvivere?

EMERGENCY è un’associazione indipendente e neutrale che offre cure medico-chirurgiche gratuite e di elevata qualità alle vittime delle guerre e della povertà. EMERGENCY promuove una cultura di pace, solidarietà e rispetto dei diritti umani.

EMERGENCY continua a lavorare anche durante la crisi COVID-19 per garantire assistenza in tutti i territori dove ha progetti attivi. In Italia è intensamente impegnata, dove possibile, in coordinamento con le locali unità di crisi. In tutti i progetti nel mondo ha altresì attivato protocolli specifici per far fronte all’emergenza medica, anche nei Paesi finora non colpiti dalla pandemia. Per saperne di più è possibile visitare il sito ufficiale.

La rubrica “Raccontare la pace” è frutto della collaborazione di EMERGENCY Deutschland con questo giornale.