Coronavirus: sono davvero utili le indicazioni del Senato di Berlino per chi torna dalle zone a rischio?

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Il ministro federale della salute Spahn ha dichiarato ieri che la Germania è “all’inizio di un’epidemia di Coronavirus”, mentre il ministro federale dell’Interno Horst Seehofer e lo stesso Spahn hanno annunciato la costituzione di un team congiunto per la gestione del problema.

Intanto il Senato di Berlino continua ad invitare le persone provenienti dalle zone a rischio a telefonare alla apposita hotline (030/90 28 28 28) o a segnalarlo telefonicamente al medico di base.

Ma cosa succede a quel punto?

Citiamo come testimonianza quanto riportato alla rbb dal cameraman Marius Hörner, che vive a Berlino, nel distretto di Lichtenberg. Dopo aver partecipato ai mondiali di biathlon nel nord Italia, e in procinto di tornare nella capitale tedesca, il 35enne ha chiesto di essere sottoposto al test del Coronavirus prima di tornare dalla famiglia e dai colleghi di lavoro, proprio come raccomandato dal Dipartimento per la salute.

Ma non è stato così facile.

Hörner ha infatti provato subito a chiamare la hotline dell’amministrazione sanitaria. Dopo un’ora e ben 68 telefonate è finalmente riuscito a parlare con un operatore, che lo ha però indirizzato al suo medico di famiglia. “Sembravano completamente disorientati e contraddittori”, ha ribadito Hörner, sostenendo che la hotline “non faccia nulla” per persone nella sua situazione.

Hörner ha quindi provato a chiamare il suo medico di base, che al telefono non lo ha ammesso nella sua praxis perché proveniente da una regione a rischio.
Inoltre, il medico, come diversi altri, non possedeva test rapidi relativi al Coronavirus.

Hörner ha provato quindi presso Sana Klinikum, di Lichtenberg, ma con esisto negativo, e la stessa cosa è successa alla Virchow-Klinikum, a Wedding. Hörner è stato quindi “dirottato” allo Charité. Qui si è sentito dire che il test rapido era riservato a persone che avessero avuto un contatto con persone certificate come infette e che avrebbe dovuto pagare il costo dell’esame. Quanto? Ben 300 euro. “Neanche loro sanno cosa fare”, ha commentato Hörner, padre di un bambino di un anno.

Il dipartimento della salute ha replicato, sostenendo che la hotline debba essere considerata “principalmente per avere dei chiarimenti” e che in base alle informazioni contenute nell’articolo si evince che l’uomo non risultasse proveniente dall’area a rischio identificata dal Robert Koch-Institut. Non farebbe quindi parte del gruppo di persone per le quali è raccomandato il test. Il dipartimento ha comunque definito “incomprensibile” il fatto che il medico di base abbia rifiutato di effettuare il test al paziente.

Il giovane cameraman è tornato a casa “sentendosi stupido”. Il suo vero problema? L’assenza di sintomi. Se Hörner avesse avuto sintomi come tosse o naso che cola o evidenti manifestazioni di una sindrome influenzale, sarebbe stato direttamente ricoverato, anche gratuitamente.

A questo si aggiunge la situazione degli aeroporti di Berlino, Tegel e Schönefeld, in cui ad oggi ancora non vengono adottate precauzioni particolari per chi arriva da zone a rischio.

A questo punto, se già il provvedimento del Senato rinvia i controlli interamente alla responsabilità individuale e consiglia a chi arriva da Lombardia e Veneto di contattare telefonicamente le autorità, verificare l’efficacia degli strumenti preposti a fronteggiare il problema diventa ancora più importante.

Intanto la donna ricoverata ieri mattina a Berlino con la febbre alta presso l’ospedale St. Gertrauden di Wilmersdorf e arrivata nella capitale tedesca su un Flixibus proveniente da Milano è risultata negativa al test del Coronavirus, almeno secondo quanto riportato dalla Berliner Zeitung.