Quando ci vediamo è sempre notte fonda, ed è sempre un piacere

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I only come out at night
I only come out at night

Mi sono alzato alle 8am. Le ultime notti sono state poco serene, due notti fa, a dire il vero, ho dormito malissimo. La peggiore notte degli ultimi due mesi. Insonnia, incubi, acufeni di merda. Ho preso l‘abitudine ad andare a letto con del white noise et similia di sottofondo, mi aiuta ad allontanarmi dal ronzio interno. Ma non ho avuto internet per settimane, e allora nessun suono supplementare. Se fosse stata estate, avrei aperto la finestra e avrei cercato di focalizzare l‘attenzione su qualche rumore esterno. Tempo fa ho iniziato a leggere dei libri, e per qualche motivo poi ho smesso. L’anno scorso sono stato molto irrequieto, e non ho concluso nulla, nemmeno la lettura di alcuni testi.

In queste lunghe giornate e notti insonni ho ripreso “M Train” di Patti Smith, e “Le correzioni” di J. Franzen, che avevo già iniziato a Natale a casa dei miei, dove avevo trovato uno snocciola-olive, e se conoscete il libro, capirete bene per quale motivo il mio anxiety alarm abbia iniziato a vibrare. Questa è un’altra mia nota caratteristica, “all at once”. Ho sempre ritenuto di lavorare meglio sotto stress e facendo tante cose diverse, di fatto sono meno attento e se ricevo due messaggi contemporaneamente su Facebook salto in aria.
 Ho finalmente riaperto alcune buste post-trasloco. Le avevo lasciate sei mesi in un angolo, e non sono le ultime. Sarebbe stato molto più semplice portarle giù in cortile e buttarle via. Dopotutto, se non le ho aperte fino ad ora, vuol dire che non c’è all‘interno nulla che mi serva davvero.

L’inverno scorso si è allagata la cantina del mio vecchio appartamento. Non sono andato giù finché ho potuto, poi, dovendo partire per un viaggio, il giorno prima mi sono forzato. Una valigia era ammuffita e all‘interno c‘erano foto e diari e roba di quando ero adolescente. Tanti anni fa trasferii a Roma in macchina tutto quello che possedevo a casa dei miei genitori, avendo deciso sarebbe stata “la mia città”, ma poi ho lasciato la capitale, e allora mi sono portato tutte queste stronzate nelle successive due città. All‘interno delle buste, in un angolo del salotto del nuovo appartamento, c‘erano ancora delle foto ammuffite. Foto di me sul Mar Morto, foto del battesimo di un mio cugino, foto di me con mio padre, e tante lettere. La muffa ha divorato quasi tutto, e l‘acqua sciolto il resto, ho tenuto alcune foto dove la parte centrale è rimasta intatta. Solo che adesso non so che farne, da giorni tutto giace sul tavolo da pranzo. Avrei dovuto buttare le buste senza esplorarne il contenuto!

Sono stato diverse volte in questa birreria italiana, si chiama proprio “BIRRA“. Alcuni miei amici avevano una gig lì (si suona in acustico, il martedì), e allora il bar manager, da buon e-manager, mi ha aggiunto su Facebook vedendo che mi scrivevo con i ragazzi.
Il locale si trova vicino casa, per cui è stato piacevole fare nel mio giorno libero una passeggiata fino alla location, e vedere un po’ di amici.  Mi sono presentato dal vivo con N. e caso ha voluto che tornassi in quel posto nelle settimane successive, avrebbero suonato altri amici, e questo perché il booker della serata è una conoscenza comune, oltre ad essere un ottimo batterista. È stato piacevole e non posso che appoggiare un’iniziativa del genere, musica live for free – le offerte sono benvenute – e birra artigianale, e per quanto io non sia un amante della birra, ne bevo un paio di bicchieri con piacere.
Tra l’altro l’ultima volta ho trovato dietro al bancone tale Jimmy, che tempo fa aveva lavorato in promozione di un brand di birra artigianale al rock’n’roll bar dove lavoro io. Le città, specialmente in determinati circuiti, sono piccolissimi centri.

A lavoro sono diventato impossibile. Ho una personalità troppo spiccata e prepotente, diciamo. Non c’è davvero modo di smussare questo, in un mese ho avuto due incontri privati con i miei capi per parlare di questa situazione. La musica, la scrittura, la lettura, le piccole invettive creative possono aiutarmi.
Ho preso dei giorni liberi. Alcuni amici miei hanno un record release al Volksbühne il prossimo mese ed ho già preso il biglietto. La cantante insiste per avermi in un suo video che girano domenica, ma sono davvero inadatto. Il Bassy Club sta per chiudere e potrei trascorrere lì il mio tempo libero se volessi davvero andare a vedere tutti gli amici, tuttavia mi tengo libero per una serata di rockabilly, una mia collega canta nella band, you know. E non posso perdermi l’Electric Sideshow, prodotto dalla più bella creatura finlandese che abbiamo in città. Quando ci vediamo è sempre notte fonda, ed è sempre un piacere. E poi un viaggio. Ein Arschloch va in vacanza prima che salti in aria! In realtà ho bisogno di vedere un’amica che vive lontano, la vita è diventata così cattiva che non voglio aspettare più nulla. Ringrazio anticipatamente l‘alprazolam che terrà a bada il panico dentro di me.

Sto scrivendo due nuove tracce, e anche questo è molto tipico di me. Sarebbe più opportuno “ripassare” qualcos’altro, ma invece provo nuove accordature, rigorosamente “ad minchiam”. Sto anche scrivendo dei testi che, non c‘è bisogno di dirlo, non sono proprio la “gioia”. I miei amici continuano a dirmi che sono “mean”, cattivo. Non penso di esserlo, ma sono stanco delle stronzate, delle apparenze, del drama e, se dici le cose come stanno, allora sei uno stronzo, ma come tutti ben sappiamo ich bin kein Künstler, ich bin ein Arschloch!
Ogni giorno mi sforzo per uscire di casa. Trascorrerei le mie giornate a letto. Vorrei poter dormire sempre. Dormire troppo mi fa venire mal di testa, per cui devo sempre puntare una sveglia, anche nei giorni liberi. Lunedì ho avuto due appuntamenti fuori casa, rigorosamente in due edifici uno di fronte all‘altro: ottimizzazione del tempo anche nel tempo libero. Entrambi gli appuntamenti hanno procurato ritardi e io sono entrato un po’ nel panico. Non volevo andare lì, innanzitutto, e poi giravo in tondo come un topo in trappola. Volevo solo tornare a casa, immediatamente, e mettermi a letto. Quando cala il buio mi sento confortato, perché finalmente ho diritto di non dover più fare nulla. Sono settimane che voglio scomparire. Mi sforzo di avere contatti sociali, perché in fondo mi fa piacere, e perché mi salva da questo strano risvolto delle lenzuola.

Ho bisogno di qualcosa di straordinario.