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Ryanair: due dipendenti berlinesi parlano di condizioni di lavoro “scandalose”

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Photo by ta_dzik

Anche e soprattutto per la fine dell’anno, molti si affrettano a volare a casa per le vacanze con Ryanair, che offre biglietti spesso ultraeconomici, nonostante la cancellazione improvvisa di molti voli negli ultimi mesi dell’anno. Ma qual è il prezzo di tanta convenienza? Da tempo si parla delle difficili condizioni di lavoro subite dai dipendenti della compagnia low-cost irlandese, ma recentemente questi rilievi sono stati integrati dalle dichiarazioni rese alla Berliner Zeitung da da due dipendenti Ryanair berlinesi .

I due uomini, che hanno scelto di comparire nell’intervista con due nomi fittizi (Dave e Roman), hanno raccontato nel dettaglio tutta una serie di ragioni che renderebbero il lavoro per Ryanair altamente indesiderabile.
Innanzitutto ci sarebbe il costante timore di essere licenziati. L’attività sindacale non è ovviamente vietata, ma secondo i due dipendenti intervistati nessuno se la sentirebbe di impegnarsi in questo senso.

I contratti sarebbero poi sempre rigorosamente a tempo determinato, due o tre anni massimo e si prediligerebbero candidati di età inferiore ai 25 anni e possibilmente senza precedenti esperienze professionali e provenienti da Paesi in cui l’occupazione è scarsa.
Secondo Dave e Roman questa scelta sarebbe atta a scongiurare un’eccessiva conoscenza e quindi consapevolezza, da parte dei dipendenti, dei meccanismi fortemente limitativi intrinsechi alle condizioni di lavoro offerte dalla compagnia.

I compensi sarebbero bassi e spesso decurtati delle spese relative ai corsi di formazione (circa 500 euro di iscrizione e 2999 di formazione), non arrivando per diverso tempo a più di 1000 euro mensili. Le ferie sarebbero formalmente di 29 giorni l’anno, ma spesso ridotte fino a 19 giorni in casi particolari, come per esempio averle ottenute in costanza delle festività natalizie. I tempi di attesa durante l’esercizio delle mansioni lavorative, inoltre, non sarebbero conteggiati nel calcolo delle ore retribuite. Il personale di cabina sarebbe inoltre incentivato in modo pressante a vendere prodotti in volo e controllato in questo senso attraverso un telefono di bordo.

Un altro fatto lamentato è che i lavoratori “poco produttivi” sarebbero costretti ad andare a Dublino, presso la sede centrale della compagnia, restando quindi fermi uno o due giorni e quindi non guadagnando. Mancato guadagno si avrebbe anche in applicazione del principio generale “zero ore, zero guadagno”, ad esempio chi esaurisca il numero di ore previsto prima del tempo (900 ore annue), sarebbe di fatto obbligato a chiedere congedi non retribuiti.

I compensi sarebbero più alti per chi dipende direttamente da Ryanair, più bassi per chi è assunto tramite agenzie come Crewlink oppure Workforce. Più bassi sarebbero inoltre gli stipendi di chi è assunto nei Paesi dell’Europa meridionale, condizione che imporrebbe l’accettazione di ulteriori tagli.

La compagnia si è difesa, sostenendo che, al contrario di quanto dichiarato dai dipendenti in questione, il tasso di retribuzione oraria sarebbe decisamente alto (tra 24.000 e 40.000 euro annui), le festività sarebbero coperte e i viaggi a Dublino per i dipendenti poco produttivi rientrerebbero nella fattispecie della “formazione utile”.
Per quanto riguarda le attività di vendita a bordo, la compagnia le monitorerebbe, come da normale prassi aziendale, ma senza esercitare pressioni inopportune e al contrario limitandosi a premiare il conseguimento di risultati in questo senso.

Il Verdi, sindacato tedesco del terziario, ha tuttavia confermato le versioni dei due dipendenti intervistati dal Morgenpost e rilanciato sottolineando il fatto che in Germania non vengano rispettate le norme sul lavoro interinale e sulle indennità di malattia e di voler presto agire nelle sedi competenti, nel 2018.
Fa eco a queste dichiarazioni anche l’UFO, l’organizzazione degli assistenti di volo indipendenti, che parla di “cultura della paura” e della necessità di “continuare a spingere” perché questo cambi.

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