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Berlino è femmina. Medulla, il workshop per conoscersi attraverso il ciclo

ciclo
“Unfolding” di Francesca Ameeta Piazzi

di Valentina Risaliti

È parte integrante e fondamentale della vita di ogni donna, eppure se ne parla poco, anzi pochissimo. Il ciclo mestruale non è solo un tema che si affronta di rado, ma un tabù antico e radicato, che non pare attenuarsi con l’avanzare né dei tempi, né del femminismo.

In quanto donne, cresciamo per lo più abituate a tacere la questione e, se capita di parlarne, è spesso in termini negativi, o per lamentarcene o in relazione alla sindrome premestruale. Così facendo dimentichiamo però che sovente il silenzio intorno a un tema suggerisce che vi sia qualcosa di sbagliato e dunque, in questo caso specifico, qualcosa di profondamente disdicevole nella condizione femminile stessa. La verità è che il ciclo mestruale non è solo un valido strumento nel percorso di conoscenza del corpo femminile, ma un ottimo alleato su cui fare affidamento per affrontare al meglio le diverse sfere della nostra esistenza, da quella emotiva a quella professionale.

Di simili vedute è anche Anna Buzzoni, ideatrice e fondatrice di Medulla, associazione che si dedica all’educazione e alla ricerca per un ciclo mestruale consapevole. “Avere la giusta misura del ciclo vuol dire sapersi muovere in sintonia con la vita stessa” mi spiega durante il nostro incontro in un bar di Prenzlauer Berg, “Il ciclo mestruale è solo una delle molteplici manifestazioni del ritmo ciclico che permea la vita sulla Terra e che ritroviamo ad esempio nel respiro, nel ritmo circadiano, nelle stagioni e così via”.

Fondata quest’anno, l’associazione di Anna, trentottenne originaria di Ferrara, sta già riscuotendo un discreto successo, come mi conferma lei stessa: “Da aprile ho organizzato vari seminari a Ferrara e Venezia, che ora porterò anche a Padova e Bologna, e poi ovviamente ci sono i workshop che si terranno all’Oblomov di Berlino, tra ottobre e dicembre(qui il programma completo e i dettagli d’iscrizione, qui l’evento Facebook n.d.r.).

Tuttavia il percorso che ha permesso la nascita di Medulla è andato delineandosi in maniera inconsapevole sin dal 2005, anno in cui Anna ha terminato gli studi di interpretariato e traduzione: “Conclusa la mia formazione universitaria, ho iniziato a collaborare con varie istituzioni in svariati ambiti, dall’Unione Europea al Governo, facendo contemporaneamente volontariato in un istituto di permacultura” mi racconta, “Mi sono così accorta di essere profondamente affascinata dagli ecosistemi. Ho avuto un lutto in famiglia, esperienza che mi ha aiutata a fare pace con la morte e di conseguenza con la natura. Grazie all’orto di cui mi occupavo ho iniziato a vedere come il rifiuto diventa nutrimento e come l’autunno sia una delle stagioni più importanti. Ho cominciato a notare questo continuo ciclo di integrazione e disintegrazione della vita ovunque”. Poi la malattia dovuta a un profondo stress lavorativo e l’incontro, fortuito e casuale, con dottoresse sensibili all’importanza del ciclo mestruale.

“Onestamente all’inizio ho fatto un po’ di resistenza” mi confessa Anna con un sorriso ” perché col mio ciclo non avevo un grande rapporto. Poi però ho iniziato a interessarmene. Dapprima ho smesso la pillola, perché pensavo che regolasse il mestruo e invece ho scoperto che lo sopprimeva del tutto. Ho fatto un corso di fertility awarness management methods e ho iniziato a studiare il metodo sintotermico per la mia contraccezione. Approfondendo la materia mi sono accorta che, unendo le fila, potevo usare queste conoscenze anche sul lavoro, ad esempio monitorando i miei livelli di estrogeno. L’estrogeno stimola infatti l’emisfero sinistro, che è quello con cui noi pianifichiamo e strutturiamo, il progesterone invece quello destro, più legato all’intuizione. Ho iniziato a parlarne con le amiche. Da cosa nasce cosa e si è formato un gruppo. Mi hanno chiesto un laboratorio, poi un altro e un altro ancora. Io nel frattempo avevo smesso di lavorare nelle organizzazioni internazionali, mi sono presa un lavoro part-time che pagasse le bollette e mi sono concentrata su Medulla”.

Oggi Anna organizza workshop brevi e lunghi a tempo pieno, strutturati in diverso modo a seconda della location e delle particolari necessità di ogni gruppo di studio.
Dopo le esperienze italiane, il seminario si prepara a sbarcare anche a Berlino, città in cui Anna vive da tempo. I workshop che si terranno sia in inglese che in italiano, dureranno circa due ore l’uno e potranno essere frequentati anche singolarmente. Una formula un po’ diversa da quella proposta in Italia, che consiste invece in un seminario di circa venti ore distribuito, su 4 o 5 mesi.
“La formula lunga consente di iniziare a monitorare il proprio ciclo con l’ausilio di tabelle, per valutarne regolarità e costanti. Nel primo incontro vediamo la fisiologia del ciclo mestruale e insegno a tracciare il ciclo su carta. Nel secondo faccio un lavoro con gli archetipi e analizzo altri cicli biologici, evidenziandone le analogie con il ciclo mestruale. Il terzo appuntamento è dedicato all’interpretazione dei sintomi, la cosiddetta body literacy, mentre nel quarto ritorniamo sui principi che regolano il ciclo”.

Griglia tracciato dei sintomi “antipatici”

Gli incontri brevi sono invece organizzati in modo da offrire non solo una panoramica sui temi già evidenziati, ma anche su problematiche più specifiche, come la sindrome premestruale e la spinosa questione delle valide alternative a pillola e assorbenti: “Qualsiasi scelta faccia una donna in questo ambito è personale e pertanto legittima. Il problema vero è che non si fanno scelte informate. Da una parte c’è una comunità medica poco disposta a trattarti come una persona in grado di fare delle scelte oculate. ‘Hai le mestruazioni irregolari? Prendi la pillola!’, ‘Hai l’acne? Prendi la pillola!’: la pillola non regola il ciclo, lo annulla. Io mi aspetto che il mio medico mi informi prima che io vada a comprare il medicinale e legga il bugiardino. La pillola è un farmaco pesante con controindicazioni anche gravi e dichiarato cancerogeno dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 2005. Visto che non salva la vita, mi aspetto che non dicano fandonie e che ti chiariscano i rischi comprovati maggiori, tipo la depressione, i coaguli del sangue e gli effetti che potrebbe avere su seno, ossa e cuore. La pillola è una scelta legittima perché siamo tutte diverse e abbiamo bisogno di risposte diverse e in diversi momenti della nostra vita. Ma c’è bisogno di pillole migliori, con dosaggi diversi per ogni corporatura e donna e informazione sulla riproduzione e tutti i metodi che esistono”.

Il metodo sintotermico, mi racconta Anna, è ad esempio sicuro al 99,2% per uso perfetto, ossia implicando l’astinenza nei periodi di fertilità, e al 97-98% per uso tipico, ovvero implicando l’uso di preservativo o diaframma in quegli stessi periodi. Stiamo parlando di margini di efficacia più alti della pillola: “Ovviamente si tratta di sistemi che prevedono una formazione scientifica precisa, al termine della quale si riceve un certificato, ma una volta terminato il percorso non si è più dipendenti da un farmaco: una bella conquista!” mi spiega.

Il tema è certamente affascinante e fa venir voglia di relazionarsi al proprio corpo in maniera completamente diversa, cercando di scorgere un punto di forza laddove normalmente si tende a intravedere una debolezza: “Col mio lavoro cerco di far capire che un altro mondo è possibile, cerco di espandere gli orizzonti. A me è servito ancorarmi nel corpo per capire meglio me stessa. Il corpo mi serviva prima per ottenere dei risultati, facevo un lavoro molto intellettuale. Prima era o un mezzo o un ostacolo, mai una guida. In America tanti workshop sul ciclo si chiamano fix your period o take control over your body, ma per me c’è un problema semantico. Secondo me è anche importante lasciarsi andare, non dover ottenere per forza. C’è un momento per fare e uno per fermarsi. Il corpo e questo lavoro sul ciclo da una parte ti permettono di avere più conoscenza e controllo, ma dall’altra ti insegnano la bellezza del lasciarsi guidare”.

 

VALENTINA RISALITI è una reporter, videomaker e producer, con la passione per il documentario d’autore, i libri (tutti) e le teorie del complotto. Degna discendente di una famiglia di “amazzoni”, è da sempre legata ai temi del femminismo, della difesa dei diritti delle donne e al rispetto dell’ambiente. Idealista incallita, viene spesso tacciata da amici e parenti di essere insopportabilmente critica. Ha studiato filosofia e giornalismo e ama riconoscersi nelle parole delle grandi donne del passato. Oggi vive a Berlino, dove tra un libro di Patti Smith e uno di Simone de Beauvoir, si dedica a diversi progetti.  www.valentinarisaliti.com / Twitter: ValentinaRisal 

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