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Berlino è femmina. Intervista a Laura Méritt, pioniera del femminismo sex positive

di Valentina Risaliti

Quanto la percezione, conscia o subconscia, che abbiamo della sessualità è condizionata da una visione essenzialmente negativa? E in che modo è possibile superare il senso di vergogna e repressione che ha per anni caratterizzato la relazione occidentale col sesso inteso come pura pratica volta al piacere? Quando negli anni ’80 la linguista e politologa tedesca Laura Méritt, originaria di Wadern, si guardò intorno per cercare un modello di femminismo che rispondesse a queste e a molte altre domande, non poté trovare risposte a suo parere esaustive. La Germania di allora, forse ancora troppo condizionata da una lunga tradizione psicoanalitica, purtroppo non offriva un modello che promuovesse positivamente il concetto di sessualità. Così Laura, allora poco più che ventenne, iniziò la sua personalissima ricerca del “Santo Graal” del femminismo, un modello che intendesse la libertà sessuale come componente essenziale dell’emancipazione femminile. La risposta la trovò negli Stati Uniti, dove il movimento del sex positive feminism, o femminismo pro-sesso, stava in quegli anni emergendo con veemenza.


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Nato alla fine degli anni ‘70 in risposta alle posizioni di alcune femministe che consideravano la pornografia direttamente responsabile dell’oppressione femminile, il femminismo pro-sessuale rivendicava, al contrario, una promozione della sessualità intesa come sana pratica ricreativa.

Laura Méritt e il femminismo americano

L’incontro di Laura con alcune delle maggiori esponenti del movimento determinò l’inizio di un’avventura. “Andai in America spinta dall’esigenza di trovare un modo di intendere la sessualità che mi appartenesse” mi dice Laura, mentre conversiamo nel suo studio “e quando tornai iniziai a organizzare i primi incontri pro-sesso. All’inizio si trattava per lo più di feste volte a promuovere ed esplorare i diversi tipi di sex toys, i cosiddetti dildo parties, ma presto la componente di divulgazione ed educazione sessuale divenne preponderante. Da allora non ho mai smesso di dedicarmi alla causa”.

Salon Sexclusivitäten – Photo by Polly Fannlaf (c)

Gli sporadici incontri tra donne organizzati nella cucina di casa, diventano un lavoro a tempo pieno quando, nel 1993, Laura fonda a Berlino Sexclusivitäten, impresa femminista volta alla promozione della salute sessuale e del benessere di tutti. “Sexclusivitäten non è solo un negozio” ammette orgogliosamente Laura “ma è soprattutto un punto di ritrovo. Io mi impegno per garantire libero accesso a beni e informazioni relativi al sesso. Ed è anche per questa ragione che mantengo la mia attività nel mio appartamento: voglio un luogo familiare, in cui le persone si sentano a proprio agio e possano esprimersi senza sentirsi giudicate”.

Qui Laura si dedica da allora a una miriade di attività, come mi conferma lei stessa: “Ci occupiamo di stampare libri, di organizzare workshop e conferenze. Sviluppiamo inoltre sex toys per la comunità trans e per tutte quelle persone che fanno parte delle cosiddette minoranze. Nessuno ci pensa, ma spesso non esistono giocattoli adatti a persone in sovrappeso o con mobilità ridotta. Noi ci occupiamo anche di questo”.

La selezione dei sex toys presenti sul catalogo di Sexclusivitäten, mi spiega, si basa su criteri ben precisi: “Innanzitutto i giocattoli sessuali devono essere ecologici. In passato tutti i sex toys erano in plastica e contenevano moltissime sostanze chimiche. Non venivano nemmeno testati. Lo stesso vale per i lubrificanti, che non devono contenere né petrolio, né profumo, né conservanti. Il secondo criterio ha a che fare con la produzione, che dev’essere etica e possibilmente locale. Per me è molto importante non finanziare le grandi industrie, ma piuttosto le piccole imprese, soprattutto quelle che danno lavoro alle donne e alle minoranze”.

Workshop di Laura Méritt – Photo by Polly Fannlaf (c)

Il salon della Méritt offre poi accesso diretto a una vasta filmografia erotica e pornografica femminista, nonché a una libreria ben fornita: “Il mio salon è aperto tutti i venerdì pomeriggio, a chiunque sia interessato a conoscere le nostre attività. Oltre alle conferenze su diverse tematiche, dall’educazione sessuale a quella sentimentale fino ad arrivare ai dibattiti sul femminismo, organizziamo sessioni di meditazione, lezioni di anatomia e visioni di film. Siamo anche aperti a proposte di vario genere da parte di esterni, che possono chiedere di organizzare eventi in questo spazio”.

Il resto della settimana, mi spiega Laura, è invece dedicato alle lezioni private e ai seminari: “Io offro lezioni sia private che di gruppo. Si tratta per lo più di lezioni dedicate all’anatomia e alla conoscenza del proprio corpo, in modo da poterne avere un’esperienza sana e positiva. Se impari a conoscere il tuo corpo e ad amarlo, l’esperienza sessuale è ovviamente più soddisfacente, ma non solo quella. Nessuno ti insegna questo genere di cose, purtroppo, e molti dei miei allievi arrivano qui pensando di avere qualcosa che non va. Attraverso le lezioni e il contatto con le esperienze altrui, si rendono invece conto che è tutto normale.
Moltissime donne, ad esempio, pensano di doversi sottoporre a interventi chirurgici, perché convinte di avere organi sessuali anormali: qui, nel mio salon, grazie alle sessioni di osservazione genitale, impariamo che ognuno è diverso e che non c’è nulla di sbagliato in noi. E anche che con l’età si cambia e va bene così. Lavoriamo inoltre al fine di risvegliare parti assopite del nostro corpo, insegnando diverse tecniche di stimolazione, respirazione e utilizzo dell’immaginazione”.

L’impegno di Sexclusivitäten si profonde anche nell’organizzazione di PorYes, il festival berlinese dedicato al cinema pornografico femminista fondato da Laura sulla scia di quello di Toronto: “L’iniziativa nasce dalla constatazione che il porno è, in fin dei conti, una descrizione della sessualità” mi spiega “l’intento è dunque di fare in modo che tale descrizione sia realistica e inclusiva”. Ma in base a quali criteri, chiedo, un film porno può essere definito femminista? “Innanzitutto ogni protagonista deve provare piacere” mi risponde Laura “poi è necessario vedere la diversità: diverse generazioni, generi, culture e così via. Infine la produzione deve rispettare criteri di eticità: le condizioni di lavoro devono essere ottimali e ogni partecipante deve essere consenziente”.

Domando alla Méritt perché, secondo lei, un sistema caratterizzato da costanti messaggi sessuali, sia ancora così reticente all’ora di affrontare un discorso aperto e, soprattutto, onesto sul sesso: “Purtroppo” mi dice “questo mondo offre un’immagine distorta della sessualità e, peggio, ci educa alla perfezione. I media non sembrano far altro che suggerirci che, se non siamo belli e sexy, allora il sesso non fa per noi.
Questo atteggiamento crea moltissime insicurezze e un enorme stress performativo. In fin dei conti, però, questa idea della sessualità è davvero molto ridotta. Il mio lavoro è fare in modo che chiunque si senta a proprio agio con la propria sessualità e che abbia i mezzi per esplorarla, traendone il maggior piacere possibile. Viviamo in una cultura che ci fa sentire spesso inadeguati su tutti i fronti: la mia missione è lavorare per una maggiore accettazione di se stessi e delle proprie diversità”.

VALENTINA RISALITI è una reporter, videomaker e producer, con la passione per il documentario d’autore, i libri (tutti) e le teorie del complotto. Degna discendente di una famiglia di “amazzoni”, è da sempre legata ai temi del femminismo, della difesa dei diritti delle donne e al rispetto dell’ambiente. Idealista incallita, viene spesso tacciata da amici e parenti di essere insopportabilmente critica. Ha studiato filosofia e giornalismo e ama riconoscersi nelle parole delle grandi donne del passato. Oggi vive a Berlino, dove tra un libro di Patti Smith e uno di Simone de Beauvoir, si dedica a diversi progetti.  www.valentinarisaliti.com / Twitter: ValentinaRisal 

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