Unconventional Berlin Diary: Verdena e sangue

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Verdena
Verdena. Photo by planetworld
Photo by planetworld

Era una vita che non andavo a sentire i Verdena, da quando anni fa mi trovai ad assistere a un festival rock di cui non ricordo il nome. Erano i tempi della produzione di Canali e il buon Giorgio aveva seguito il soundcheck. Ricordo che dopo il concerto la bassista uscì a salutare e a ringraziare il pubblico, mi sembrò una persona molto gentile. Io ero impegnata a parlare dei Bauhaus e di Nick Cave e avevo molto caldo.

Sono tornata a vedere questo gruppo di ex enfant prodige a distanza di moltissimi anni, non più l’Italia, ma Berlino, non più un festival all’aperto, ma il Bi Nuu, maggio 2016.
Sono andata con Wolfie, ho guadagnato la prima fila, mi sono rilassata, ho incontrato degli amici, mi sono scolata un paio di birre e mi sono guardata intorno. Il pubblico era anagraficamente trasversale, ma la media era bassa, i giovani erano moltissimi e tutti estremamente “fidelizzati”. I Verdena mi sembravano fisicamente uguali a tanti anni fa.

A un tratto Wolfie è andata al bar e io sono rimasta sola a seguire le evoluzioni dei dredlocks della ragazza alla mia destra, quando una gomitata mi ha raggiunto in bocca durante il pogo. Nella luce bluastra e intermittente del live-set ho sentito un liquido caldo colarmi sul mento, mi sono portata una mano alla bocca e l’ho vista diventare rossa, ma soprattutto ho notato che il sangue non si fermava. Neanche fossi stata a un concerto dei Cannibal Corpse.
Continuando a sanguinare me ne sono andata verso l’uscita. Nei bagni una ragazza dall’accento americano mi ha soccorsa con un paio di kleenex. “So you got the elbow kiss!“ mi ha sorriso. “Yeah, it seems like it“ le ho risposto. Poi ho scritto un sms a Wolfie: “sono vicino al bar con il labbro rotto, ci vediamo lì”. E sono rimasta a guardare la barista spillare birre.

Dopo il concerto e al terzo fazzoletto ho cominciato a sentirmi stanca. Troppo rumore, troppi pensieri, troppi volti. Alla fine sono andata via con le labbra di Alba Parietti e una strana paradossale serenità. Posso dire di essermi divertita, sinceramente.
Sulla via di casa ho mangiato delle patatine e uno schawarma che mi hanno irritato la ferita con le loro salse infernali e una volta a letto ho sognato rotoli di soldi e strane forme luminescenti, prima di essere svegliata intorno alle due di notte da Wolfie, che aveva urgenza di litigare senza un vero perché. Ecco, le liti di coppia sono il mio più grande terrore, dopo la morte dei congiunti e i veglioni di capodanno.

Molto meglio le gomitate in bocca, un colpo secco e si può continuare a parlare di cose come il valore della sezione ritmica in una band e quella cosa alla bocca dello stomaco che sentono solo gli expats.

Colonna sonora: “Valvonauta”–Verdena

Lucia Conti ama visitare mostre e chiese in tutta Europa, con una particolare predilezione per Bruegel, Van Gogh e Caravaggio e per l’architettura gotica.
Tra i registi apprezza in modo particolare Bergman, Wiene, Kitano, Fellini e Lars von Trier e adora l’ultimo Polanski.
Per quanto riguarda la letteratura ha una vera ossessione per Kafka e in particolare per “La metamorfosi”, che ama rileggere a cadenza regolare e che produce su di lei uno stranissimo effetto calmante. Privatamente scrive cose che poi distrugge.
Attualmente vive e resiste a Berlino. 

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    • Non è un articolo, è un capitolo della mia rubrica, “Unconventional Berlin Diary”, che viene pubblicata su “Il Mitte” ogni venerdì, da Febbraio 2015. Dalle una possibilità, se ti va ;)

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