La detenzione di Federico a Francoforte, nuove notizie e solidarietà da tutta Europa

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Foto © Alessandro Grassi.
Foto © Alessandro Grassi.
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Francoforte – La BCE è stata inaugurata da due settimane e anche il dibattito stucchevole sulle responsabilità politiche delle azioni dei manifestanti sta lentamente scemando. Eppure per qualcuno il 18 marzo non è ancora finito, è una lunga notte che al momento non conosce aurora.

Questo qualcuno è Federico Annibale, cittadino romano, residente a Londra, dove sta ultimando il suo master universitario in studi dello sviluppo presso la School of Orien­tal and Afri­can Stu­dies (SOAS).

Il 18 marzo non è un giorno qualsiasi, a Francoforte si protesta contro le politiche d’austerità imposte della troika che stanno strangolando le economie e le vite dei cittadini dei paesi del Mediterraneo. Anche se oggi vive a Londra, Fede, come viene chiamato dagli amici, non ha dimenticato la sua terra e i suoi problemi, così come non può ignorare la sofferenza della vita precaria che sta diventando il destino dei cittadini europei.

Federico arriva a Francoforte, partecipa, come altri manifestanti provenienti da tutta Europa ai blocchi del mattino. Le tensioni sono già note, per il resto è una giornata di sole in cui molti sono per strada. Intorno alle 11:00  Federico è con i suoi compagni su una panchina dello Zeil, sta mangiando un panino quando le forze dell’ordine lo traggono bruscamente in arresto nonostante non sembra abbia opposto alcuna forma di resistenza. Da allora è detenuto nel carcere di Preungesheim nella periferia nord di Francoforte.

La cosa più sconcertante è che nei primi giorni di custodia non si conosceva il motivo per il quale fosse stato arrestato e quali fossero i capi d’imputazione. Stando al magazine on-line Dailystorm – con il quale collabora lo stesso Federico – questi sarebbe accusato di aver preso parte al lancio di oggetti contro le forze dell’ordine e pertanto sarebbe accusato e detenuto per “violenza contro pubblico ufficiale”. Tuttavia l’arresto si baserebbe esclusivamente sulla testimonianza di un poliziotto, che avrebbe riconosciuto il ragazzo.

Il 26 marzo le autorità tedesche hanno comunicato di potere trattenere il cittadino italiano altri dieci giorni, ossia fino al 6 aprile. Questa misura cautelare si basa sul fatto, che l’imputato potrebbe ipoteticamente lasciare Francoforte.

Prima del 18 marzo, per caratterizzare la giornata di proteste, da più parti in città si è parlato di “stato di eccezione”. Si trattava di una definizione bizzarra, basata più sui film made in Hollywood che su una reale coscienza e conoscenza del significato dello “stato di eccezione” da un punto di vista giuridico e politico.

Con questo concetto si designa non un assedio, presunto o reale che sia, ma la sospensione dei diritti e dell’ordinamento democratico. Ne consegue che con la dichiarazione dello stato di eccezione, i cittadini siano esposti al potere di polizia e possono essere detenuti per un tempo non definito sulla base di un sospetto.

Al momento non si sa se si hanno prove per che accusino Federico, ma sappiamo che era un cittadino europeo, che stava esercitando il suo diritto a manifestare contro la politica della troika. Evidentemente tanto basta per essere detenuti a tempo indeterminato o quanto meno arbitrario. Solo in questo senso è purtroppo possibile parlare di stato di eccezione. Ciò che ci preme chiarire e ribadire è che lo stato di eccezione non è la difesa ma la sospensione dei diritti democratici.

La coscienza civile europea si sta mobilitando per sostenere Federico e chiederne il rilascio immediato. La pagina Facebook Free Fede conta quasi 5000 sostenitori e da ogni angolo d’Europa si moltiplicano le azioni di solidarietà. Perfino Noam Chomsky, uno dei più importanti scienziati e intellettuali viventi, si è interessato al caso di Federico e si è unito alle proteste per chiederne il rilascio.

Domani – mercoledì 1 Aprile alle 18:00 – è prevista una nuova manifestazione a Preungesheim presso l’istituto in cui è detenuto Federico. Parallelamente un sit-in davanti all’ambasciata tedesca è stato organizzato a Londra.

Ruggiero Gorgoglione

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