Unconventional Berlin Diary: odio, detesto

0
53
© Niels Linneberg / CC BY-SA 2.0
© Niels Linneberg / CC BY-SA 2.0
© Niels Linneberg / CC BY-SA 2.0

di Lucia Conti*

Ho scoperto con orrore che il mio cappello da pescatore è a forma di profilattico. La cosa peggiore è che ha persino il serbatoio sulla punta. Cerco di appiattirmelo ogni volta, ma forse dovrei cambiare cappello. Lo detesto.

Odio il sabato sera sulla metro per la stessa ragione per cui odio il ponte di Warschauer nel fine settimana e in generale la socialità coatta. Non sopporto gli ubriachi molesti, chi urla, chi schiamazza. Concepisco il parossismo emotivo solo raramente, se c’è un senso definitivo e se è giustificato. In questo caso posso accettare anche lo “sparagmòs”. In tutte le altre circostanze, se potessi, bastonerei gli stinchi altrui come un vecchio imbestialito con i cani che gli pisciano sulle gardenie.Odio, detesto - Postcards from Berlinn

Odio i cattivi odori, odio le mosche almeno quanto amo i ragni, odio fare la fila, specie quando si blocca. Da questo punto di vista le commesse del supermercato sotto casa dei miei, in Italia, riescono a fare dell’ostruzionismo un’arte. Non si risparmiano nulla, chiacchiere con i clienti, mani da bradipo, occhi al cielo tipo film di Dreyer in caso di dubbio sul funzionamento del registratore di cassa. Fare spesa in queste condizioni costituisce di diritto “agorazein”, verbo greco che descriveva l’atto del passeggiare in piazza ed eventualmente produrre una fenomenologia a caso.
Niente di tutto questo in Germania, dove si rischia di essere travolti se non ci si sposta in tempo dopo aver pagato. A pensarci bene i supermercati tedeschi sono una versione moderna dello stato di natura. Lo detesto.

Sui muri di Berlino campeggia la pubblicità di “Cinquanta sfumature di grigio”. Brutti poster, brutto libro, brutto concept, brutta operazione e un protagonista con la faccia più da pirla che abbia mai afflitto un essere umano. Praticamente un successo. Che poi il vero coming out non sarebbe neanche ammettere di avere una libido sadomasochistica (lo fanno quasi tutti e troppo spesso), ma piuttosto confessare di aver fatto sesso con i calzini addosso. Quello sì che è un fosco segreto, ci avete mai pensato? Meno pomposo e più schiettamente sordido. E invece il mondo si avvia ancora una volta a celebrare la retorica e la banalità. Odio. E ovviamente detesto.

Colonna sonora: Mclusky – “To Hell With Good Intentions”  ♠

 

 

Lucia Conti

luco

Lucia Conti ha collaborato con diverse webzines, curando rubriche di arte, cinema, musica, letteratura e interviste. Per “Il Mitte”, di cui é al momento caporedattrice, ha già intervistato, tra gli altri, due sopravvissuti ad Auschwitz-Birkenau e Buchenwald e ha curato un approfondimento sull’era della DDR, raccogliendo testimonianze di scrittori, giornalisti, operatori radiofonici e musicisti. Ama visitare mostre e chiese in tutta Europa, con una particolare predilezione per Bruegel, Van Gogh e Caravaggio e per l’architettura gotica. Tra i registi apprezza in modo particolare Bergman, Wiene, Kitano, Fellini e Lars von Trier e adora l’ultimo Polanski. Per quanto riguarda la letteratura ha una vera ossessione per Kafka e in particolare per “La metamorfosi”, che ama rileggere a cadenza regolare e che produce su di lei uno stranissimo effetto calmante. Privatamente scrive cose che poi distrugge. Attualmente vive e resiste a Berlino.