Meine Tram/Mein Traum

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© ingolfbln / CC BY-SA 2.0
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di Nora Cavaccini*

Lei è stanca, ha lavorato tutto il giorno, e il tram che deve riportarla a casa passerà solo tra 20 lunghissimi minuti. Inoltre è notte, fa freddo, c’è l’aria umida di neve mista a pioggia e l’Imbiss sulla Schönhauser Allee, come se non bastasse, ha messo su una canzone pop insopportabile, mentre intanto, attorno, è tutto un via vai di gente.
In alto passa avanti e indietro la metro, carica di persone dirette in qualche posto a fare baldoria, mentre giù di sotto, invece, proprio dirimpetto all’Arcaden, se ne sta seduta lei, aspettando quel tram.
Non ha niente da leggere; è così infreddolita e stanca che le costa fatica persino il tirare fuori le mani dalle tasche per cercare le cuffie in borsa e mettersi ad ascoltare musica.
No. Meglio rimanere ferme, e lasciar passare i minuti nei pensieri.
E lei pensa che potrebbe essere anche una notte di incontri, quella.
Ritrovarsi o conoscere qualcuno su quel tratto di strada. Un pensiero le scivola giù nello stomaco. E mentre va fantasticando su quell’idea, che intanto le è entrata in testa come un guizzo, arriva lui.
La nota. Si ferma.
È un raccogli bottiglie.
Ha due borse cariche di vetro e di una appuntella le rotelle, appoggia l’altra al suolo, quindi torna a guardarla con intensità ostinata; le chiede: «Schlechte Nacht?», Giornata nera?
Sì, in effetti. Cazzo sarà l’inverno, sarà il ciclo, ma oggi ho qualcosa di vivo e di dolente nell’anima, pensa lei prima di rispondere con diffidenza: «Ja. Aber keine Lust zu reden», Sì. Ma non ho voglia di parlare.
Il raccogli bottiglie sarebbe anche un bell’uomo, senza gli ingombri di quella vita da strada.
Ha modi gentili e gentilmente le si siede accanto.
Ignorando quanto detto le chiede: «Bist du Griechin?», Sei greca?
«Nein, Italienerin».
Lui in Italia non ci è mai stato. Ma gli piacerebbe vedere Venezia e vorrebbe sapere se fa caldo e se Roma è grande quanto Berlino e quante linee di metro ci sono.
Poi ride, a tutte le risposte che lei dà, mostrando un dente storto e spaccato.
«Ich komme aus Hamburg», le dice poi, Io sono di Amburgo.
Sì, ha senso, ammette lei, che crede che gli amburghesi abbiano tutti una loro fisionomia, ben riconoscibile. Si vede che è di Amburgo.
«…aber ich wohne seit 30 Jahren in Berlin».
Trent’anni che vive a Berlino. Che cifra lunga. E come? Come avrà vissuto? A sentir lui, lontano dalla pioggia e dal freddo, come se a Berlino avesse finalmente trovato il caldo di un paese del sud.
«Du bist hübsch», le dice quindi, e di nuovo mostra il suo dente. Sei carina, «Ja, ja… du bist hübsch».
È un uomo alto e snello, con riccioli rossicci che sbucano da sotto un cappello.
Odora di alcool e anche un po’ di pineta bagnata. Il suo sorriso è sconnesso, incoerente, come se arrivasse sempre un poco in ritardo.
Lei getta un occhio al pannello. Un minuto.
«Meine Tram!», grida allora alzandosi di scatto.
Il mio Tram! «Tschüß!», ciao! devo andare…
Lui reclina la testa indietro e torna a ridere gridandole dietro: «Mein Traum! Ahahah!», dice, «Mein Traum».
E prima che lei possa interpretare quale gioco di parole – Meine Tram/Mein Traum, il mio tram/il mio sogno, le porte dei vagoni si sono già chiuse, portandola via.

 

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*Questo post è stato pubblicato originariamente su Povera Ma Sexy – Postkarten aus Berlin, un progetto di Nora Cavaccini. Segui il progetto su Facebook.

Povera Ma Sexy – Postkarten aus Berlin è un “viaggio” fisico e letterario a Berlino. Un percorso che nasce dall’esperienza personale di chi scrive ma che, al tempo stesso, può rappresentare una via alternativa per scoprire la città. Per tutti coloro che, in un modo o nell’altro, ne subiscono il fascino. Berlinesi e non.

Ogni post è costituito da un breve un racconto. A ogni racconto è associata una mappa. Qui, cliccando sugli indicatori, comparirà una descrizione. Si tratta di informazioni “turistiche” che non mirano ad essere esaustive ma a collocare meglio il racconto nei luoghi che lo hanno ispirato.

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