Everything is Inside. Retrospettiva sull’opera di Subodh Gupta all’MMK di Francoforte

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Subodh Gupta, Faith Matters, 2007-2008 Foto/photo: Sergei Illin. Dal sito del MMK
Subodh Gupta, Faith Matters, 2007-2008 Foto/photo: Sergei Illin. Dal sito del MMK
Subodh Gupta, Faith Matters, 2007-2008
Foto/photo: Sergei Illin. Dal sito del MMK

Bannerino_FrancoforteFrancoforte – Gli oggetti della nostra vita quotidiana – pentole, bicchieri, utensili di vario genere ecc. – sono spesso portatori di significati, storie ed esperienze che vanno ben al di là del loro semplice impiego strumentale. Interrogare la quotidianità nelle sue forme materiali di manifestazione apparentemente più banali può rivelarsi un esercizio prezioso per comprendere veramente chi siamo e dove stiamo andando. O almeno questa sembra essere la poetica alla base del lavoro di Subodh Gupta, artista indiano di fama internazionale, a cui il Museum für moderne Kunst di Francoforte dedica un’importante (e imperdibile) retrospettiva.

Everything is Inside raccoglie i lavori più significativi di Gupta, dalle sue celebri sculture fatte di vecchie stoviglie accumulate negli anni dall’artista, che vive e lavora a New Delhi, fino alle più recenti, imponenti installazioni, già ospitate in alcune delle più prestigiose sedi espositive internazionali. La mostra, che aprirà al pubblico venerdì 12 settembre e sarà visitabile fino al 18 gennaio, rappresenta un viaggio nel cuore dell’India, paese complesso attraversato da una palpabile tensione tra sviluppo economico e tecnologico degli ultimi decenni e un radicamento ancora molto forte alla tradizione, specie di matrice religiosa e spirituale.

I quadri, le sculture e i video di Gupta lavorano proprio per far emergere una simile tensione, senza pretendere in alcun modo di risolverla. Innovazione e tradizione, sacro e profano, vita rurale e caos metropolitano vengono esibiti nel loro intreccio indissolubile attraverso una presentazione magistralmente orchestrata di oggetti della vita di tutti i giorni, che l’artista è in grado di trasfigurare all’interno delle sue opere rivelandone i significati più nascosti.

In questo modo una gigantesca barca, piena zeppa di pentole e stoviglie, e quasi sospesa a mezz’aria attraverso una serie di ventilatori da soffitto rinvia al tema delle catastrofi naturali che da secoli devastano l’India (la barca diventa per molti la casa, specie in seguito a uno tsunami), ma rappresenta insieme il simbolo di un viaggio ancora tutto da scrivere.

Il mondo dell’artista, quindi, è tutto dentro ai suoi oggetti. Un mondo certo personale, intimo, biografico, ma che gli oggetti di uso comune rendono al tempo stesso collettivo, condiviso, politico. Everything is Inside, dunque: a noi non restano che lo sforzo e il piacere di portare questo mondo alla luce.

In questo affascinante percorso attraverso il quotidiano un posto di primo piano è occupato dal cibo e dai rituali ad esso connessi, al centro di molte opere e persino di una performance dell’artista. Il 13 settembre, infatti, Subodh Gupta sarà presente all’MMK (dalle 16 alle 18) per preparare a tutti i visitatori un pasto tipico indiano, originariamente legato a una cerimonia religiosa ma oggi ormai del tutto secolarizzato. La performance, di cui si potrà beneficiare semplicemente acquistando un normale biglietto di ingresso (12 euro intero, 6 ridotto), verrà poi ripetuta altre quattro volte prima della chiusura della mostra (precisamente il 4 ottobre, l’1 novembre, il 6 dicembre e il 17 gennaio, sempre dalle 16 alle 18).

Filippo Ranchio

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