Se Berlino diventa un reality show per teenager (e la sua essenza svanisce)

MTV WG

di Sara Lazzari

Viva Berlin! Alle wollen dahin!

Ed è proprio così: l’allure di Berlino si diffonde nel mondo ogni giorno più insistentemente, attraendo nidiate di nuovi aspiranti berlinesi, impegnati a vivere ma anche a perpetrare l’ormai fin troppo famoso mito della “povera ma sexy”.

Se le intenzioni sono dunque buone (fare ingresso in un nuovo ambiente sociale e tentare di inserirvisi con la tecnica della mimesi), i risultati non sempre lo sono altrettanto: proprio i miti stessi (quello ricordato più in alto, ma anche decine di altri, che si sono moltiplicati nel corso degli ultimi anni), per loro natura, non forniscono un’immagine corrispondente alla realtà e tralasciare questo passaggio può indurre in errore.

E così può succedere che la Neukölln disagiata e bohémienne di Bowie e Iggy Pop venga rimessa in scena da giovani metrosexual dai pantaloni attillati e la noia esistenziale appiccicata in faccia, apparentemente ignari che attorno a loro la gentrificazione ha già eliminato tutta la scenografia originale, e i loro vicini di casa hanno pagato 4000 euro a m² l’appartamentino in Weserstrasse.

Miti del passato che si trascinano scomposti nel presente, ma anche nuovi miti, che si creano da calchi della realtà quotidiana. La verità è che di storie ne abbiamo continuamente bisogno, per dare un ordine e un significato alle sensazioni e alle immagini che raccogliamo quotidianamente.

Di questo potente strumento narrativo ne fa uso anche la macchina mediatica, attingendo dalla quotidianità elementi scelti e confezionandone un racconto, che una volta “on air” non tarda a diventare mito anch’esso.

Ed eccoci dunque alla notizia: MTV ha inaugurato qualche settimana fa un nuovo formato di reality show, l’ MTV Music WG (giochiamo ancora di sigle: MMWG), incentrato sulla convivenza di tre giovani appena trasferitisi a Berlino da piccoli paesini tedeschi.

L’intera esperienza viene ripresa dalle telecamere e trasmessa online 24 ore su 24, ulteriormente condita dalle narrazioni dei protagonisti stessi, pubblicate quotidianamente sul loro blog e su Facebook. L’appartamento in cui i ragazzi trascorreranno il loro anno berlinese è una villa di Kreuzberg, la loro principale occupazione tre prestigiosi (e iperpagati) Praktikum nei settori advertising, telecomunicazioni e event planning.

È all’opera l’ingranaggio narrativo: si parte da dati oggettivi, statistiche alla mano (quali sono le principali occupazioni dei giovani a Berlino? Come vivono? Dove?), ne si estrapolano quella mezza dozzina che appaiono più convincenti, e si parte ad imbastire la sceneggiatura.

La storia viene proiettata online o in televisione sfruttando i canali del mainstream e il gioco è fatto: Berlino è la città dei giovani entusiasti ai primi passi nella loro carriera, la città dei tirocini a 1000 euro, la città dei WG monoculturali. Un mito, un successo.

Ma Berlino non è lì, come non è più quella del movimento punk a Kreuzberg, né quella nelle pagine di Döblin. Eppure quell’immagine cristallizzata si diffonderà e porterà ad altri malintesi: ecco perché è importante parlarne.

Ed è soprattutto importante smettere di affidarsi a descrizioni costruite da altri, e cominciare a raccontarci la nostra storia, la nostra città.

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