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A Berlino il lavoro è un’impresa: le startup degli italo-berliner

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di Valerio Bassan
(twitter @valeriobassan)

goethe-institut-logoHanno dai 25 ai 35 anni, vengono da Taranto e Torino, da Roma e Benevento, hanno studiato marketing e comunicazione, scienze politiche o ingegneria: gli startupper italiani a Berlino sono tanti, e tutti hanno un’idea, un progetto, un’azienda da realizzare nel cassetto.

Scoprendo che, a volte, il sogno è destinato a restare tale. Quando arrivai a Berlino, uno dei miei primi punti di riferimento fu DigItaly, il gruppo che riunisce tutti gli “italiani digitali” di Berlino. Grazie a DigItaly, gestito oggi da Silvia Foglia (che ne è stata anche fondatrice, insieme a Alessandro Petrucciani) e Anna Cotroneo, la comunità italiana legata all’IT e alla web economy ha avuto modo di conoscersi e incontrarsi periodicamente, dando vita a legami – lavorativi e d’amicizia – che hanno allargato confini e generato opportunità.

In due anni esatti, questa comunità è cresciuta con regolarità: ai primi incontri eravamo in venti, durante gli ultimi eventi hanno presenziato più di cento persone. Nel 2013 l’attività di DigItaly ha attirato l’attenzione del Ministero italiano per lo Sviluppo Economico e in particolare del consigliere Alessandro Fusacchia (oggi al Ministero per gli Affari Esteri), che ha voluto incontrare i fondatori e alcuni rappresentanti, rimarcando un concetto importante: Berlino è uno dei laboratori “a cielo aperto” da cui l’Italia deve prendere spunto per costruire la propria strada verso l’innovazione.

«L’ecosistema italiano deve fare ancora molti passi avanti e, per questo, qui a Berlino noi italiani partiamo un po’ svantaggiati», mi conferma Anna Cotroneo, coordinatrice di DigItaly e specialista di E-Commerce in ambito mobile a EvoMob.

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