Le istituzioni italiane in Germania: l’Istituto di Cultura

© Social World Film Festival / CC BY NC ND 2.0
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di Alessandro Brogani

einwandererGli Istituti Italiani di Cultura (I.I.C.) nel mondo sono 90 di cui 7 in Germania. Sono tutti emanazione del Ministero degli Esteri in base alla legge 401 del 1990. Alcuni sono stati chiusi (così come sono stati chiusi alcuni Consolati). Quello di Berlino, che ha competenze anche su altri centri quali Wolfsburg, è situato all’interno dello stesso palazzo della sede dell’Ambasciata ed è diretto dal prof. Aldo Venturelli. Come mi conferma il professore, molti degli edifici degli IIC sono antichi e necessiterebbero di restauri, cosa questa che spesso rende le spese di mantenimento insostenibili.

Professore, quali sono i compiti dell’Istituto e di quali fondi dispone?
L’Istituto Italiano di Cultura deve promuovere la Cultura italiana presso la comunità tedesca. Lo facciamo, ad esempio attraverso l’Italianzentrum della Freie Universität Berlino e quello di Dresda. È un vero peccato, invece, che si sia chiuso quello di Lipsia a seguito della chiusura del Consolato. Oltre questo livello universitario di diffusione della lingua e della cultura, ci sono le manifestazioni letterarie, artistiche e musicali organizzate dall’Istituto. La cifra su cui potevamo fare affidamento fino al 2011 era di circa il 20% superiore a quella attuale, che si attesta attualmente sui 200/250.000€ l’anno. Fino alla fine degli anni ’90, primi del 2000 era circa il doppio. Dal 2011 in poi, per fortuna, non sono ulteriormente diminuiti. Purtroppo si lavora sempre in precarietà, perché i fondi ci sono erogati in più scaglioni e non sappiamo mai con esattezza su quanto potremo far affidamento per organizzare le varie manifestazioni.

Ci sono altre problematiche, oltre quelle della riduzione dei fondi?
Forse il problema maggiore è quello della riduzione del personale. Questo non perché sia stato licenziato nessuno, bensì perché non si provvede al reintegro di quanti vanno in pensione con nuove assunzioni. Questo comporta, ad esempio, che se un’addetta culturale si assenta per maternità per un anno e mezzo, può essere sostituita per un periodo massimo di 6 mesi per carenza di fondi. Tutto ciò non dipende dal Ministero, bensì dalle politiche di bilancio dello Stato per la “spending review” generale. Senza contare che il personale, sia esso contrattista o addetto culturale, di fatto è senza il diritto a fare carriera. Oltre ad essere assunto, almeno qui a Berlino, per lo più con contratti part-time.

Lei non pensa che fondi privati potrebbero aiutare il settore?
Guardi, l’unica cosa che posso dire è che alcuni casi universitari che sono stati sperimentati in tal senso, come a Brema, non hanno avuto un grande successo. Si potrebbe gestire certamente meglio, razionalizzandolo, il pubblico. Un esempio i contributi all’editoria. Ciò andrebbe fatto con un parallelo aumento dei fondi in generale, per non lavorare in situazioni d’emergenza.

Cosa a suo parere invece dovrebbero fare i ragazzi per migliorare la loro esperienza in Germania?
Certamente la lingua è fondamentale. Spesso i ragazzi arrivano senza neanche conoscere l’inglese, forse per pigrizia. Ovviamente avranno maggiori difficoltà a trovare lavori qualificati. Altro problema è dovuto alla mancanza di un sistema scolastico ed universitario italiano realmente orientato all’internazionalità, quindi ad una conoscenza linguistica adeguata. Entrambe le cose sono quindi responsabili di questa situazione.

Al di fuori dell’ambiente universitario, cosa fa l’Istituto per coinvolgere i giovani?
Collaboriamo con Mondo Libro, nota libreria di Berlino che organizza diverse rappresentazioni e conferenze che sono molto seguite dai giovani e con Cineaperitivo, presso il cinema Babylon. Inoltre c’è stata l’esperienza fatta da Elettra de Salvo con Italo-Berliner.

Non pensa che il mondo digitale e di Internet potrebbero maggiormente aiutare la fruizione della cultura italiana fra i giovani?
Sicuramente, ma richiede in ogni caso personale altamente qualificato e le risorse attuali sono senz’altro insufficienti a questo scopo. Ad ogni modo dovrebbe svilupparsi parallelamente ad una parte più “tradizionale” che non può per sua natura essere sostituita: un esempio per tutti le mostre.

> Nel sesto capitolo andiamo alla scoperta delle dei Com.it.es., con intervista all’Avvocato Simonetta Donà: LEGGI QUI

Questo articolo fa parte dell’inchiesta “Einwanderer – L’immigrazione italiana (e non solo) in Germania” realizzata da Alessandro Brogani nel luglio 2014. Clicca qui per leggere la prefazione e sfogliarla capitolo per capitolo.

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