Cosa sono i Com.it.es. e qual è la loro funzione: intervista a Simonetta Donà

[© Fabio Nigro / Ambasciata d'Italia a Berlino]
Simonetta Donà, a destra, con Elettra de Salvo e l'Ambasciatore Menzione [© Fabio Nigro / Ambasciata d'Italia a Berlino]

[© Fabio Nigro / Ambasciata d'Italia a Berlino]
Simonetta Donà (destra) con Elettra de Salvo e Elio Menzione [© Fabio Nigro/Ambasciata d’Italia a Berlino]
di Alessandro Brogani

> Questo articolo fa parte dell’inchiesta “Einwanderer – L’immigrazione italiana (e non solo) in Germania” realizzata da Alessandro Brogani nel luglio 2014. Clicca qui per leggere la prefazione e sfogliarla capitolo per capitolo <

Le istituzioni: i Com.it.es.

einwandererPresidente del Com.it.es. di Berlino è l’avvocato Simonetta Donà, trasferitasi nella capitale tedesca nel 1989, poco prima della caduta del Muro. La incontro nella sede del Comitato, nel quartiere di Charlottenburg.

Avvocato Donà, mi parli dei Com.it.es.: cosa sono, da chi dipendono, da chi sono formati.
Come dice l’acronimo i Com.it.es. sono i Comitati degli Italiani residenti all’Estero. Sono organismi rappresentativi della collettività italiana, eletti direttamente dai connazionali residenti all’estero in ciascuna circoscrizione consolare dove risiedono almeno tremila connazionali. Sono regolamentati da una legge dello Stato (286/2003) ed hanno il compito principale di individuare le esigenze di sviluppo sociale, culturale e civile della comunità di riferimento. Tali esigenze vengono trasmesse all’organo statale di riferimento, che è il Consolato. Di fatto sono un piccolo “Parlamento” senza poteri, non retribuito, formato da rappresentanti di liste fra di loro concorrenti che partecipano a tale elezione. A Berlino in particolare è formato dalla lista apartitica cui faccio parte anche io, espressione delle associazioni sul territorio, da quella che era l’allora “Azzurri nel mondo” (Forza Italia) e “Fiamma Tricolore” (Alleanza Nazionale). Dipendiamo dal M.A.E. (Ministero Affari Esteri) che dovrebbe erogare i fondi previsti dalla legge necessari allo svolgimento delle attività connesse al nostro ufficio.

Perché usa il condizionale?
Perché purtroppo i tagli generali dell’economia dello Stato hanno colpito Ambasciate, Consolati e a seguire tutti gli organismi ad essi associati. Questo ci ha causato notevoli problemi di bilancio, già di per sé non particolarmente florido. Siamo passati qui a Berlino dai circa 19.000€ di prima della Crisi, ai poco più di 11.000€ di quest’anno, con cui non si riescono a coprire neanche le spese di affitto e gestione di un ufficio. Si è passati da un finanziamento ad un contributo. E tenga presente che, come le dicevo, il nostro è puro volontariato. Non veniamo retribuiti in alcun modo. Purtroppo abbiamo le mani legate in molti sensi. Si figuri che non possiamo rinnovare neanche le nostre cariche indicendo nuove elezioni.

E questo perché?
Perché la legge prevede il rinnovo delle cariche ogni 5 anni (noi siamo in carica dal 2004), ma l’allora Governo Berlusconi decise di non votare, in previsione di una nuova legge. La legge poi non è stata più emanata e le cariche, di conseguenza, non rinnovate. Così come quelle dei C.G.I.E. (Consiglio Generale degli Italiani all’Estero) che sono, quota parte per ciascuna nazione, i rappresentanti delle istanze dei Com.it.es. in Parlamento.

Secondo lei c’è una volontà politica di depotenziare i Com.it.es.?
Questo lo sta dicendo lei. È un fatto però che la Politica non s’è dimostrata molto attenta, almeno da qualche tempo a questa parte, alle esigenze di organismi quali il nostro. Le mie, in ogni caso sono critiche costruttive. Ci auguriamo che quanto meno quest’anno vengano indette le elezioni previste dalla legge.

I Com.it.es. potrebbero chiedere contributi ai privati?
Per la Germania noi siamo una Eingetragener Verein cioè un’associazione registrata. Pur essendo un organismo di rappresentanza previsto dalla legislazione italiana non siamo accreditati dallo Stato tedesco, perché veniamo considerati come un’associazione di fatto. Lei comprenderà come possa essere difficile in base a questi presupposti “attirare” possibili finanziamenti da parte di privati. Direi che già è tanto che lo Stato tedesco non ci ostacoli in alcun modo.

Parliamo un attimo dei giovani. Lei sa che spesso vi si accusa di essere organismi “vecchi”, che non si rinnovano.
Sì, lo so bene. Purtroppo il discorso è sempre quello. Abbiamo le mani legate. Vorremmo poter far entrare rappresentanti delle nuove generazioni, ma fintanto che non avremo la possibilità di rinnovare le nostre cariche, di fatto, saremo un organismo che si ridurrà per abbandono dei componenti, senza avere la possibilità di un ricambio generazionale. Ci sono già molte realtà dove i giovani sono parte attiva dei nostri organismi, ma con i mezzi che abbiamo è difficile raggiungere tanta parte di quanti decidono di fermarsi in modo stabile sul territorio. Abbiamo il nostro sito ed una pagina Facebook, ma come comprenderà bene non sono sufficienti allo scopo. Poi tenga presente che noi abbiamo dei limiti legislativi ben precisi entro i quali possiamo operare. Inoltre, essendo la nostra un’attività di volontariato, non è facile trovare persone disposte a donare parte del proprio tempo a questo tipo d’attività. Chiunque voglia partecipare è il benvenuto.

Un’ultima domanda: cosa pensa di quanto fa la Germania per favorire il processo d’integrazione? Gli si possono imputare eventuali colpe, se mai ce ne fossero, a tal riguardo?
Francamente penso di no. In realtà la Germania fa molto per cercare d’integrare le altre comunità, perché si rende perfettamente conto d’averne bisogno. Molto spesso la poca integrazione è dovuta più a nostri difetti o mancanza d’iniziativa. Ad esempio la mancata conoscenza della lingua. Inoltre gli italiani si sentono un po’ troppo attaccati a “mamma Italia”. Siamo un popolo molto individualista e guardiamo forse poco alla comunità. Fra le nuove generazioni di professionisti vedo maggiore voglia d’integrarsi con i tedeschi, anche perché spesso vengono dall’Italia per crearsi un nuovo futuro stabile. Essendo un progetto a lungo termine, sono ottimista sul fatto che in futuro potremo anche noi vedere nel Parlamento tedesco individui d’origine italiana, come nelle altre comunità. Spero che i Com.it.es. possano farsi tramite in futuro anche di queste esigenze, creando sinergie con le diverse nuove realtà che si stanno creando sul territorio.

> Nel settimo capitolo andiamo alla scoperta delle delle rappresentante politiche in Germania, con intervista a Francesco Quadrelli del circolo PD di Berlino. LEGGILO QUI.

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