Un libro racconta Berlino attraverso i suoi “grandi”, da Federico il Grande a David Bowie

[© Osamu Kaneko / CC BY 2.0]
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Osamu Kaneko / CC BY 2.0]

di Sara Lazzari

Rory MacLean era poco più che un ragazzino quando approdò per la prima volta a Berlino. Si trattava dell’ultima meta del suo viaggio da giovane backpacker alla scoperta dell’Europa e la visione del Muro che spaccava in due la città lo lasciò sconvolto.

Racconta in un’intervista rilasciata a a Paul Sullivan, di Slow Travel Berlin: «Lì, nel cuore del continente, c’erano torri di guardia, filo spinato e soldati istruiti a sparare sui loro concittadini, colpevoli di voler vivere sotto un altro governo. Conoscevo la storia, naturalmente, capivo cosa era successo; ma non riuscivo a concepire come fosse successo».

E ancora: «Gli individui le cui azioni avevano diviso La Germania e l’Europa – l’architetto urbanista del periodo della Guerra Fredda, i commissari sovietici, gli agenti della Stasi – non erano dei mostri, erano donne e uomini qualunque. Desideravo fortemente capire il perché delle loro azioni, cos’era che li faceva agire in quel modo, prendere quelle decisioni; allo tempo stesso provavo però repulsione per i loro crimini, e sentivo il bisogno di avvicinarmi alle sofferenze delle loro vittime».

Da quel lontano momento sono passati decenni, è passata la Storia, a trasformare ancora il volto di questa città, «la cui identità non è basata sulla stabilità ma sul cambiamento». MacLean ha seguito passo passo lo svolgersi degli eventi da estremamente vicino, si è stabilito a Berlino e ha cominciato a raccontare la città con gli occhi di uno spettatore incantato che osserva esibirsi la sua musa.

La copertina del libro
La copertina del libro

Nel 1992 esce Il naso di Stalin, resoconto di un viaggio (immaginario), compiuto per lo più al volante di una Trabant, da una Berlino all’alba della Riunificazione, fino a Mosca: il libro riscuote notevole successo, tanto da aggredire le classifiche inglesi e aggiudicarsi il premio «Best First Work Award» dello Yorkshire Post.

Oltre all’attività come scrittore di viaggio, MacLean è l’autore di un blog, ospitato dal sito del Goethe Institut, dove raccoglie storie, aneddoti e impressioni sulla vita berlinese, e che ha costituito parte del materiale da cui ha attinto per il suo ultimo libro, Berlin: Imagine a city, pubblicato nei primi mesi dell’anno dagli editori Weidenfeld & Nicolson.

È un progetto ambizioso, poiché mira a cogliere l’essenza di una città che da sempre sfugge alla comprensione di chi la visita per la prima volta, che non si concede agli sguardi di turisti armati di piantine e guide, che trascina il passato a rivivere nel presente e si sospinge sempre in avanti, rifondandosi continuamente e senza tregua.

Difficile da conoscere, ancora più difficile da scriverne: ma l’espediente escogitato da MacLean si rivela azzeccato. Berlin: Imagine a city prende la forma di 23 ritratti, di personaggi più o meno conosciuti, vissuti in epoche (anche) estremamente lontane tra loro. La rassegna si apre con la storia di un Minnesänger del 15.mo secolo, per poi passare in rassegna la Guerra dei Trent’anni, la Berlino prussiana e industriale,  nonché i maggiori eventi del secolo scorso, arrivando infine al 2011.

I personaggi che si incontrano per la via sono dei giganti della Storia (Federico il Grande, Karl Friedrich Schinkel e Walther Rathenau, Brecht, Marlene Dietrich e David Bowie – con quest’ultimo MacLean ha collaborato durante le riprese di un film, negli anni ’70), così come figure pressoché anonime: il lavoratore “ospite” vietnamita nella Germania Est, una madre nubile vissuta nel 1800, la giovane donna ebrea scappata dalla Germania nazista e ritornata a Berlino in occasione della cerimonia commemorativa per la posa delle Stolpersteine.

MacLean ambisce ad una narrazione che fondi immaginario e osservazione della realtà, finzione e quotidiano, per creare luoghi e personaggi accessibili al lettore, in grado di dare origine a una reazione empatica che abbatta i confini tra due mondi – fantasia e realtà, passato e presente, visitatore e città – perlomeno sulla dimensione della pagina.

Come spiega lo stesso MacLean sul suo sito: «Nell’architettura, nella letteratura, nei film e nelle canzoni, nei sogni mai realizzati, questi uomini e donne hanno reso Berlino una delle più volatili e creative capitali mondiali. Poche altre città si sono così spesso circondate dei loro propri seducenti miti. Questo libro cattura, ritrae e propaga la straordinaria storia di quei miti e dei loro creatori».

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