A Oltremare c’è “Ci provo”: intervista alla regista Susana Pilgrim

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di Berta del Ben

La rassegna Oltremare, curata da Mondolibro libreria italiana e dall’Istituto italiano di Cultura Berlino, è presente nel panorama culturale italo-berlinese dall’inizio di questa primavera.

Come spesso raccontato qui su Il Mitte, tutti la rassegna ha esplorato le nuove connotazioni della società italiana in relazione ai fenomeni di immigrazione ed emigrazione creando, attraverso voci diverse, una riflessione sui modi di narrarne efficacemente i punti problematici, e per questo pieni di risorse.

Con il film “Ci provo”, in programma domenica 11 maggio alle ore 16 al Kino Babylon, uscito nel 2010 con la regia di Susana Pilgrim, le tematiche legate all’inclusione e alla parità di diritti cambiano di soggetto, senza perdere urgenza e sostanza. Il film racconta infatti la storia di Luigi, studente con la sindrome di Down all’Università di Bologna che partecipa al programma Erasmus per un semestre a Murcia.

In attesa della proiezione e del dibattito che seguirà alla presenza dell’autrice e regista Susana Pilgrim, Il Mitte le ha posto un paio di domande.

Da dove nasce l’idea di girare il film?
Conosco il Prof. Cuomo, ricercatore di pedagogia speciale dell’Università di Bologna dagli anni ’90. Nel 2009, dopo anni di sperimentazione dei video come strumento pedagogico e documentativo, volevo fare un film “sul serio” e il Prof. mi propose la storia di Luigi, dietro alla quale c’era un progetto scientifico di collaborazione con L’ Università di Murcia. Conobbi Luigi e lui mi disse: “A me piace la mia vita e penso che anche altre persone la troverebbero interessante”. Sono rimasta stupita dalla sua semplicità e disinvoltura. Tre giorni dopo eravamo in Spagna insieme. Io gli sarò grata tutta la vita per essersi prestato con tanta spontaneità a questa avventura.

Come è stato finanziato il progetto?
L’ho finanziato io. Avevo dei risparmi con cui mi sono attrezzata. Quanto più serio diventava il progetto, più aumentavano i costi di produzione: è diventato una sfida. Per fortuna molte persone mi facilitarono le cose: mi ospitavano, a volte insieme a Thomas Woitalla, l’operatore berlinese che ha filmato gran parte del film, ci davano persino da mangiare. È stata un’esperienza bellissima in questo senso.

Quanto tempo ci è voluto per ultimare la produzione?
Da quella conversazione nei giardini della Facoltà a Maggio 2009 fino a Luglio 2010 ci sono state le riprese in diversi contesti. Io editavo mentre filmavo, senza sapere mai cosa sarebbe successo dopo: la drammaturgia del film era una constante aperta. È stato un anno e mezzo molto intenso.

L’occasione della proiezione del film è la rassegna Oltremare. Cosa ha da dire “Ci provo” rispetto alle tematiche di cui si occupa la rassegna?
“Ci provo” è una documentazione sull’inclusione di persone con disabilità nelle scuole e, in particolare, nell’ambito universitario. L’Erasmus è un programma europeo di interscambio culturale con un forte carattere inclusivo. Dietro alla storia di Luigi c’è poi un percorso di 35 anni di ricerca e apertura sociale che fa dall’Italia, dalle leggi 517 e 180 ad oggi, un paese d’avanguardia in ambito della pedagogia speciale e modello di inclusione unico nel mondo. La Regione Emilia Romagna si distingue poi per uno sguardo maggiormente impegnato in questo senso. Ormai sono certa che “Ci provo” sia un piccolo importantissimo pezzettino di Cultura Italiana. Il film mette soprattutto in evidenza i risultati di immenso valore umano e sociale facendo conoscere pubblicamente l’alta qualità di un sistema di istruzione che ha raggiunto livelli mai ottenuti prima in Italia e in Europa.

Vivendo a Berlino, sapresti dire che differenze pensi ci siano nelle istituzioni italiane e tedesche rispetto alla relazione con portatori di handicap?
Ci sono quelle differenze, soprattutto culturali, che tutti percepiamo. La Germania è uno Stato produttivo e l’integrazione è vista anche in questo senso. L’autonomia alla quale sono state educate le persone con disabilità ha a che vedere con la partecipazione alla produzione e il mondo del lavoro. Qui il Sozialamt facilita la vita autonoma delle persone in case, i trasporti pubblici sono adeguati e sono state create grosse strutture dove le persone con handicap svolgono un lavoro produttivo di maniera molto simile a quelle che fanno altri settori della società. Anche il rispetto per alcune aspetti della vita personale come le relazioni di coppia, il sesso e il matrimonio delle persone con disabilità sono a Berlino ampiamente accettati. Per quel che riguarda la scuola, la Germania si è vista obbligata dalla Convenzione delle Nazioni Unite ad aprire le scuole comuni per tutti nel 2010, 30 anni dopo l’Italia. L’Università ha poi una stima molto elitaria e l’accesso alla stessa viene scremato molto prima delle immatricolazioni.

E l’Italia?
L’Italia ha storicamente un altro atteggiamento. La presenza di Luigi nelle aule, la sua diversità è stata accolta come una ricchezza e un’occasione unica per lui stesso, ma anche per i suoi compagni, per i professori, per il futuro della società, ecc. L’Università è poi vista come il centro di cultura per eccellenza e la riflessione scorre altri percorsi. Le risorse economiche per sostenere i costi che l’inclusione esige sono però sempre minori e la vita dei giovani si appoggia sulle famiglie. La maggioranza delle persone con disabilità (Luigi è un caso particolare), finita la scuola dell’obbligo, si trova disoccupata, a casa della mamma e senza quasi occasioni di partecipare attivamente alla vita politica e produttiva del paese. In Italia poi parlare di sesso o matrimonio delle persone con disabilità fa ancora ridere. C’è ancora molto da lavorare per accettare l’emancipazione dei cittadini con bisogni speciali. Sono due società diverse e ognuna cerca di fare il meglio.

Un ragazzo come Luigi in Germania a sei anni d’età, 25 anni fa, sarebbe stato visto incapace di frequentare una prima elementare in una scuola normale di quartiere. Grazie agli accordi del Programma Erasmus però un Luigi potrebbe ritrovarsi tranquillamente nelle aule della Humboldt Universität. Oggi poi, con la sua formazione e il suo carisma Luigi, se volesse, a Berlino, troverebbe lavoro subito e farebbe una vita stupenda.