Berlino non è più una città per artisti: lo dice un sondaggio

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[© Andreas Lehner / CC BY 2.0]
[© Andreas Lehne 2014 / CC BY 2.0]

[© Andreas Lehner / CC BY 2.0]
Andreas Lehne 2014 / CC BY 2.0]
di Emanuela Barbiroglio

Berlino sta cambiando, lo si avverte ascoltando le lamentele dei suoi abitanti e di chi vorrebbe diventarlo ma non ci riesce. Ne abbiamo già parlato: il problema della capitale tedesca è sempre il caro-affitti.

Gli ultimi a finire travolti dall’onda dei prezzi al metro quadro sono gli artisti. Loro, che della capitale tedesca costituiscono la linfa vitale, producendo la materia prima che attrae migliaia di visitatori da tutto il mondo, oggi osservano impotenti la propria posizione vacillare.

Lo ha svelato un recente sondaggio realizzato per conto dell’IHK (Industrie- und Handelskammer) di Berlino e Potsdam, cioè la Camera dell’industria e del commercio per gli stati di Berlino e del Brandeburgo, dal titolo “L’altra faccia dell’attrattiva” (Kehrseiten der Attraktivität). Sono stati interpellati in 949 fra lavoratori autonomi e imprese.

E si è scoperto che la loro vita scorre al limite del minimo esistenziale per via del costo degli affitti. Perché, se al supermercato i costi restano inferiori a quelli delle altre città europee, non è lo stesso per quel che riguarda gli immobili. Che si tratti di appartamenti dove vivere o di spazi da allestire per le esposizioni delle loro opere, gli artisti non possono più permettersi di vivere a Berlino.

Le previsioni dei i prossimi dodici mesi sono molto varie: gli architetti, le compagnie IT che si occupano di software e multimedia, così come quelle cinematografiche e pubblicitarie, vedranno i loro guadagni aumentare.

La stima, invece, è significativamente più negativa per tutti gli altri. A riscontrare le maggiori difficoltà saranno soprattutto i liberi professionisti occupati nel campo dello spettacolo, della stampa e dell’editoria.

Il conveniente costo degli alloggi ha attirato negli ultimi 4-5 anni una forte immigrazione, attirando freelance e creativi. Così, a Berlino, la vita a è diventata davvero bohémien: nel senso che pittori, musicisti, scrittori, attori oggi ci sopravvivono a stento.

Tuttavia, le difficoltà economiche non ne diminuiscono il fascino: la capitale tedesca rimane una città apprezzata, soprattutto perché considerata più aperta, tollerante e vivace delle altre capitali. Il 64% degli intervistati dal sondaggio dell’IHK, infatti, ha dato alla città un voto compreso tra “buono” e “molto buono”.

L’importanza dell’arte e delle industrie creative per l’economia regionale nel suo complesso è in aumento. Con quasi 13,5 miliardi di € di fatturato corrispondente a circa il 6% di tutte le vendite nel settore privato della regione, il settore gioca «nello stesso campionato dell’industria dei trasporti o l’industria delle costruzioni», scrivono gli autori dell’indagine.

Berlino si prende il meglio dei suoi abitanti, il loro tempo, la loro creatività. Però li lascia per strada. La “povertà volontaria” come esistenza alternativa per gli artisti ottocenteschi sembra una scelta obbligata per quelli attuali.

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