Intervista a Cristina di Giorgio responsabile dell’Istituto Italiano di Cultura, un’istituzione che funziona ma destinata alla chiusura.

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Cristina di Giorgio, responsabile dell’Istituto Italiano di Cultura di Francoforte.

Francofortedi Alessandro Grassi

Qualche tempo fa siamo stati a colloquio con Cristina di Giorgio, la responsabile dell’Istituto Italiano di Cultura di Francoforte. Oggetto della nostra conversazione è stata l’attività e la funzione dell’istituzione da lei diretta.

Durante la pausa natalizia, dal Ministero degli Affari Esteri, è arrivata però la notizia che, nella lista delle sedi da chiudere durante il 2014, c’è anche quella francofortese. Un peccato che la città di Francoforte, in un periodo di forte immigrazione dall’Italia, debba perdere una sede che organizza diversi eventi culturali. La presenza dell’Istituto Italiano di Cultura non solo favorisce la conoscenza dell’Italia in Germania e la diffusione della nostra cultura, ma contemporaneamente favorisce anche l’integrazione degli italiani all’estero.

Riportiamo la conversazione con l’aggiunta che, per ora, tutte le attività di cui abbiamo parlato dovrebbero svolgersi senza intoppi. In forse restano quelle non confermate previste per la seconda metà dell’anno.

Cominciamo da lei. Da quanto tempo è arrivata a Francoforte?

Sono nuova a Francoforte ma non sono nuova in Germania. Sono qui dal primo luglio, prima ero a Colonia.

Qual è la funzione precisa di un Istituto Italiano di Cultura? Brevemente, qual è la storia dell’Istituto di Francoforte?

L’Istituto di Cultura di Francoforte è la sezione distaccata di quello di Monaco di Baviera, quindi io non sono direttore ma responsabile. Dal punto di vista del lavoro non c’è differenza, ma il Ministero distingue gli IIC e le sezioni distaccate.

La sede di Francoforte è stata aperta nel 1988, perché in quell’anno l’Italia era paese ospite della Fiera del Libro. Dovrebbe essere quindi l’Istituto Italiano di Cultura più giovane qui in Germania. Dopo la fiera si è ritenuto di mantenerlo perché ovviamente non ci occupiamo solo di letteratura.

La funzione dell’IIC è la diffusione della cultura all’estero. Gli utenti dovrebbero essere i tedeschi. Qui a Francoforte la situazione è anomala perché è una città molto multietnica e paradossalmente i tedeschi sono meno.

Noi siamo un po’ l’equivalente del Goethe Institut. In Italia, come in Francia, abbiamo due strutture. Esiste la Dante Alighieri di Roma con i comitati all’estero che sono gestiti autonomamente dai soci in loco. Qui vicino ci sono i comitati di Wiesbaden e di Darmstadt. Gli istituti italiani di cultura invece dipendono direttamente dal Ministero. Hanno un carattere più istituzionale.

Ci sono delle differenze con la situazione che ha trovato a Colonia?

L’istituto di Colonia, dove ero prima, è un istituto con una sede grande e con una sala teatro. Quindi molte iniziative vengono organizzate direttamente nell’istituto. Qui a Francoforte non abbiamo questa possibilità. Questa cosa ha dei pro e dei contro. A Colonia non si deve aspettare di ottenere la disponibilità dei locali da altre istituzioni, è più facile organizzare le cose. D’altro canto fare manifestazioni fuori dalla propria sede, come qui a Francoforte, porta a differenziare il pubblico. Di fatto qui siamo presenti in maniera più capillare e incontriamo più persone. Se facciamo un incontro alla Literaturhaus è evidente che ci troviamo ad incontrare il pubblico della Literaturhaus stessa e non solo il nostro specifico.

Un’altra differenza riguarda invece proprio il fatto che la città è diversa. Colonia non è una città così multiculturale. Qui bisogna fare i conti con la grande internazionalità. Ho notato in questi pochi mesi che rispetto a Colonia alle nostre manifestazioni si presentano più italiani e stranieri non solo tedeschi.

Quali attività organizza l’Istituto? Come assolve il proprio compito di diffusione della cultura italiana?

Essendo nato per la Fiera del Libro, gran parte dell’attività riguarda la diffusione della letteratura italiana. Durante la fiera organizziamo una rassegna dove portiamo scrittori italiani.

Durante l’anno organizziamo presentazioni di autori italiani tradotti e non tradotti.

Dopodiché organizziamo anche conferenze. Il 12 di febbraio a Wiesbaden ci sarà un incontro alla Literaturhaus sul carteggio tra Primo Levi e Hety Schmitt-Maass, una bibliotecaria di Wiesbaden con cui lo scrittore aveva stretto amicizia. Siamo molto orgogliosi di questa iniziativa perché è un’amicizia ancora “inesplorata”.

Il 2 febbraio ci sarà invece una maratona di lettura dell’Inferno di Dante in contemporanea in diverse città della Germania, Bonn, Amburgo, Monaco, Stoccarda, Dortmund, Francoforte e il 4 febbraio a Berlino.

Tra febbraio e marzo ci sarà una serie di incontri dedicati a Letteratura e Territorio in collaborazione con l’Enit (Ente Nazionale Italiano per il Turismo). Ogni incontro sarà tra uno scrittore e un giornalista che hanno in comune uno specifico territorio. Nel caso di Febbraio sarà la Puglia con Mario Desiati e Alessandro Loegrande.

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E le altre attività che non riguardano strettamente la letteratura?

Tra fine 2014 e inizio 2015 ci saranno le lezioni di storia. Sulla scia di quanto organizza la casa editrice Laterza da diversi anni a Roma. Vorremmo organizzare una serie di lezioni dedicate all’Europa. Ci stiamo lavorando e speriamo di riuscirci. Inoltre nel 2014 c’è il semestre italiano di presidenza europea e quindi, essendo Francoforte sede della BCE, una delle istituzioni europee più importanti, sarebbe bene per l’Italia e l’Istituto organizzare un’attività dedicata proprio alla nascita dell’Europa.

Inoltre l’IIC fa parte del cluster EUNIC che è un associazione di istituzioni culturali europee. A Francoforte si tratta dell Goethe Institut, dell’istituto Cervantes, dell’istituto d’Histoire Français et Allemagne e dell’Istituto Italiano di Cultura. Il cluster è stato costituito nel giugno 2013 e in appena sei mesi di vita abbiamo organizzato due manifestazioni importanti. La prima, a giugno, la festa della musica europea – che si ripeterà anche quest’anno. La seconda invece durante al Fiera del Libro: una tavola rotonda intitolata “I giovani cercano eroi”. In quel caso senza la collaborazione dei tedeschi. C’erano scrittori internazionali, per l’Italia c’era Francesco Targhetta autore di “Perciò veniamo bene nelle fotografie”, un libro dedicato al precariato.

Poi collaboriamo con Wiesbaden dove ogni due anni partecipiamo al festival internazionale di teatro e ogni anno siamo a Kassel per il festival del documentario.

Infine abbiamo un ruolo nel festival di cinema Verso Sud qui a Francoforte. Noi facciamo da collegamento tra le istituzioni italiane e quelle tedesche e per portare i registi italiani.

Avete anche attività in sede?

Abbiamo una biblioteca aperta a tutti e poi ospitiamo dei corsi di lingua affidati ad una associazione esterna, Italiani in Deutschland, che oltre ai nostri corsi di lingua organizza anche attività di integrazione. Tra le altre anche “L’Italia a Francoforte – Francoforte è la mia città”, visite guidate in italiano ai musei di Francoforte.

Ai corsi di lingua vengono in tanti. C’è una forte richiesta di imparare l’italiano e essendo una città molto multietnica i nostri studenti comprendono non solo i tedeschi ma anche russi, sudamericani, spagnoli e cinesi. Vengono un po’ da tutto il mondo.

 

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