«Tra Berlino e Milano, vi racconto come nascono i dischi dei PET»

i PET [© Olof Pock]
i PET [© Olof Pock]
Da sinistra Monika Martin, Andre Abshagen e Dodo NKishi: metà dei PET [© Olof Pock]

«We are not a retro band» spiega Andre Abshagen. Eppure, ascoltano il suono dei PET – sintetizzatori, chitarre punk, linee di basso funkeggianti e suoni elettronici che sembrano provenire da vecchi videogiochi – la direzione sembra quella.

«Sì, amiamo i synth come Minimoog e OSCar o i vecchi computer, non solo per il loro bellissimo suono, ma anche per il loro design e la loro impronta futuristica», racconta il leader della band berlinese (di cui fa parte una bassista italiana, Stefania Vacca), che ha da poco rilasciato il suo terzo album Imitation of life dopo quasi sei anni di silenzio.

Il nuovo disco, però, ha rischiato di non vedere mai la luce. «Iniziammo a lavorare al disco poco dopo l’uscita del nostro secondo album, nel 2007, ma ad un certo punto abbiamo capito che avremmo dovuto guadagnare un po’ di soldi. Così rallentammo fino quasi a fermarci», spiega Abshagen, che negli ultimi anni si è dedicato alla composizione di colonne sonore per film e pubblicità.

Nel 2012, però, Abshagen,  Monika Martin e Dodo NKishi, i tre polistrumentisti che hanno dato vita ai PET, hanno ritrovato unità di intenti. È nato così “Imitation of life”, terzo episodio di una carriera cominciata sotto i migliori auspici, con il primo singolo “No Yes No” che nel 2006 ottenne un buon successo, scalando la classifica alternative rock della BBC fino all’11esima posizione e venendo decretata da più parti come uno dei brani più interessanti dell’anno.

Il percorso cominciato con Player One Ready (2004) e Rewind The Sofa Lady (2007) è proseguito dunque nel 2013, quando la band ha ricominciato a lavorare insieme, tra Berlino, dove risiedono i tre fondatori, e Milano, dove vive e lavora la bassista Stefania Vacca. «Sono entrata in contatto con Andre e Monika tramite Dodo in concomitanza con l’uscita di Player one ready», ci ha raccontato la musicista. «La loro idea iniziale era di presentarsi ai concerti in trio. Dopo i primissimi live, però, decisero di cercare un bassista. E dopo una jam session insieme, in cui c’è stata subito un intesa perfetta, sono subentrata nella band».

L’intesa musicale è stata rinsaldata anche dalla tecnologia, che permette alla creatività di coprire le grandi distanze. «Solitamente ci incontriamo a Berlino per le registrazioni dei brani e per preparare i concerti. Per tutto il resto ci avvaliamo della tecnologia: Dropbox, Skype, mail e via dicendo».

Le canzoni nascono tutte nella testa di Abshagen, e si arricchiscono poi con il contributo dei compagni di viaggio, fino a trovare la loro forma finale durante le prove in sala. «Dodo e Monika aggiugono idee e testi ai miei demo grezzi. Mi piace scrivere da solo, ma allo stesso tempo credo sia molto importante avere amici dall’orecchio raffinato e dal grande gusto musicale per creare qualcosa di veramente valido».

Così, dal vivo (la prima data è stata al Privat Club di Kreuzberg a dicembre) i musicisti dei PET si alternano costantemente, dando prova di un grande affiatamento, oltre che di ottime capacità musicali. «Ci piace scoprire suoni o stili dimenticati e dargli nuova visibilità in un contesto contemporaneo», spiega Abshagen, berlinese doc.

Nella capitale tedesca, i PET hanno trovato la loro dimensione, rimasta costante nel tempo anche nonostante i grandi cambiamenti che hanno attraversato la città. «Negli ultimi anni, Berlino si è trasformata. Molti più artisti internazionali vivono qui, così come molti musicisti tedeschi vi si sono trasferiti. È diventata una capitale delle arti e della cultura, il che non può che farmi piacere. È davvero stimolante e ci influenza tantissimo».

Questo il video di “Talk to you”, primo singolo tratto da Imitation of life. Qui il sito ufficiale.

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