La polizia sgombera il campo profughi, scontri violenti a Kreuzberg

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[© Lars Zimmermann on Flickr / CC BY 2.0]
Una delle baracche del campo di Oranienplatz [© Lars Zimmermann on Flickr / CC BY 2.0]
 [© Lars Zimmermann on Flickr / CC BY 2.0]
Una delle baracche del campo di Oranienplatz [© Lars Zimmermann on Flickr / CC BY 2.0 / remixed by Il Mitte]

Trentuno poliziotti feriti, cinque manifestanti arrestati, una guerriglia durata più di due ore.

Domenica sera, al campo profughi di Oranienplatz, un gruppo di 800 manifestanti ha cercato di impedire con la forza l’intervento di un gruppo di 150 poliziotti incaricati dall’amministrazione del distretto di sgomberare l’area.

Le forze dell’ordine avevano anche ricevuto la responsabilità di trasportare 80 rifugiati a Wedding, dove avrebbero trovato un rifugio caldo ed accogliente all’interno della Haus der Caritas “Zum Guten Hirte”. Al loro arrivo nella piazza, però, hanno trovato un nutrito gruppo di oppositori determinato ad impedire lo svolgimento dell’operazione.

Sono volate pietre e bottiglie, che hanno colpito e ferito lievemente 31 poliziotti; gli agenti, per contro, hanno usato lacrimogeni e spray al pepe, nel tentativo di rompere la “barriera umana” creata dai manifestanti attorno al campo profughi che occupa la centralissima piazza di Kreuzberg dalla primavera del 2012. Cinque dimostranti sono stati arrestati.

Nell’occhio del ciclone è finita Monika Herrmann (Verdi), il sindaco del distretto, accusata di voler sgomberare il campo. Lei si difende spiegando che il trasporto dei rifugiati a Wedding è una «soluzione umanitaria» in previsione dell’arrivo della stagione fredda. Restano però alcuni punti poco chiari: la Haus der Caritas di Wedding, infatti, può ospitare solo 80 rifugiati (su 100) e soltanto per i tre mesi invernali.

Su cosa succederà ai rifugiati alla fine di questo periodo, oggi, non è dato saperlo. Così come è incerta la destinazione dei venti uomini che non troveranno posto nella nuova struttura di accoglienza. Per questa ragione, i dimostranti hanno interpretato l’azione della polizia come uno sgombero e sono intervenuti in difesa degli occupanti.

Per i rifugiati, però, il Flüchtlingscamp di Oranienplatz non è solo un luogo in cui vivere. È anche e soprattutto un presidio simbolico di protesta, ed è per questa ragione che molti di loro non vogliono lasciare le proprie baracche. «Il campo deve rimanere», ha spiegato un portavoce alla Berliner Zeitung. «Ogni giorno continueremo nella nostra protesta finché non avremmo chiarezza sul permesso di soggiorno e di lavoro».

Secondo Monika Herrmann, però, il campo deve essere svuotato. Il Sindaco ha spiegato che sulla piazza potrà restare una sola tenda, da cui i rifugiati continueranno la propria battaglia alle condizioni di asilo previste dalla legge tedesca. Nel frattempo, la situazione rimane tesa, e non si escludono nuove azioni dimostrative entro la fine della settimana.

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