Un giorno da vegetariano «alla faccia del ragù della mamma»

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di Povero Peppe

“Ogni maledetta domenica” era il titolo di un film di qualche anno fa: ed è esattamente questo quello che mi ritrovo a pensare quando controllo la mail nei fine settimana, appunto. Ogni maledetta domenica!

Dal Belpaese, infatti, parenti ed amici spaventati dalla mia dichiarazione di non voler tornare fino al mio trentesimo compleanno, neanche per una vacanza, hanno dato il via ad una procedura che io potrei solo definire di terrorismo psicologico: la mia casella postale viene, infatti, sistematicamente invasa di foto di pranzi domenicali. Zuppe di pesce, lasagne, pizze, taglieri con formaggi e salumi di ogni tipo… una vera tortura per occhi e stomaco, insomma.

Per ora resisto imperterrito e rispondo, paziente, ad ogni mail con coloriti insulti e ribadendo la mia volontà di rispettare fino in fondo i tempi che mi sono prefisso per questa meritata pausa dall’Italia. Ma, lo ammetto, il cibo di casa mi manca: mi mancano le mezze maniche rigate col ragù di mia madre, gli esperimenti culinari di mio zio, la pizza di Gennaro, il gelato artigianale… insomma quello che manca ad ogni italiano all’estero, suppongo.

Le mie capacità di chef aumentano settimana dopo settimana, nel tentativo (spesso vano) di ripropormi i piatti con i quali sono cresciuto, ma niente da fare: nonostante i miglioramenti la mamma resta sempre la mamma. Mi rendo conto di essere un cliché vivente, ma cosa ci posso fare? È la dura verità: un italiano all’estero soffre di una cosa in particolare, ossia, la mancanza del cibo di casa.

Potrete, quindi, immaginare la mia reazione quando ho letto della proposta del partito dei Verdi di istituire un veggie day: un giorno alla settimana durante il quale, in tutto il paese, le mense delle scuole, degli uffici e, possibilmente, le famiglie, non consumino carne. Ho, prima di terminare di leggere l’articolo, immediatamente gridato allo scandalo: gli hippie vegani di Berlino vogliono contagiare l’intera Germania! Qualcuno li fermi! Qualcuno salvi le lasagne!

Il contagio sarà letale e, come le politiche di austerità, investirà tutta l’Europa casa mia compresa: il ragù di mia madre è in pericolo! Una volta calmatomi ho terminato di leggere l’articolo, scoprendo che il nemico non sono le lasagne, bensì le emissioni di CO2. Riducendo il consumo di carne si ridurrebbe la necessità di allevamenti intensivi, estremamente poco ecocompatibili.

Nulla che vedere con un amore smisurato nei confronti dei maiali, quindi, ma una battaglia contro le emissioni di anidride carbonica. L’istituzione “per legge” di un veggie day a me pare, comunque, decisamente fuori luogo: per quanto mi riguarda, poiché schiavo della psicologia inversa, passerei l’intero giorno alla ricerca di kebab per antipasto, schnitzel per primo e currywurst per contorno.

Ma l’idea di sensibilizzare una popolazione che annualmente consuma 60 chilogrammi di carne a testa con conseguenze notevoli sia sulla salute sia sul livello d’inquinamento, è lodevole.

L’idea che ogni azione compiuta durante la giornata, consumo di un pasto compreso, possa contribuire alla salvaguardia degli ecosistemi del pianeta, mi ha spinto a prendere seriamente in considerazione l’ipotesi di istituire un mio personale veggie day (senza comunicarlo alle nonne, ovviamente, che ne morirebbero!). È proprio vero: viaggiando si aprono gli occhi… anche se, spesso, lo stomaco si chiude!