La rivoluzione (digitale) non è un pranzo di gala

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brain startup

di Lorenzo Monfregola

Nell’articolo di ieri abbiamo potuto leggere 4 opinioni diverse sull’economia digitale e la scena startup a Berlino. Secondo me la cosa più interessante in assoluto è come ognuno degli autori dei 4 interventi avesse, in un modo o in un altro, ragione. Sia le posizioni un po’ più critiche che quelle più ottimistiche hanno colto nel segno. Perché? Perché la verità ha più facce di un diamante. Poi conta cosa di questi pezzi di verità si voglia fare e su quali di questi pezzi di verità si vogliano concentrare le proprie energie. Ovvio, se qualcuno avesse scritto che la scena digitale di Ibiza è meglio di quella di Berlino, tutto il discorso del diamante non avrebbe più senso. Ma leggendo le varie risposte di Danila, Silvia, Gianluca e Alessandro, riusciamo davvero ad avere una panoramica su come stiano concretamente le cose da queste parti.

Alcuni punti poi, uniscono tutte le risposte: il fatto che ora a Berlino ci vogliano nuovi investimenti importanti, il fatto che non esistano soluzioni Eldorado per chi sceglie di venire in questa città, il fatto che il movimento della scena digitale continui ad essere però originale, ricco e stimolante, il fatto che il valore aggiunto di Berlino sia una community variegata che continua ad attrarre talenti. Non ripeterò diverse cose che ho scritto spesso proprio qua sul Mitte (vedi Cyberlin). Però, come mi aspettavo accadesse, i 4 interventi di ieri mi hanno invogliato a cercare di andare un po’ a spasso in un paio di ragionamenti, partendo proprio da alcuni passaggi molto validi delle varie risposte e, anche, da dati come quelli che sono stati pubblicati un paio di giorni fa su Venture Village (vedi qui).

La città è (anche) un brand

Partirei dal fatto che anche il brand di una città è parte integrante di un’economia immateriale come quella di cui parliamo. Quindi, non c’è da stupirsi se a livelli di opinion making ci sia una piccola battaglia (di cui il caso Startup Genome e le relative reazioni sono emblematici). Il brand di una città, soprattutto se vuole attrarre investimenti, non è un elemento superficiale o innocuo, sia nel bene o nel male. Ci sono i fatti concreti strutturali (fondamentali) e poi c’è la narrazione/formazione dei fatti. E anche questa narrazione fa economia, più di quanto si creda, soprattutto in un’era dell’informazione globale. Ovvio che, poi, contino i soldi. Ma, proprio per questo, bisogna considerare che nemmeno i soldi si muovono solo secondo schemi prettamente razionali, ma anche seguendo/costruendo suggestioni e previsioni. Questo è un aspetto che bisognerebbe approfondire molto, credo, anche per giudicare questa corrente alternata di hype e anti-hype dei vari hub per startup e web company.

Internet non significa più (solo) pace

E ancora. Se guardiamo allo stato attuale delle cose qui a Berlino, ci sono dati oggettivi molto positivi e altri decisamente tipici di un ecosistema molto immaturo, quasi neonato. In questo momento gli investimenti sono ossigeno necessario, dopo la prima partenza entusiastica. Berlino è essa stessa molto in fase startup e del concetto condivide potenzialità e rischi. Diciamo che, al momento, Berlino è una startup che ha avuto il primo round di finanziamenti ed ora punta ad un secondo, più sostanzioso, capace di stabilizzare la situazione. Ci sono tanti interessi perché questo secondo passo avvenga e anche tanti interessi perché non avvenga. E qua, piaccia o meno un simile salto, si entra diretti in dinamiche di geopolitica ed economia globale. Cioè? Un fatto davvero centrale è che oggi, in questi giorni, in queste ore, ci sia un conflitto sempre più forte per l’egemonia su Internet (e relativa economia) e che il futuro di tante città-startup sia irrimediabilmente legato agli andamenti di questo conflitto più o meno sotterraneo. Nei paesi del G20 la web economy si attesta attualmente al 4% del PIL, ma, soprattutto, è sopra una media del 20% della crescita annua dello stesso PIL. L’ultimo è un dato abbastanza impressionante che rende chiaro quale sia la posta in gioco, ora e nei prossimi anni. Pare che la lotta per accaparrarsi la rete sia partita davvero. Vediamo, infatti, come anche i vari governi, che sono sempre gli ultimi ad arrivare per motivi di lentezza fisiologica, si siano resi conto dell’importanza delle reti interconnesse. E ora la corsa è selvaggia, lo scontro è duro e i colpi bassi non mancano, soprattutto ai danni dell’egemonia americana. Il mese scorso Wired Italia è uscito con una prima pagina che affronta anche alcuni di questi temi. Che c’entra tutto questo con Berlino?

Berlino (Europa) Mondo

All’interno di tutto questo scenario incerto e imprevedibile, Berlino sta cercando di farsi spazio. E lo sta anche facendo perché in Europa e, ancora più importante, nell’Eurozona, non c’è ancora un polo digitale vero e proprio. Berlino sta provando ad essere questo polo, perché è la capitale del paese più ricco (e potente) della zona Euro, perché è una città priva di particolari lobby industriali che potrebbero soffocare una crescita imponente, perché è diventata una zona multiculturale di interazione e scambio, perché, molto più di Parigi, è una porta su quell’Europa dell’Est che sta vivendo un veloce processo di integrazione europea. Non solo, Berlino ci sta provando anche perché è forse la sola possibilità che ha questa Germania di essere europa, aperta (e amata)… Allora, più che chiederci cosa sia Berlino nel 2013, bisogna cercare di capire cosa Berlino potrà concretamente essere nel 2015 o nel 2020… Ecco, in questo senso Berlino va ancora giudicata per il proprio potenziale, in questo senso forse è ancora presto per tirare delle somme. Berlino è ancora una scommessa, con tante probabilità di fallire quante di riuscire a diventare una delle future città a vocazione digitale che faranno la storia dei prossimi decenni (allo stesso modo di come la storia è stata fatta per secoli da città a vocazione marittima, industriale o artistica).

Questa è (la) storia

Ma intanto, al momento, per chi voglia vivere la svolta digitale in prima persona e vedere il nuovo motore a vapore diffondersi sempre più velocemente nelle strutture della produzione, dell’informazione, della creazione… beh allora Berlino è uno dei posti giusti, proprio per questo misto di incertezze, possibilità, condivisioni, incognite, potenzialità. Berlino è oggi un laboratorio a cielo aperto per toccare con mano la conversione digitale che sta avanzando, al di là di tutto. E le contraddizioni della scena berlinese ci ricordano ogni giorno che:  no, nemmeno la rivoluzione digitale è un pranzo di gala…

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2 COMMENTS

  1. Articolo molto interessante. Sarebbe importante capire se e come la pur felicemente disomogenea comunità delle startup berlinesi possa diventare un movimento che tenda a migliorare la situazione reale, economica, infrastrutturale, della metropoli, in modo che non solo il brand migliori a parole, ma la città stessa corrisponda sempre di più alla propria fama. Ad esempio l’incredibile vicenda del nuovo aeroporto non migliora certo l’immagine e quindi, alla lunga, il brand di Berlino. In questo caso specifico le startup, e il mondo imprenditoriale, dovrebbero fare molta pressione in modo che il livello politico ponga fine a questo scandalo dando risposte e…date certe. Ma forse sta già accadendo?

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