STRA-KINO – Le vite degli altri, 2006

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Il dipartimento centrale di statistiche della DDR in Hans-Beimler-Straße registra tutto, sa tutto. Quante paia di scarpe compriamo ogni anno (2, 3), quanti libri leggiamo ogni anno (3, 2) e quanti studenti superano brillantemente ogni anno l’esame di maturità (6347). Ma c’è una cifra che non viene aggiornata, forse perché anche ai burocratici fa impressione: quella del numero di suicidi. A chi telefonasse in Beimler-Straße per chiedere quante persone la disperazione ha indotto a togliersi la vita tra l’Elba e l’Oder, tra il Mar Baltico e la frontiera meridionale, l’oracolo delle statistiche non risponderebbe. Probabilmente passerebbe subito il nome dell’incauto che ha chiamato alla STASI, il Servizio Segreto di Stato che tutela la sicurezza e la felicità dei cittadini della DDR. Nel 1977 il nostro paese ha smesso di conteggiare i suicidi. A che serve sapere quante persone giungono a perdere ogni barlume di speranza in un presente più accettabile, in un domani più accettabile e decidono di farla finita, di darsi la morte, di commettere suicidio? Questa è la forma ufficiale: commettere suicidio! Quando nove anni fa abbiamo smesso di aggiornare il conteggio in Europa, c’era un solo paese che avesse più suicidi della DDR: l’Ungheria. Subito dopo venivamo noi, seguiti da vicino dalla culla del socialismo reale, l’Unione Sovietica.

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TRAMA
Autunno 1984, Berlino. La città è sotto controllo dagli agenti della Stasi e il capitano Gerd Wiesler è incaricato di tenere sotto controllo l’intellettuale giornalista Georg Dreyman, possibile pericolo per la DDR. Dalla soffitta del palazzo di Dreyman, il capitano ascolterà giorno e notte le conversazioni tenutesi in casa del giornalista e, con il passare del tempo, si accorgerà che un’idea, anche la più radicata, è malleabile e può essere modificata.

Das Leben der Anderen

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Gerd Wiesler è un uomo come tanti, con una vita come tante. Un essere umano comune e ordinario, che porta avanti il suo lavoro con dignità e professionalità. Il più bravo nel suo campo: tirare fuori la verità da chi la vuole nascondere. Segue i gesti di chi gli sta di fronte, conosce ogni sguardo e sa catturare un lieve cambiamento di voce; sa come arrivare all’obiettivo e cerca sempre di raggiungerlo. Calcolatore attento, vive una vita basata sulla solitudine e non accetta frivolezze. Crede di conoscere l’uomo in quanto tale e tutto ciò che gli appartiene, inconsapevole dell’esistenza di chi può fare la differenza.
Chiuso al buio di una stanza senza finestre, ascolta le voci di chi sta dall’altra parte del muro. Voci calde, piene di sogni. Ascolta la vita, quella vera. Le parole gli ronzano nelle orecchie e sente di dover far parte di quella differenza, di chi non vuole eseguire degli ordini a testa bassa, ma preferisce alzarsi ed esprimere un pensiero.

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Das Leben der Anderen

Attraverso un filo nascosto dalle pareti, un uomo scopre l’esistenza delle parole, utili non solo a fare pressione e ad intimidire, ma anche, e soprattutto, a creare concetti e bellezza. Parole che utilizzate nei giusti termini portano cambiamenti e risvegliano le menti.
In una città dove la cultura è mossa dai potenti e in molti si agitano come pedine di una scacchiera, la persona che riesce ancora, nonostante tutto, a credere in una forma sociale di pensiero collettivo, è la persona in grado di far cambiare idea, anche ai più radicati.
Film dagli innumerevoli premi, Das Leben Der Anderen, del regista Florian Henckel von Donnersmarck, non rientra nella categoria dei consigli cinematografici ma, bensì, dei consigli morali.

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