CYBERlin – I 5 punti situazionisti sulla Berlino digitale

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Dal film “Stalker”

Dal film “Stalker”
Dal film “Stalker”

Siamo ad un anno zero, siamo figli di una crisi epocale, siamo già sulle macerie. Le macerie sono il nostro punto di partenza. Chi scopre le macerie ora scopre l’acqua calda. Le macerie sono là da un pezzo e potremmo parlarne per anni. Ma è uno spreco di tempo: qualsiasi nuova lacrima è per un mondo che è già stato perduto da chi ci ha preceduto.

Questo è un mondo quasi globalmente ad economia capitalistica. Le contraddizioni che ne conseguono sono strutturali al sistema e cambiano solo di intensità a seconda dei luoghi in cui ci troviamo. Mai fare l’errore di giudicare l’albero senza aver osservato la foresta dall’alto.

Il Piano Z

Negli ultimi tempi ho deciso di continuare a dedicarmi, per quanto potessi, a questo work in progress che vedo tutti i giorni da Berlino, a questa giungla-Internet di possibilità e feroci incongruenze in cui la nostra generazione è stata gettata dalla Storia. E qui non c’entra davvero solo Berlino, non c’entrano le App e i giochini, c’entra la riconversione digitale dell’industria del Novecento.

In questi mesi ho anche preso atto che le mie stesse parole, così come le uso tutti i giorni per il mio lavoro in azienda, possono essere messe anche al servizio di idee e gruppi di persone che scelgono di aiutarsi a vicenda nell’attuale kaos. E’ il caso di gruppi come digItaly, una realtà che si sforza di riunire le energie italiane qui a Berlino. Una realtà che si sforza di fare lobbying in un mondo in cui si stanno ancora assestando nuovi equilibri. Lobbying significa anche esclamare e trasmettere preferibilmente e soprattutto la propria forza. Uno sforzo, quello di digItaly, che fino ad oggi ho ritenuto di valore, soprattutto alla luce degli attuali riassetti geo-economici  europei (che io stesso vedo ogni giorno, lavorando attualmente a contatto con compagnie web multinazionali in cui, una volta al mese, i grandi capi si chiedono se valga davvero la pena avere piani economici per il nostro Paese).

Guardando al futuro prossimo, invece, a livello di scrittura e analisi personale, ho in mente di continuare a seguire alcune evoluzioni e cercare di capirne alcuni meccanismi, soprattutto quelli inesorabili dei successi o degli insuccessi in un’economia instabile come quella attuale, in un mercato che esprime sentenze di ogni tipo, al di là di molte previsioni e calcoli. Altra cosa che voglio fare (e su cui passo le notti) è cercare di capire realmente qualcosa su quali siano i contenuti profondi di questi anni zero della Internet Age. Cercare di cogliere qualcosa di non banale su come stiano cambiando le nostre coscienze, i nostri desideri, le nostre lotte, i nostri conflitti, le nostre percezioni del mondo in cui viviamo. Si tratta di una strada davvero non tracciata,  non potrebbe essere altrimenti. Su questa via, il lavoro digitale che faccio 9-10 ore ogni giorno per vivere (prima di tornare, prima o poi, a fare gioiosamente il cane randagio) mi è attualmente di grande aiuto. Mi è di aiuto soprattutto nei sui risvolti più crudi, perché mi richiama in continuazione ad un senso molto pratico delle cose che incontro. Questo annodamento di percorsi indisciplinati e di intenzioni di indagine teorico-pratica è il mio inquieto piano per il futuro prossimo. L’ho chiamato piano Z. E CYBERlin ne dovrebbe essere una parte.

Il piano B

Tuttavia sono spesso anche tormentato dal dubbio di aver sbagliato ad avere un approccio così di petto. Impulsivo e passionale. Ho scoperto che il mio piano Z non paga. E allora ho elaborato in tutta fretta anche un piano B. Perché? Perché ho capito che è poco conveniente che io cerchi di legare le parole a forme concrete ancora in definizione. Meglio dire una banalità chiaramente che esprimere ipotesi ancora non chiare. Come per i siti che vendono: l’importante è il traffico, l’importante è far trovare quello che la gente già cerca.

Per esempio, in merito alla descrizione della Berlino digitale, dovrei fare un salto al supermercato delle idee e scegliermi quella che credo funzioni meglio, al momento, come prodotto. Se prima al supermercato offrivano l’Hype della Berlino gran bella storia, avrei dovuto scegliere e sfruttare quello. Se ora al supermercato offrono l’Anti-Hype Berlino gran brutta storia devo riuscire ad usarlo prima degli altri, anche se dovessi fare una fila come se volessi l’iPhone 6. Perché l’Anti-Hype è l’ultima novità in uscita e se la uso per primo posso provare a beccarmi un po’ di visibilità. In quanto proto-pseudo-blogger il mio scopo, più che altro, dovrebbe essere quello di farmi un nome fine a se stesso, a prescindere da quello che vorrei dire o a prescindere da quello che io scelga di dire per muovere delle potenzialità verso una meta. Se scrivo online, l’importante è solo trovare qualcosa che sia vendibile al momento giusto. Secondo il mio piano B, dovrò essere abile nel trovare la mia opinione del mese, che deciderò di difendere ogni volta come se fosse la mia anima, giusto per sembrare credibile. E, in effetti, ci crederò, nella dimensione in cui credo fortissimamente di volermi imporre, a prescindere. La passione della mia ambizione sostituirà la mia passione per i fatti e le idee. Intanto Internet è un gran casino, basta saperci galleggiare e il gioco è fatto. 

Così, poi, un giorno, potrei impormi in qualche modo come influencer e usare questo patrimonio di minicelebrità dicendo tutto e il contrario di tutto, a seconda delle necessità. Potrei diventare un opinionista pagato per produrre opinioni, un piccolo produttore di opinioni personali e convincenti, sia che queste opinioni siano giuste, sbagliate o vattelapesca. Altro che copywriter, altro che scrittura creativa di contenuti commerciali, quella è roba onesta! Il mio marchio di garanzia potrebbe essere la mia capacità di influenzare tramite il mio nome, al di là del significato dei contenuti che lancio sul web. Insomma, dovrei riuscire a diventare un qualsiasi tizio giusto che le spara un po’ qua e un po’ là. Sono questi i motivi per cui ho elaborato il mio piano B. Io mi devo sforzare: i miei pensieri e ciò che scrivo devono diventare argilla malleabile al servizio della mia ambizione di visibilità personale.

Fanculo le questioni radicali, quelle che stanno alla radice delle cose. Fanculo la lingua come partecipazione ad una geometria di senso condivisa.

Ecco. Mosso dalla mia mera ambizione e dalla mia enorme capacità di autopromozione, ho quindi buttato giù 5 nuovi punti sulla Berlino digitale che siano alla moda con la moda dell’antimoda dell’hype dell’anti-hype del vattelapesca.

I 5 nuovi punti sulla Berlino digitale:

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Oh… cazzo… 

Non sono venuti tanto chiari questi 5 nuovi punti.

E ora che faccio? Che figura da incapace. Boh!

Ehm… Pazienti amici e lettori, mi scuso per il tempo che vi ho fatto perdere, davvero. Mi scuso ancora di più per il post così noiosamente personale e istrionico. Qualche riga più in su ci avevo creduto sul serio, però, a questo piano B. Comunque vi avrò fatto perdere una decina di minuti al massimo, non prendetevela. La prossima volta ricomincio a parlare di cose più concrete, che interessano un po’ tutti.

Come non detto, allora, ricomincio di petto dal piano Z, ok? Confido che, almeno, sarà più divertente…

Lorenzo su twitter

 

5 COMMENTS

  1. Caro Lorenzo,

    complimenti per il pezzo, che mette l’accento su zone d’ombra e di luce del mondo digitale indicando, adornianamente, il dominio senza nominarlo. “Dovrò essere abile nel trovare la mia opinione del mese, che deciderò di difendere ogni volta come se fosse la mia anima” credo che questa tua affermazione colga un significato profondo dell’industria culturale-virtuale che domina i nostri tempi. Essa impone agli utenti un’opinione o un’idea, presentandola come appetibile, e li convince di esserne gli originali generatori. La mia domanda è: se non sono gli utenti a generare le proprie opinioni (e su questo sono d’accordo con te), chi sta dietro di esse?

    • Ciao Riccardo! Credo ci siano diversi livelli di autenticità online, intensità molto eterogenee. In molti casi incide il mercato, ad esempio c’è un mercato del contenuto web. E’ una situazione che va anche bene ed è funzionale alla creazione competitiva. Ma di queste motivazioni stratturali bisogna cercare di essere coscienti il più possibile.

  2. Questo blog è proprio di un altro livello. Proprio il contrario del piano B, non trovo mai cose prevedibili, mi fa spesso pensare. Continua così!

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