CYBERlin – Sir Tim Berners Lee, a Berlino l’uomo che ha inventato il web

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Timecop, © Peter Hyams

L’uomo che ha inventato il web ora lotta perché resti libero

Top 5 delle parole di Berners Lee al Campus di Berlino:

1. No, non sono un genio. Però ammetto che quello del World Wide Web è stato un bel progetto che ha avuto un certo successo.

2. Il Web è nato 20 anni fa…certo che il tempo vola quando ti stai divertendo.

3. Tutta la faccenda dipende dal fatto che sono libero di collegarmi a chiunque in rete e senza essere spiato. Questa è la libertà che va difesa. A volte sono i governi ad impedirla, a volte delle compagnie, a volte tutti e due.

4. Se vi dicono di programmare un’app nativa, ditegli di no! E convincetegli che è meglio programmare una web app, accessibile a chiunque, universalmente.

5. Non distogliete lo sguardo da quello che sta accadendo, divertitevi nel creare, siete voi il futuro della Rete.

Timecop, © Peter Hyams

Ieri sera ad un party della Berlino startuppara ho scoperto che un sacco di gente che lavora nella web economy non sa chi sia Tim Berners Lee. E sono sicuro che invece tutti avrebbero saputo dirmi chi sia Mark Zuckerberg.

Questo mattina, sabato, nonostante il party di ieri sera, mi sono alzato per andare a vedere dal vivo l’intervento di Berners Lee al Campus. “Vado là e gli chiedo come si sente a non aver fatto soldi a palate con la sua invenzione”, ho pensato. Poi ho capito quanto era idiota la mia domanda appena ho visto Berners Lee salire sul palco, accolto da un applauso vero…un’accoglienza forte, ricca di un trasporto che raramente, in Europa e di questi tempi, si sente per qualcuno che ha quasi sessant’anni.

Tim Berners Lee è una persona che trasmette una certa educazione britannica, è un timido che sprizza un entusiasmo contagioso. Parla veloce, pronuncia come un nerd, a volte quasi balbetta. Ma parla sul serio, nel senso che si fa ascoltare. E non è roba da poco.

© AP

Libertà, accessibilità, universalità. Sconfiggere il divario digitale. Berners Lee non ha perso la sua insofferenza per i monopoli. E non ha perso l’amore per la sua grande creatura. Vuole che resti accessibile a tutti, invita i coder del futuro a non creare pezzi di web che non siano leggibili in tutte le lingue del mondo. Usa parole come tecnologia al servizio di umanità e del futuro, e lo fa senza incappare mai nella disgrazia della retorica.

E, soprattutto, Berners Lee ci dice oggi, ancora una volta, a cosa bisogna stare attenti. “Keep tracking on!” Il Mobile sta prendendo il sopravvento, e viaggia troppo spesso su applicazioni native, proprietarie, leggibili solo con specifici supporti. Il Mobile sta allontanando il contenuto digitale dal Web. Perché le applicazioni native, (quelle icone che ci sono su iPhone, Smartphone e compagnia bella) non hanno un indirizzo URL, non sono universalmente raggiungibili. E questo è male. Per la libertà del web, per l’esistenza stessa del WWW.

Che fare, allora? Ascoltate il consiglio di Sir Tim: diffondete le Web apps, le applicazioni per mobile raggiungibili via Web, quelle accessibili in qualsiasi modo e non solo con un certo telefono di una certa azienda. Un esempio concreto lo offre il sito web di una realtà non certo celebre per essere contro il business: sul mobile il Financial Times si muove con una Web app. Così deve funzionare, Lee dice di non aver creato il Web perché lo si possa recintare, così come un tempo disse che non esiste che una pagina Web sia leggibile solo con un certo browser. La lingua del Web deve restare universale.

Poi siamo tutti tornati sul pianeta terra quando il buon Tim si è astenuto da esprimere giudizi sulle ultime evoluzioni di Facebook (anche le apps?) e non ha toccato il problema del filtro e dell’organizzazione dell’accessibilità da parte dei motori di ricerca.

Anche se un accenno agli algoritmi può essere colto nell’ultima stoccata di Sir Tim, quella sulla privacy: non vogliamo un mondo in cui se cerchi informazioni online su una malattia, il giorno dopo ricevi una mail pubblicitaria da una casa farmaceutica per curarti quella stessa malattia.

Questioni importanti, in cui anche le potenzialità dell’economia digitale sono coinvolte in maniera molto eterogenea. Insomma, ora me ne sto qui con una bella botta di sonno…ma anche l’applauso conclusivo a Sir Berners Lee ha confermato che un sacco di gente lo ammira enormemente proprio perché non ha fatto una propria azienda, proprio perché ancora gironzola per il mondo e si infiamma con educato entusiasmo quando parla del destino della sua creatura a tripla W.

45 minuti sparati senza sosta, senza pausa. Arrivati alle domande, un ragazzo di neanche 20 anni si è alzato e ha chiesto “Sir, cosa ci sarà dopo il World Wide Web?

Risposta di Berners Lee: “Dopo la tecnologia creata dagli uomini credo ci sarà un giorno la tecnologia creata dalla tecnologia. Intelligenza Artificiale. Da ragazzo leggevo molta fantascienza, è utile per farsi delle idee sul futuro…”

Così ci ha salutato l’uomo che ha reso possibile che io scriva queste parole e che voi le leggiate.

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