PANEM ET CIRCENSES – Mangia come balli – al Carnevale delle Culture

Carnevale delle Culture. Colori, suoni, sfilate, balli, calca e caldo (per fortuna e finalmente), sole (ancora più per fortuna e ancor più finalmente), sorrisi, giovani, vecchi e bambini, folclori, costumi, uomini e donne – che non hanno nulla a che fare con Maria De Filippi, almeno spero. Birra, birra e ancora birra: tanta birra; ettolitri di succo di fragole a prezzi imbarazzanti, spritz improvvisati con “prosecco” dal tappo a vite (scusate ma non posso esimermi da virgolette e “p” minuscola). Pestelli imbrattati di lime e zucchero di canna che battono un tempo elettro-samba fatto di squeeeeze e frush-frush in una catena di montaggio etilica che prova a mascherare il Bra-ndeburgo da Bra-sile a colpi di mojito e caipirinha.

Carnevale delle Culture: suoni, colori, ma pochi sapori

Eppure, nonostante questo ammirevole tentativo, Berlino è Berlino, e in questo caso non lo dico per sottolineare e lodare (come ritengo sia giusto fare in moltissime altre occasioni) la sua universale multiculturalità, tema stesso della manifestazione, quanto piuttosto per evidenziare la sua “germanità” da cui scaturisce un paradosso: il Carnevale delle Culture non è anche un Carnevale delle Colture. Non fraintendetemi, non mi aspettavo Terra Madre, né un mercato ortofrutticolo, ma ciò che mi è saltato agli occhi nei quattro chilometri di parata è la monotonia dell’offerta alimentare; nel tripudio di colori, suoni, sfilate, balli eccetera eccetera; nella pluralità di volti, accenti, fisionomie, genti e nazioni, il profumo che avvolge le strade è uno solo: quello del grasso dei bratwurst/schweinsteak che sfrigola sulle griglie di stand superattrezzati o montate su poveri disgraziati carnevalescamente vestiti da uomini-monade del wurstel.


Carnevale delle Culture
Carnevale delle Culture
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Alla ricerca della cultura gastronomica

Ad eccezion fatta per l’ovvia presenza turca, rappresentata in quest’occasione da anonimi cous cous in porzione singola (per la gioia del Tyler Durden di Fight Club) e le stecche ricolme di pretzel bavaresi extralarge ma “mini-flavor” – passatemi il gioco di parole – non ho visto né odorato altro nell’aria. Pardon, c’erano un paio di bancarelle che facevano “tipische Französische Crêpes”, con la Nutella…

Dov’erano le tante Culture che popolano Berlino e che riempiono le strade di ristoranti italiani, spagnoli, messicani (per dovere di cronaca loro c’erano, ma grigliavano wurstel), thailandesi, koreani, cinesi, indiani, persiani…Sono sbarcato a Berlino da poche settimane, forse ci sono dinamiche che ancora mi sfuggono, ma possibile che al Carnevale delle Culture l’unica alternativa ad un wurstel o ad un borek fosse un “American Ice Cream”? E poi, cos’è un “American Ice Cream”?

Magister L.

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2 COMMENTS

    • Grazie Angela,
      come scritto nel post era la prima esperienza al Carnevale delle Culture (visto il recentissimo trasferimento a Berlino) e il pezzo verteva in effetti su ciò che ho incontrato sul percorso della parata di domenica. In ogni caso ci tengo a dire che la mia era una pura curiosità, scevra da ogni polemica. Purtroppo non farò più in tempo a sperimentare la Strassenfest per questa edizione, ma l’anno prossimo arriverò mooooolto più preparato.

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